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8 settembre 2021

 

Anche il 2021 è giunto alla data dell’8 settembre. Una data che rappresenta uno spartiacque nella storia dell’Italia e che riveste un particolare significato nella Memoria dell’ANEI.

Le celebrazioni che accompagnano il ricordo degli eventi legati al fatidico giorno del 1943 cadono in un anno ancora segnato dal flagello della pandemia, ma fortunatamente anche dal rimedio del vaccino, un anno che, purtroppo, ha portato diversi e gravi lutti alla nostra Associazione. Ci hanno lasciato due IMI ex Presidenti Nazionali, Max Giacomini e Raffaele Arcella, ma il ricordo di questo 8 settembre è legato anche alla recente e improvvisa scomparsa di Stefano Caccialupi, ex Segretario Nazionale.

La data dell’8 settembre 1943 rappresenta un momento di svolta decisivo per le vicende dell’Italia e per le sorti del secondo conflitto mondiale. L’annuncio, dato dal maresciallo Badoglio, alla radio, della firma dell’armistizio con gli anglo-americani, rappresentò il primo caso di capitolazione di un Paese europeo, che tra l’altro era il primo alleato della Germania nazista.

Tuttavia, pur indicando uno dei momenti più tragici della storia dell’Italia, che ebbe conseguenze gravissime per la popolazione e per il nostro esercito, segnò anche l’inizio del riscatto dal fascismo e dalla guerra di aggressione voluta da Mussolini.

Infatti, per opporsi all’occupazione nazista e al collaborazionismo della Repubblica sociale, prese vita la Resistenza. Alla lotta dei partigiani in armi si accompagnò quella, condotta senz’armi, degli Internati Militari Italiani nei Lager nazisti.

La firma dell’armistizio era avvenuta il 3 settembre a Cassibile, in provincia di Siracusa, ma, non decidendosi Badoglio a darne l’annuncio per timore della reazione tedesca, Eisenhower lo precedette, circa di un’ora, da radio Algeri, costringendo il maresciallo alla proclamazione dell’8 settembre.

In realtà l’armistizio stava ad indicare la resa incondizionata dell’Italia, le cui sorti Mussolini aveva voluto legare indissolubilmente a quelle della Germania con il patto d’acciaio del 22 maggio 1939. Badoglio, succeduto al duce il 25 aprile del 1943, non aveva saputo rigettare l’alleanza e ora abbandonava l’Italia e l’esercito alla reazione tedesca fuggendo a Brindisi con il re la notte stessa della proclamazione.

Le vaghe e tardive disposizioni delle Memorie 44 e 45 e dei contraddittori Promemoria 1 e 2, subordinati all’iniziativa tedesca, denunciavano l’inettitudine del comando supremo e lasciavano allo sbando i nostri soldati, ormai dominati dalla stanchezza della guerra e dal desiderio di pace. Ciononostante, vi furono diversi episodi di valorosa resistenza all’aggressione delle truppe tedesche, preavvisate e organizzate per l’arresto dei militari italiani (circa 800.000 finirono nei Lager), rimasti invece totalmente all’oscuro delle trattative di resa. Reazioni isolate, destinate inevitabilmente all’insuccesso e al sacrificio. Valga per tutte quella di Cefalonia, drammatico esempio della feroce rappresaglia tedesca.

L’ANEI ricorda la data dell’8 settembre come l’inizio del calvario degli IMI, tradotti, dopo la cattura, nei campi di concentramento, per mezzo dei carri bestiame.

L’inizio del lavoro coatto, dei morsi della fame, del tormento del freddo, dei soprusi, della violenza frutto del disprezzo della dignità umana.

L’inizio di quel cammino infernale che portò alla morte cinquantamila internati militari che terminarono nei Lager la loro giovane esistenza.

Ma anche, e soprattutto, l’incipit della loro Resistenza espressa con il diniego a collaborare con fascisti e nazisti, ricusando la guerra (e maturando nel tempo il rifiuto dell’ideologia che l’aveva voluta), attuando una scelta che spalancava un baratro di sofferenze e di incertezze sulla propria sorte, ma che esprimeva il coraggio di affermare la propria dignità di uomini e di militari che restavano fedeli al giuramento prestato.

Con profonda tristezza e commozione ho appreso che Stefano Caccialupi già Segretario Generale ANEI ci ha lasciato dopo una breve malattia.

La sua presenza nell’ANEI è stata un costante impegno di dirigente per far conoscere e fare Memoria della storia resistenziale degliMI.

Lascia sicuramente, un vuoto profondissimo per la Sua grande sapienza, per la passione e per l’intelligenza politica e culturale.

Un esempio per tutti noi, un Uomo, che lascia un vuoto incolmabile, ma anche un ricordo indelebile.

 

            Orlando Materassi


Presidente Nazionale

 
 

 

BUON VIAGGIO GINO STRADA…

Morto improvvisamente a Rouen, all’età di 73 anni, il 13 agosto 2021

 

 

“Ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.”

 

Gino Strada

La notizia della scomparsa di Gino Strada è arrivata all’improvviso e inaspettata.

È stata una delle figure più importanti di questo periodo storico: ha trascorso la sua vita sempre dalla parte degli ultimi, operando con professionalità, coraggio e umanità nelle zone più difficili del mondo. Ha ispirato il lavoro di moltissime persone che ogni giorno si battono per il bene comune dedicando la vita a coloro che soffrono. Si è sempre impegnato, in maniera appassionata, per un mondo migliore, scegliendo di stare dalla parte dei più deboli e rischiando in prima persona.        

Resterà indelebile il ricordo del suo impegno incessante, del suo grande lavoro in seno ad Emergency, l’Associazione indipendente e neutrale, da lui fondata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà, promuovendo una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

L’ANEI tutta si stringe alla famiglia in questo momento di grandissimo dolore, facendo proprio un passaggio significativo di Gino:

“Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra. Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti. Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia”

                                                                                                                                                                  La Presidenza ANEI

 

 

ONORIFICENZA BASILIO POMPEI

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito, motu proprio, l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” a Basilio Pompei, ex Internato Militare Italiano.

Basilio Pompei è nato nel 1917 e vive a Pontassieve (FI); durante la Seconda guerra mondiale fu inviato con il suo reggimento nell’Egeo, sull’isola di Coo allora possedimento italiano, e poi in Albania. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 venne catturato a Durazzo, sul fronte albanese, e venne deportato prima a Biala Podlaska, in Polonia, poi a Görlitz, al confine tra la Polonia e la Germania, successivamente a Sagan (Polonia), a Reichenbach e infine a Ratisbona, nel sottocampo del KZ di Flossenbürg.

Basilio Pompei scelse di dire NO alla neonata RSI di Mussolini e al Terzo Reich di Hitler, preferendo l’internamento nei campi di prigionia nazisti. Un NO ripetuto più volte nei vari Lager dove venne internato, un NO importante, una scelta antifascista di un ragazzo, all’epoca, cresciuto ed educato sotto la dittatura.

La sua è stata una scelta di coraggio, di fedeltà ai valori di libertà e democrazia a cui la sua vita si è ispirata. Il messaggio e l’insegnamento di Basilio Pompei, l’eredità spirituale e morale della sua Resistenza insieme a quella degli altri 650.000 IMI, vive nella nostra Costituzione, in quello spirito costituente che rappresentò il principale motore della rinascita dell’Italia e che seppe unire gli italiani, al di là delle appartenenze, nella convinzione che soltanto insieme si sarebbe potuta affrontare la condizione di estrema difficoltà nella quale il Paese era precipitato.

La sua costante presenza nelle scuole, incontrando centinaia di giovani, ha fatto conoscere la storia e il valore della scelta degli IMI alle nuove generazioni che sono sempre più distanti dalla storia della prima metà del secolo scorso.

La consegna del riconoscimento dalle mani del Prefetto di Firenze Alessandra Guidi, alla presenza dei Presidenti nazionali dell’ANEI Orlando Materassi e dell’ANRP Enzo Orlanducci, si terrà il 29 giugno p.v. alle ore 11:00 presso la RSA “Villa San Biagio” di Dicomano, in provincia di Firenze, dove è attualmente residente Basilio Pompei.

 

“Todi, equiparazione Foibe-Shoah, protocolli con l’Unione degli Istriani sono inaccettabili!”

 

La Costituzione va rispettata e applicata senza alcuna eccezione.

Invece avvengono sempre più frequentemente episodi di lassismo istituzionale, di nostalgia verso un passato morto e sepolto, persino di negazione della storia, assolutamente inaccettabili.

Alcuni recenti esempi:

  • In Senato è stata calendarizzata la discussione sul disegno di legge Ciriani (Fratelli d’Italia) “Modifica all’articolo 604-bis del Codice penale in materia di negazione, minimizzazione in modo grave o apologia dei massacri delle Foibe”, che prevede una generica e inaccettabile equiparazione, di fatto, tra la tragedia delle Foibe e la Shoah.
  • A Todi il sedicente festival del libro, targato CasaPound – il cui responsabile dell’Ufficio Stampa, giornalista di “Primato Nazionale”, parla di “questa fantomatica ‘Costituzione fondata sull’antifascismo’, che esiste soltanto nelle menti degli antifascisti” – è incredibilmente patrocinato dal Comune e dalla Assemblea legislativa della Regione Umbria.
  • Diversi Comuni, fra cui Cinisello Balsamo, hanno siglato protocolli d’intesa riguardanti la formazione dei giovani con l’associazione Unione degli Istriani, che non fa parte della Federazione degli esuli giuliano-dalmati, e che si caratterizza per non riconoscere i confini stabiliti dopo la Guerra tra Italia e Jugoslavia, suggerire testi di personalità fasciste, compresi criminali di guerra, dileggiare e rinnegare il 25 Aprile.

Tutto ciò è intollerabile.

I rappresentanti delle Istituzioni repubblicane hanno il dovere politico e morale di rammentare e testimoniare che la nostra è una Repubblica democratica nata dalla Resistenza e dall’Antifascismo. Pertanto, invitiamo con la massima fermezza Parlamento, Regioni ed Enti locali ad una rigorosa e inflessibile affermazione dei valori e dei principi costituzionali.

 

         16 giugno 2021

 

 

Il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza:

ANPI, AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPC, ANPPIA, ANRP, FIAP, FIVL

 

2 Giugno

FESTA DELLA REPUBBLICA

 

Celebriamo la nascita della

Repubblica italiana che il 2 giugno 1946, dopo un’estenuante guerra e una lunga dittatura, simboleggia la piena vittoria di una scelta antifascista.

I nostri Internati Militari Italiani hanno contribuito a questo risultato, hanno scelto volontariamente il Lager opponendosi con una Resistenza senza armi alla dittatura di Hitler e di Mussolini.

Umberto Terracini, che era stato presidente dell’Assemblea Costituente, affermava che la Costituzione rappresenta un “patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano”: e lui sapeva bene al termine di quali accese dialettiche, in seno alla Costituente, la Costituzione fosse stata scritta; ma esprimeva con le sue parole il carattere costruttivo di quelle dialettiche, la convinzione che provenissero dal sincero desiderio di costruire la pace, una pace che fosse in primo luogo pace sociale, patto di convivenza armoniosa, e rispettosa di ogni diversità.

 Fu infatti questo un risultato così grande e una conquista così importante per la storia d’Italia che i Padri costituenti lo vollero consolidare fermamente nella Carta costituzionale introducendo l’ultimo articolo, il 139°, il quale recita che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione.

È quindi Festa della Repubblica, ma soprattutto Festa della Democrazia, che ha portato in dote il voto esteso a tutti senza distinzione di censo, genere, razza, e l’ANEI sottolinea fortemente questo grande valore.

La nascita della Repubblica, nel 1946, segnava anch’essa un nuovo inizio, superando divisioni che avevano lacerato il Paese, per fare della Repubblica la casa di tutti, sulla base dei valori di libertà, pace e democrazia.

La nostra Costituzione ci dice dunque che dobbiamo AGIRE, che la democrazia la si costruisce e la si tiene viva giorno per giorno, con le nostre scelte quotidiane; non è un precetto che ci viene dall’esterno; la democrazia non è soltanto un modo di convivere, non è una formula politica, ma è in primo luogo un VALORE, che dobbiamo trovare e coltivare dentro di noi, e che dobbiamo tradurre nelle nostre azioni.

Dobbiamo essere non solo portatori di parole, ma testimoni di quei valori: la libertà va coniugata con la solidarietà e con il bene comune.

Con queste parole auguro a tutti una buona festa della Repubblica!

Orlando Materassi

Presidente Nazionale ANEI

 

 

ORLANDO MATERASSI CONSULENTE STORICO/SCIENTIFICO

DELLA COLLANA LE NOSTRE GUERRE

Dal mese di aprile il direttore della collana “Le Nostre Guerre”, Silvia Pascale ha deciso di avvalersi della consulenza storico/scientifica di una persona di rilievo nel panorama delle tematiche della Memoria, del Ricordo e della Riconciliazione.

Orlando Materassi da molti anni si dedica a questa pagina di storia contemporanea, mettendo il suo impegno a servizio di quanti abbiano avuto un familiare deportato come IMI. La scelta di Silvia è stata molto facile dal momento che da un anno lavora quotidianamente con Orlando. Ma questo punto poteva non essere così determinante. La decisione è nata dopo aver lavorato insieme a un volume e dopo aver quindi apprezzato nello specifico dell’attività di scrittura, ricerca e revisione non solo le competenze di Orlando, che erano ovviamente palesi, ma anche la sintonia lavorativa e il comune sentire per quanto riguarda le tematiche affrontate. Orlando ha al suo attivo un importante curriculum che spazia dall’attività politica, amministrativa e sociale, nonché associativa. Inoltre, collabora con importanti centri di documentazione storica in Germania da molti anni e si è sempre occupato di progetti educativi in Istituti di ogni ordine e grado.

Ecco allora una rapida presentazione di Orlando attraverso qualche domanda inerente la sua attività.

Perché ha deciso di dedicarsi a questo tema, particolarmente ostico e dimenticato nel panorama storiografico italiano?

Ho iniziato dopo la morte di mio padre e dopo il viaggio fatto in Germania e la nascita di un rapporto di collaborazione e di amicizia anche con le istituzioni e alcuni Centri di Documentazione della Germania nonché con le istituzioni locali e con la Regione Toscana per far conoscere il dramma, la storia e la scelta degli Internati Militari Italiani. Un’iniziativa personale che poi è diventata pubblica appunto per i rapporti avuti con le istituzioni sia in Germania sia in Italia.

Qual è l’aspetto più importante da tenere presente per chi si approccia alla storia contemporanea, in particolar modo per chi vuole dedicarsi alla scrittura di questo periodo storico?

Indubbiamente essere figlio di Internato Militare mi impegna non soltanto a raccontare la storia di Elio, mio padre, ma anche a essere formatore verso le nuove generazioni perché poi esse stesse diventino candele di memoria. È importante non solo ricordare, ma anche scrivere perché poi le pubblicazioni rimangono testimonianze, sia testimonianze dirette che indirette di quel periodo. È una storia che a pieno titolo si colloca all’interno del secondo Risorgimento quali furono le plurali Resistenze per abbattere e per sconfiggere il fascismo e per dare vita a una nuova Italia.

Qual è il suo lavoro, quali le sue attività per testimoniare e disseminare la storia degli IMI?

Quotidianamente svolgo una serie di attività e di impegni riguardo al lavoro associativo avendo l’onore e l’onere di presiedere l’ANEI, l’Associazione Nazionale ex Internati nei Lager nazisti, a livello nazionale, un arduo compito avendo la responsabilità di essere il primo presidente che non è stato internato, avendo ben presente nella coscienza di cosa voglia dire dirigere un’associazione che fa Ricordo e Memoria. La seconda attività è quella di collaborare con la professoressa Silvia Pascale, che ci vede impegnati in varie iniziative, quali possono essere presentazioni di volumi, convegni, seminari, progetti e percorsi all’interno degli istituti scolastici. Anche perché vi è la necessità di far conoscere una storia non presente nei testi scolastici.

Secondo lei come deve essere l’approccio a tematiche così delicate, oserei dire sensibili nel senso antico del termine, nei riguardi del pubblico?

Credo prima di tutto riuscire a far conoscere la storia, in particolare quel periodo storico le motivazioni che favorirono la nascita del fascismo, cosa fu il fascismo, cosa furono le guerre di invasione da parte dell’Italia iniziando dalle conquiste coloniali e poi dopo la dichiarazione di guerra del 40 con l’invasione della Francia meridionale e dall’altra parte quello che accadeva nei Balcani e successivamente la conquista della Grecia. Conoscere quelle che furono responsabilità anche politiche della casa reale. Conoscere il contesto storico più ampio di quello che era diventata l’Europa dopo la nascita del nazismo e la presa di potere di Hitler e dell’alleanza tra Italia e Germania. Quindi occorre sempre più ricordare, fare memoria storica, sia nel contesto educativo con percorsi scolastici (oltretutto questa storia viene appena approcciata e per esempio i militari deportati non li troviamo nei testi) dall’altra parte perché quel periodo storico non sia gettato nell’oblio: quella storia orribile che causò milioni e milioni di vittime non solo tra i soldati, ma anche tra i civili. Occorre ricordare che da quelle macerie è nata l’Italia repubblicana e antifascista. Quella drammatica “lezione” a livello europeo ha fatto sentire la necessità di costruire un’Europa sia politica che finanziaria che accomuni tutte le nazioni del continente.

Cosa la lega alla Ciesse Edizioni? Perché questa scelta?

Sicuramente alla Ciesse Edizioni mi lega un certo tipo di collaborazione iniziato un anno fa attraverso la richiesta di scrittura di alcuni saggi e di alcune prefazioni, una collaborazione che si è andata sempre più intensificando e ha portato alla pubblicazione di un volume scritto a quattro mani con Silvia Pascale. Mi piace dare continuità a questa scelta. Ho visto in questo gruppo la volontà di lavorare sulla storia con l’idea di raccontare, in particolare attraverso le testimonianze. A riguardo vorrei ringraziare il direttore di collana professoressa Silvia Pascale per avermi dato questa possibilità che ho accettato ben volentieri e ringrazio l’editore di avermi accolto all’interno di questa bella famiglia.

Progetti futuri, oltre ovviamente a questa nuova responsabilità?

Sono i progetti che mi vedono partecipe in collaborazione con il direttore di collana avviata ormai da tempo. Sono progetti legati al Ricordo e alla Memoria degli Internati Militari, con l’idea e l’impegno di dar vita a nuove pubblicazioni non solo per adulti, ma anche per l’infanzia. Con Silvia ci accomuna un percorso di rapporti con la Germania, non solo di Memoria, ma anche di Riconciliazione. Attraverso le ultime ricerche fatte proprio da Silvia Pascale, vi sarà la necessità di essere presenti anche in Polonia e nei luoghi vicino a Stettino, per meeting di lavoro con storici e autorità locali quali il sindaco per realizzare quanto prima un museo dedicato agli Internati Militari italiani che lì sono stati prigionieri nel campo II B di Hammerstein, ora Czarne.

 

 

25 aprile 1945 – 25 aprile 2021

 

 

A distanza di settantasei anni dal giorno della Liberazione d’Italia, è doveroso rivolgere un sentito omaggio e ringraziamento alle donne e agli uomini che lottarono perché un futuro migliore potesse essere possibile. Quel futuro che loro sognavano, fatto di democrazia e libertà, è il nostro.

Ricordare il 25 aprile 1945 vuol dire anzitutto fare Memoria della Resistenza nel suo significato più profondo e non può e non deve essere ridotta solo alla celebrazione, non può essere vissuta solo come una ricorrenza: il 25 aprile è il giorno in cui ricordiamo che le nostre radici sono state fondate da uomini e donne che combatterono per la loro e per la nostra libertà.

La Resistenza fu un movimento plurale all’interno del quale si inserisce la Scelta degli Internati Militari Italiani. Il loro NO al nazifascismo li condannò alla deportazione nei Lager del Terzo Reich per 20 lunghi mesi.

La loro battaglia senza armi fu una lotta di idealità e di coraggio per sconfiggere il nazismo e il fascismo. Il loro sacrificio si unisce idealmente a quanti combatterono nelle diverse Resistenze per liberare l’Italia e l’Europa dalle dittature.

Per questo noi dobbiamo rimanere fedeli, ogni giorno, al cuore pulsante della Resistenza, che è se stessa solo se si mantiene plurale e proiettata verso il futuro, verso la creazione del nuovo, in un contesto internazionale di pace, di giustizia, di libertà, di solidarietà.

Perché allargare gli orizzonti non significa perdersi, ma ritrovarsi insieme a tantissimi altri che in paesi diversi combatterono un’eguale battaglia per aprire prospettive di pace e di progresso che solo un’Europa libera, solidale e ricca delle sue diverse culture, può garantire.

In noi rivive quotidianamente il senso della loro lotta, in noi è passata la loro anima. In noi sopravvivono le loro opere e la loro missione. In noi, per queste ragioni, devono continuare a vivere i loro ideali.

A 76 anni dalla Liberazione, mentre i testimoni se ne stanno andando, è giusto salvarne la Memoria e raccontare ai giovani cos’è stata davvero la Resistenza e di quale forza morale sono stati capaci i nostri padri.

Viva la pace, viva la libertà e Buon 25 Aprile a tutti.

 

Il Presidente Nazionale

Orlando Materassi

Roma 23 -24 marzo 1944

 

 

Ogni anno, queste due date: l’attentato di via Rasella e la successiva rappresaglia, aprono una ferita mai totalmente risanata.

 

 “Verso il 18 marzo una colonna di SS cominciò a transitare per Via Rasella due volte al dì. Passavano in un senso la mattina alle 6.00 e tornavano nell’altro verso alle 15.00, cantavano una triste canzone ma marciavano così ordinatamente che sembrava di assistere ad una parata, armati fino ai denti, chiudeva la colonna un carrettino a mano con due mitragliatrici ed un cannoncino.

… Era una preoccupante ostentazione di forza … una sfida alla resistenza romana…

 

 Il giorno 23 marzo alle ore 15.00 circa, due secche e tremende esplosioni. La solita colonna era passata e mentre la testa era già all’incrocio con Via delle Quattro Fontane, sulla coda erano state gettate due bombe che avevano ucciso 32 uomini.

Dopo un attimo di silenzio cominciò una fitta sparatoria. I tedeschi sparavano sulle finestre, nelle case, sfondavano con bombe a mano portoni, entravano e fucilavano sul posto gli uomini che trovavano. Una donna fu uccisa da un colpo di mitraglia, penetrato attraverso una persiana. Tutto ciò durò fino alle 18,30 quando, le abitazione lungo la strada furono invase da molti tedeschi e da alcuni italiani che, con i fucili spianati, cominciarono le perquisizioni e i rastrellamenti.

Dalla colonna tedesca morti e brandelli di morti e sangue lungo la strada.

 Alle proteste di innocenza dei rastrellati, un rinnegato italiano disse: “Tutti su! Buoni e cattivi! Paga il giusto per il peccatore!”

(Brano estratto da: lettera allo zio Salvatore Fornari scritta da Dino Terracina il 5 giugno 1944, in archivio privato della famiglia Terracina).

                                                                      * * *

I rastrellati di via Rasella rientrarono poi a casa tutti tranne dieci, trattenuti per pulire i locali del Ministero dell’Interno dove erano stati portati, ma le cui famiglie riceveranno dopo giorni le famose cartoline che annunziavano la morte avvenuta il 24 marzo.

Il colonnello Kappler è incaricato della rappresaglia, che viene stabilita nel rapporto di 10 a 1, e che deve essere fatta al più presto, entro 24 ore (i tedeschi non vogliono ricercare gli autori dell’attacco ma terrorizzare la città, la notizia dell’esecuzione sarà diffusa il 25 marzo a ordine già eseguito).

I fucilandi sono presi da Via Tasso e da Regina Coeli: resistenti che erano in carcere, ebrei, residenti di via Rasella, 26 giovani non ancora maggiorenni, uno di appena 14 anni.

Poiché, nel frattempo, muore un altro tedesco, Herbert Kappler di sua volontà, aggiunge alla lista altri 10 uomini e nella fretta, ancora cinque, per errore.

 

La sola preoccupazione del colonnello è ora di trovare una camera mortuaria naturale che funga insieme da luogo di esecuzione e di interramento.

La scelta cade su una vecchia cava di pozzolana detta anche fosse ardeatine.

 

Le fucilazioni si svolgono dalle 17 alle 19,30 secondo la testimonianza del salesiano padre Valentini, che, essendo la casa salesiana vicino alla cava, sente gli spari. Kappler, nel corso del processo dichiara.” Dissi che per la ristrettezza del tempo si sarebbe dovuto sparare un sol colpo al cervelletto di ogni vittima a distanza ravvicinata per rendere sicuro questo colpo, ma senza toccare la nuca con la bocca dell’arma”.

Di cinque in cinque per un totale di 335 persone cadono l’uno ucciso sul corpo di un altro.

 

Gli ebrei furono trovati ammucchiati tutti da una parte, anche nella morte si pensò di separarli dagli ariani.

Poi Kappler deve preoccuparsi di occultare i corpi. Al processo dirà che scartò la soluzione di bruciarli per non offendere lo spirito religioso del popolo romano. Fa brillare ripetutamente delle mine la sera stessa e le successive fino al 1° aprile, questo per ostruire l’ingresso della galleria e impedirne l’accesso e la vista.

Ma diverse persone si sono già recate sul posto, quando l’accesso non è ancora del tutto ostruito, richiamate dal terribile odore di morte, i primi a farlo sono due padri salesiani, della vicina Casa Salesiana e che manderanno in Vaticano due terribili relazioni su quanto videro.

Durante l’esecuzione, don Pietro Pappagallo, anche lui tra coloro che dovevano essere fucilati, liberandosi con uno sforzo sovrumano le mani legate dietro la schiena, avrebbe impartito a tutti una preghiera e la benedizione cristiana, a tutti, che fossero ebrei, atei, comunisti, massoni, una benedizione accolta nel significato più universale.

Quando gli Alleati liberarono Roma, si presentò il problema di dare una sepoltura a quei corpi, il luogo era già diventato meta di un pellegrinaggio e di un culto popolare che li aveva assimilati ai martiri cristiani delle vicine catacombe di San Callisto.

 

In un primo momento si è pensato ad una sepoltura comune, lasciare i corpi là dove erano e sopra costruirci un monumento. Ma questo avrebbe impedito per sempre il riconoscimento di ognuno e le famiglie si ribellano, non ci stanno, si forma un comitato di donne che convince il medico Attilio Ascarelli ad accettare l’impresa di esumare i corpi mentre a loro è affidato il riconoscimento dei loro uomini.

 

Nel 1949, nell’anniversario del 24 marzo, con una celerità straordinaria, è inaugurato il monumento funerario, assai diverso dagli altri monumenti funebri. Non c’è un prato verde sereno con lapidi o croci di marmo, ci sono 335 bare di cemento non interrate, allineate, ciascuna con un numero e un nome, in un ambiente oscuro e sopra, come soffitto, una grande lastra pesante anche questa di cemento che incombe e comunica un senso di fortissima angoscia.

Chi ci va, anche se estraneo, non può non interrogarsi e sostare sgomento…

 

                                                                                                                                                                             Anna Maria Casavola

                                                                                                                                                                             Anna Maria Sambuco

 

 
 

   

25 marzo: Giornata dedicata a Dante

Il 25 marzo è il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
La data è quella che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, e sarà l’occasione per ricordare in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante, con tante iniziative, anche on line, organizzate dalle scuole, dagli studenti e dalle istituzioni culturali.
L’edizione del 2021 è anche più significativa perché avviene nel settecentesimo anniversario della sua morte. Dante è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il paese in questo momento difficile, condividendo versi che possono aiutarci “a riveder le stelle “.
L’appuntamento è per le 12 di giovedì 25 marzo, orario in cui siamo tutti chiamati a leggere Dante e a riscoprire i versi della Commedia. Il ministro dell’Istruzione inviterà docenti e studenti a farlo durante le lezioni a distanza, ma la richiesta è rivolta a ciascun cittadino.
“Noi dei Lager” rivolge lo stesso invito a tutti lettori e soci Anei, ricordando come per gli internati il riferimento a Dante sia stato molto presente, rappresentando una sfida ai carcerieri e una iniezione di coraggio e di italianità “L’esilio che m’è dato onor mi tegno”.
“Qualcuno aveva scritto questo verso di Dante Alighieri sotto un ritratto del poeta a Deblin in Polonia e tutti – scrive Vittorio Emanuele Giuntella – lo ripetevamo compiacendoci perché anche noi, infatti, come il fierissimo fiorentino, avevamo preferito l’esilio a un disonorante ritorno in patria.

Anna Maria Casavola e la redazione di Noi dei Lager

GIORNO DEL RICORDO

 

Con la Legge del 30 marzo 2004, n. 92, la Repubblica Italiana riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati.

Questa legge ha lo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Quella delle foibe è una pagina drammatica della nostra storia, che riguarda oltre 16 mila infoibati e 350 mila profughi, rimasta per molti anni in ombra. Oggi, grazie ad una rinnovata maturità analitica, si vogliono interrogare i fatti, per ricostruire quanto accaduto, ma anche per conservare e rinnovare il ricordo di un evento doloroso che non riguarda solamente coloro che lo vissero in prima persona, ma che appartiene alla memoria collettiva.

 

27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2021

 

“In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.”

 

Così recita l’articolo 2 della Legge 20 luglio 2000, n. 211 che ha istituito il “Giorno della Memoria” nel 2000.

Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio, data scelta simbolicamente perché l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio di Auschwitz dai nazisti. Al di là di quel cancello, oltre la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà.

Anche noi come ANEI ricordiamo insieme a tutte le vittime della persecuzione i nostri Internati Militari Italiani, deportati nei Lager nazisti, sottoposti a fame, freddo e violenze per aver detto NO al nazifascismo.

Avrebbero, comunque, potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica Sociale Italiana.

650.000 di loro risposero NO, un NO ripetuto più volte, e fecero della loro scelta, seppur con motivazioni diverse, il rifiuto di ogni tipo di collaborazione con nazisti e fascisti.

Dunque, una scelta antifascista, di una generazione di uomini nati e vissuti sotto il regime, educati al “credere, obbedire e combattere”, che ebbero il Coraggio di rifiutare la libertà e dare inizio ad una battaglia senza armi per venti lunghi mesi, nei Lager nazisti della Germania e della Polonia, dove sperimentarono sulla loro pelle il nuovo ordine nazifascista.

Scelsero di stare dalla parte della dignità e del rispetto della persona che quelle ideologie avevano negato.

La loro Resistenza li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo.

Resistettero alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, fino al termine del secondo conflitto mondiale, rifiutando di proseguire una ingiusta guerra di aggressione.

50.000 di loro non fecero ritorno a casa.

L’uno dopo l’altro scompaiono i testimoni-vittime della tragedia: figli, parenti, amici raccolgono le ultime briciole di racconto di un vissuto difficile da narrare che rinnova sempre il dolore.

Allora il senso e la portata della Giornata della Memoria va rinnovata ogni anno, non solo e non tanto per trasmettere il testimone alle nuove generazioni, ma prima ancora come terapia per una società malata di amnesia, in preda all’incapacità di conservare memoria di ciò che è stato e, quindi, di discernere ciò che accade e di intuire ciò che avverrà.

Come scriveva Alessandro Natta:

Bisogna non dimenticare, bisogna conoscere, studiare il nostro passato, tutto. Vedete, non c’è una trasmissione “naturale” di generazione in generazione del patrimonio storico, e la verità si trasmette e resiste se è alimentata e difesa, se diventa cultura, costume civile e morale di un popolo, altrimenti può trovar credito lo storico cialtrone e fazioso che dichiara che lo sterminio, l’Olocausto degli ebrei è una invenzione, e può confondere le idee il politico furbastro che, se non ripete più che Mussolini è stato il più grande statista del secolo, lascia intendere che in definitiva non era del tutto male.

La coscienza critica del passato è essenziale.

Diffidate di chi invita a mettere una pietra sopra. I popoli che non ricordano sono destinati a ripetere anche gli errori, anche gli orrori.

La memoria se praticata con questa modalità diventa allora il luogo dell’indispensabile discernimento, l’esercizio in cui il passato, anche se amaro, diventa nutrimento per il futuro. 

È fondamentale far conoscere cosa fu l’internamento dei nostri militari, perché il sacrificio degli IMI è parte di quella storia della nostra Patria che ha dato vita alla Costituzione i cui valori di pace, democrazia, libertà, solidarietà sono il frutto della lotta di quanti lottarono e donarono la propria vita per offrirci una prospettiva di un futuro migliore.

 Quei valori che noi oggi conserviamo e che ci impegniamo a difendere con le armi della democrazia e del sentimento di umanità che non deve mai venire meno come sancito nella Carta Costituzionale Repubblicana e Antifascista.

                                                                                                                               

             

                                                                                                                                              Presidente Nazionale ANEI

                                                                                                                                                      Orlando Materassi

 

 

L’AVV. RAFFAELE ARCELLA, PRESIDENTE ONORARIO ANEI, CI HA LASCIATO

 

 

Con profonda tristezza e commozione apprendo che l’avv. Raffaele Arcella Presidente Onorario di ANEI ci ha lasciato.

Desidero ricordare la sua importante figura di Presidente ANEI e di Internato Militare Italiano: ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale ed è stato uno dei 650.000 militari italiani fatti prigionieri dagli ex alleati dopo l’8 settembre 1943 e rinchiuso nei campi di concentramento di Sandbostel, Beniaminowo, e Wietzendorf per aver tenuto fede al Giuramento e rifiutato di aderire alla Wehrmacht tedesca e alla Repubblica di Salò.

Tra le tante onorificenze che gli sono state riconosciute, si menzionano il grado di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica, l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica di Germania e il Premio Internazionale Mediterraneo Memoriale 2013.

Un importante traguardo di vita e carriera, dedicate alla professione e al ruolo di testimone della storia, per “non dimenticare”. Per tutta la Sua vita ha infatti testimoniato la storia degli IMI e la scelta del NO al nazifascismo. 

Resterò sempre grato del suo convinto assenso per venisse cambiato lo Statuto ANEI per poter oggi ricoprire la carica di Presidente Nazionale: grazie a lui è stato possibile procedere alla revisione dello Statuto  e far partecipare alla vita dell’associazione anche i figli di IMI e qualsiasi persona di fede antifascista.

Lascia sicuramente, un vuoto profondissimo per la Sua grande sapienza, per la passione e per l’intelligenza politica e culturale.

Un esempio per tutti noi, un Uomo, e un Presidente in particolare, che lascia un vuoto incolmabile, ma anche un ricordo indelebile.

Alla moglie e alla famiglia tutta, esprimo sentite condoglianze

                                                                                               

                                                                                                                                                                                   Orlando Materassi

                                                                                                                                                                            Presidente Nazionale ANEI

 

Elogio della stupidità

 

Ci perdoni il buon Erasmo da Rotterdam[1], a cui tanto deve la cultura occidentale, se parafrasiamo il titolo del suo celebre scritto per intervenire, con intento polemico e in chiave ossimorica, al dibattito suscitato dalla comparsa sui social network (termine ormai da maneggiare con cura per la sua pericolosità) di feroci e offensive critiche rivolte a Basilio Pompei, nostro IMI di centotré anni vaccinato contro il Covid, secondo le disposizioni governative, in quanto ospite di una Rsa toscana.

Certo, come non essere d’accordo con chi dimostra tanta umanità e tanta saggezza da affermare che non si può «far morire i quarantenni e vaccinare i centenari» e non possiamo che apprezzare l’intervento dei solleciti detrattori, perché gli insulti a Basilio Pompei gli hanno restituito quel clima che lo aveva temprato da giovane fortificandolo a tal punto da permettergli di spostarsi in auto agevolmente e con ammirevole perizia, persino oltre la soglia dei suoi cent’anni.

Rischiava il buon Basilio di adagiarsi nel torpore di una società che lui aveva contribuito a costruire e che aveva fatto della difesa dei diritti umani e del rispetto del prossimo la sua bandiera, dimenticandosi del frizzante clima del Lager e del lavoro coatto, in cui l’urlo e le botte dei sorveglianti non permettevano di distrarsi e di non rendere al massimo. Certo l’efficienza innanzitutto, la stessa che evidentemente stimola gli odiatori che dietro il paravento dell’anonimato si impegnano per fare del fenomeno mediatico un’arena della calunnia e dell’insulto, proprio per ricreare quell’ambiente di feroce disprezzo della dignità della persona che Basilio Pompei ha ben conosciuto nei Lager nazisti. Come non ringraziarli per avergli fatto ricordare quel clima che rischiava di dimenticare? Certo che l’efficienza di allora, in quel contesto, era un po’ compromessa dalla fame, quella che attanagliava il fisico e la mente, che costringeva a lottare contro il proprio corpo per sopravvivere, quella, che assieme al freddo, agli insulti e alle botte, si era accettata come libera scelta per rifiutare la collaborazione con fascisti e nazisti. Ma questo ha poca importanza, indiscutibilmente meglio al caldo con la pancia piena, con la protezione dell’anonimato che non costringe a metterci la faccia, a decidere tra la vita e la morte per affermare la propria dignità di uomini. Come non essere d’accordo con i nobili principi dell’anonimato che tanto poco si differenzia dalla delazione, quella che magari ti permette di trarre vantaggio dalla disgrazia altrui, come coloro che denunciavano l’amico ebreo ai nazisti o alla polizia fascista della RSI per ricevere un compenso in denaro? Dobbiamo tutti essere grati a coloro che quotidianamente non perdono l’occasione di intervenire sui social per evitare di anchilosarsi le dita e permettere al vuoto pneumatico del cervello di concretizzarsi sulla tastiera.

In realtà sappiamo che se lo possono fare è proprio perché persone come Basilio Pompei, con il sacrificio della loro scelta di prigionia (che non ha permesso a più di cinquantamila di ritornare a casa), hanno contribuito ad abbattere quel regime che aveva abolito, tra le altre, anche la libertà di espressione. Proprio coloro che l’hanno insultato dovrebbero essergli grati per averlo potuto fare ed è per questo che suscita ancor maggiore indignazione la totale mancanza di rispetto nei suoi confronti.

Allora abbandoniamo il sarcasmo e diamo fiato allo sdegno urlando ancora una volta: «Giù le mani dagli IMI!».

Forse può sembrare ingenuo indignarsi per l’esternazione di qualche irresponsabile, che non merita certo alcuna considerazione, ma l’episodio invita a considerare il fenomeno del frenetico utilizzo dei mezzi di comunicazione e della loro influenza sui comportamenti sociali. Da quanto tempo assistiamo indifferenti al volgare utilizzo delle libertà democratiche? Il sacrosanto principio della libertà di espressione, garantito dalla nostra Costituzione, non può essere messo in discussione, ma perché non si pensa, senza bisogno di scomodare gli illuministi, che il limite alla mia libertà è quello della libertà degli altri, del rispetto dell’altro e delle regole del vivere civile? Paradossale che in un mondo che ha reso disponibile a tutti qualsiasi informazione si assista ad un progressivo imbarbarimento del livello culturale. Così, in questa società che ha eletto a suo nume l’apparire a qualsiasi costo, si dà spazio, grazie ai social, a chiunque soffi al di fuori di sé il nulla che lo contraddistingue. Ma ancor più pericoloso è che l’infodemia del messaggio flash consenta ai più furbi di diventare degli sciamani che trovano seguaci nel terreno fertile dell’ignoranza e della stupidità. Abbiamo quelli di casa nostra e ogni Paese ha i suoi. Ma siamo sicuri che la democrazia abbia in sé l’antidoto per scongiurare gli aspetti pericolosamente eclatanti del fenomeno? Il mondo dei “mi piace”, che accredita con superficialità in base al numero, può innalzare a vate il demagogo di turno e all’inizio di quest’anno abbiamo assistito, nel Paese che vuol essere la culla della democrazia, agli effetti disastrosi dell’esercizio del potere da parte di chi, irresponsabilmente, sollecita, con la comunicazione dei social, la pancia dei fan. E in Italia siamo certi che il pericolo non ci tocchi?

 

Gastone Gal

 

[1] Erasmo da Rotterdam (1466-1536), importante umanista, propugnatore di una conciliazione tra sapienza classica ed etica cristiana, a lui si deve il distacco del pensiero laico dalla visione ecclesiastica del mondo, espresso nel suo scritto più famoso: Elogio della pazzia.

 

 

     

 

        Basilio, vaccinato a 103 anni, nel mirino degli odiatori social

 

 

 


© Fornito da Il Mattino

Di fronte ai messaggi di odio e offese nei confronti dell’ex IMI Basilio Pompei postati su Facebook e apparsi oggi venerdì 8 gennaio sul quotidiano “La Nazione”, l’ANEI esprime sdegno e indignazione ed è a lui vicina ricordando il suo sacrificio di Resistente nei Lager nazisti e il suo impegno quotidiano per tenere viva la Memoria di questa pagina di storia.

Orlando Materassi

Presidente Nazionale ANEI

Per gli odiatori, come riporta La Nazione, Basilio Pompei, il più anziano vaccinato in Toscana, quella dose doveva lasciarla a qualcun altro perché è «inutile» vaccinare un 103enne. Ma lui, ex macellaio di Pontassieve (Firenze) e personaggio molto noto nella zona, uno dei tanti soldati italiani rastrellati e deportati dal Terzo Reich e rinchiuso per due anni in un campo polacco riuscendo a fare ritorno in patria solo al termine di un viaggio lungo e rocambolesco, dice: «Per me non fa nessuna differenza. A 103 anni di vaccini ne ho fatti di tutti i colori e questo non aveva niente di diverso dagli altri. Se poi qualcuno scrive o commenta, io non ho proprio nulla da dire».

 
 

A.N.E.I. SEZIONE PROVINCIALE DI RIMINI   

 

Il giorno 5 dicembre, quasi improvvisamente, il nostro Socio ANEI di Rimini – Luigi Fabbri – se ne è andato.

Aveva da pochi mesi festeggiato il suo centenario.
Con Lui se ne va uno degli ultimi superstiti I.M.I. della seconda guerra mondiale, ma non la memoria! Ancor di più, oggi, acquisisce valore la sua testimonianza.

 

L’ ANEI Sezione di Rimini, profondamente commossa, invia le più sentite condoglianze alla famiglia.

 

Luigi Fabbri nasce il 25 ottobre 1920 a San Lorenzo Monte – sulle colline riminesi -, ottavo di nove figli, da famiglia contadina.

Chiamato in guerra dall’aeronautica militare nel 1940, si imbarcherà da Ancona il 7 gennaio 1941. Sbarcato a Zara viene assegnato al 60esimo reggimento dell’artiglieria di posizione per partecipare alle azioni militari in ex Jugoslavia, avanzando sulla costa fino a Spalato. Qui, dopo l’8 settembre 1943, diventerà prigioniero tedesco e assieme ad altri soldati italiani intraprenderà un difficile viaggio verso la bassa Slesia, oggi Polonia – fra giornate di cammino senza cibo ed un successivo durissimo viaggio in treno. Ad “accoglierlo”, nei pressi di Gorlitz, le baracche dello Stalag VIIIA – lager in cui vivrà fino alla liberazione -. Un documento datato 7 novembre 1943 dell’ICRC ne attesta la presenza presso il campo di lavoro 17704.

Giunto in loco, viene destinato ad una delle miniere di carbone di Nowa Ruda, per occuparsi dello scambio di carrelli – quelli carichi di carbone da spingere in ascensore verso l’esterno e quelli vuoti da riportare in galleria -, a circa 350 mt sotto terra. Una vita fatta di lunghe giornate di lavoro in cambio di poco cibo, come qualche patata e poco altro. Un incubo che s’interromperà solo con la liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa nel febbraio del 1945. Dai soldati sovietici riceverà un carro trainato da due cavalli per il ritorno a casa, del cibo e la raccomandazione di non consumarne troppo, dato l’evidente stato di malnutrizione in cui gli ormai ex prigionieri versavano. Giunto in treno fino a Bologna, grazie a successivi passaggi con mezzi di fortuna il soldato Luigi Fabbri arriva a Santarcangelo e, per finire, a Rimini, accolto da una famiglia che – forse – dopo tanti anni, non sperava più di riabbracciarlo.




ADDIO A NEDO FIANO, INFATICABILE TESTIMONE E BALUARDO DI MEMORIA

 

 “Colui che dimentica diventa complice degli assassini:

 una società come la nostra non deve trascurare

 il dolore e dimenticare il passato”

Nedo Fiano

 

 

Ci ha lasciati Nedo Fiano, nato a Firenze nel 1925, venne costretto ad abbandonare la scuola, appena tredicenne in seguito alle leggi razziali. Venne poi arrestato con 11 membri della sua famiglia nel ‘44 e tutti assieme furono deportati ad Auschwitz, con un terribile viaggio nei vagoni blindati, che Nedo ha raccontato per molti anni a generazioni di ragazzi e adulti. Sul braccio aveva ancora impresso il numero di matricola A5405 e lui fu l’unico della famiglia a fare ritorno.

Lo vogliamo ricordare con le parole del figlio Emanuele:

Ci rimarranno per sempre le sue parole e il suo insegnamento, il suo ottimismo e la sua voglia di vivere”.

Alla famiglia vanno il nostro cordoglio e le nostre più sentite condoglianze.

 

Orlando Materassi

Presidente Nazionale ANEI

 

ADDIO A LIDIA MENAPACE

È scomparsa a 96 anni Lidia Brisca Menapace, partigiana, saggista e politica italiana, una donna che ha portato avanti i valori dell’antifascismo, della libertà, della democrazia, della pace e dell’uguaglianza.

Il padre di Lidia fu un IMI e così raccontava in una intervista: “Dopo l’8 settembre 1943, dopo che mio padre fu catturato e chiuso in un campo di concentramento come Internato Militare Italiano, la prima volta che ho incontrato dei ragazzi non in divisa, ma con i moschetti modello 91 a tracolla che mi hanno chiesto ‘Ma tu da che parte stai?’, io ho risposto ‘contro quelli che hanno portato via mio padre’».

Un esempio per tutti noi, una donna che lascia un vuoto incolmabile, ma anche un ricordo indelebile.

 

L’ANEI tutta si associa al dolore dei familiari

Orlando Materassi

Presidente Nazionale ANEI

 

 

 

Il 17 ottobre 2020 Bruno Fossa,

socio della sezione di Perugia,

ha compiuto 100 anni.

 

Un affettuoso augurio da parte di noi tutti.

Forza, Bruno!

 

 

 

 

Nato a Genova il 17 ottobre 1920, viene chiamato alle armi il 18 marzo 1940 e destinato a Casale Monferrato – al Secondo Reggimento Genio – V Battaglione – III Compagnia Telegrafisti.

Allo scoppio della II Guerra Mondiale viene trasferito al Piccolo San Bernardo (fronte francese) e, in seguito, nel dicembre del 1940, sbarca a Durazzo (Albania) e viene destinato al fronte greco-albanese.

Rimane nel Balcani fino al settembre del 1943 dopodiché viene trasferito in Germania nel Lager 9A Di Ziegenhain (matricola 83267) e successivamente al Campo di lavoro 3048 a Kassel.

Verrà rimpatriato il 10 agosto 1945.

 

 

MANFRON  NOE’

 

 

Classe 1924 originario di Gambugliano piccolo comune di Vicenza poi trasferito a Valproto di Quinto Vicentino.

Noè nel settembre del 1943 ha 18 anni e viene chiamato alle armi arruolato a Treviso come artiglieria Campale.

L’8 settembre del 1943 con l’armis

tizio arrivano i tedeschi in città e circondano la caserma. Lui che era uno dei più giovani obbedisce, consegna le armi e rispetta gli ordini.

L’indomani viene caricato nelle tradotte che a dire dei tedeschi li dovevano portare a Mantova invece la direzione è quella opposta e vanno verso il nord della Germania.

Noè arriva nello Stalag IA di STABLAK e diventerà il prigioniero 7757. (località Königsberg) oggi Kaliningrad ai confini tra Polonia e Lituania

Qui più volte ha rifiutato la collaborazione Nazi-fascista diventando a tutti gli effetti anche lui un IMI.

Vi è rimasto per 24 mesi soffrendo la fame, il freddo ed il lavoro forzato.

Noè viene liberato dai Russi nell’aprile del 1945. E fa ritorno a casa passando da Pescantina il 10 ottobre del 1945

Noè come tanti internati viene ignorato dalla gente del paese e solo dopo molti anni si viene a conoscenza della sua storia d’onore.

Noè inizia a frequentare l’ANEI nella quale incontra tanti amici internati con i quali condivide le sue esperienze.

Nel gennaio 2016 riceve la medaglia d’onore per aver detto di No al Nazifascismo e nella giornata della memoria 2017 porta la sua testimonianza pubblica presso il Comune di Quinto Vicentino.

La testimonianza di Noè diventa pubblica, lui è uno dei 10.000 internati vicentini che hanno contribuito alla Resistenza disarmata.

 

Noè Manfron

Il sindaco di Quinto Vicentino ringrazia Noè Manfron per la sua testimonianza pubblica

 

PENSIERO ACUTIS CI HA LASCIATI

È mancato Pensiero Acutis, classe 1924, internato in Germania, ad Amburgo, all’età di 19 anni.

Della sua sofferenza ne ha parlato nel volume “Stalag X A: storia di una recluta” edito da Rubettino, dove ripercorre, attraverso il filo della memoria, l’odissea della deportazione.

La sua testimonianza, in particolare con i giovani, è stata importante per continuare a ricordare la storia degli IMI. Questa la motivazione rilasciata a un giornalista qualche anno fa che spiega il suo costante impegno:

“Per lasciare traccia, memoria di sé e del proprio vivere, per salvarsi o essere salvati. Per far affiorare dall’oblio e dal nascondimento il passato, anche quello più doloroso”.

Un uomo straordinario che ha fatto della sua vita un messaggio di libertà, di pace, di coerenza con l’invito a ricordare.

L’ANEI tutta si associa al dolore della famiglia.

Orlando Materassi

Presidente Nazionale

           

È VENUTO A MANCARE IL CAV. CARLO GUARAMONTI PRESIDENTE FEDERAZIONE VALDOSTANA ANEI

È mancato il Cav. Carlo Guaramonti, Presidente dell’Associazione Valdostana ex Internati Militari Italiani, vera e propria Memoria storica della Seconda guerra mondiale in Valle d’Aosta. 

Ha continuato per tutta la sua vita a testimoniare la storia degli IMI e la scelta del NO al nazifascismo. Saliva a fine luglio, sino a pochi anni fa, al Piccolo San Bernardo per rendere Omaggio al Monumento eretto dall’ANEI.

L’ANEI tutta si associa al dolore della famiglia.

Presidente Nazionale

Orlando Materassi

 

 

A.N.E.I. Sezione Provinciale di Rimini                               100 anni di Luigi Fabbri

 

L’ANEI Sezione Provinciale di Rimini festeggia con profonda stima e gratitudine il centenario del suo Socio Luigi Fabbri.

In breve la sua storia.

Luigi Fabbri nasce il 25 ottobre 1920 a San Lorenzo Monte – sulle colline riminesi -, ottavo di nove figli, da famiglia contadina. Chiamato in guerra dall’aeronautica militare nel 1940 – ma con due fratelli già sotto le armi -, si imbarcherà da Ancona solo il 7 gennaio 1941, dopo il ritorno di uno dei due. Sbarcato a Zara viene assegnato al 60esimo reggimento dell’artiglieria di posizione per partecipare alle azioni militari in ex Jugoslavia, avanzando sulla costa fino a Spalato. Qui, dopo l’8 settembre 1943, diventerà prigioniero tedesco e assieme ad altri soldati italiani intraprenderà un difficile viaggio verso la bassa Slesia, oggi Polonia – fra giornate di cammino senza cibo ed un successivo durissimo viaggio in treno. Ad “accoglierlo”, nei pressi di Gorlitz, le baracche dello Stalag VIIIA – lager in cui vivrà fino alla liberazione -. Un documento datato 7 novembre 1943 dell’ICRC ne attesta la presenza presso il campo di lavoro 17704.

Giunto in loco, viene destinato ad una delle miniere di carbone di Nowa Ruda, per occuparsi dello scambio di carrelli – quelli carichi di carbone da spingere in ascensore verso l’esterno e quelli vuoti da riportare in galleria -, a circa 350 mt sotto terra. Una vita fatta di lunghe giornate di lavoro in cambio di poco cibo, come qualche patata e poco altro. Un incubo che s’interromperà solo con la liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa nel febbraio del 1945. Dai soldati sovietici riceverà un carro trainato da due cavalli per il ritorno a casa, del cibo e la raccomandazione di non consumarne troppo, dato l’evidente stato di malnutrizione in cui gli ormai ex prigionieri versavano. Giunto in treno fino a Bologna, grazie a successivi passaggi con mezzi di fortuna il soldato Luigi Fabbri arriva a Santarcangelo e, per finire, a Rimini, accolto da una famiglia che – forse – dopo tanti anni, non sperava più di riabbracciarlo.

 

 

Giornata 4 novembre 2020

dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

 

 

Il 4 novembre 1918 entra in vigore l’armistizio italo-austriaco che conclude, vittoriosamente per l’Italia, la Prima Guerra Mondiale. L’identità nazionale si era cementata nelle trincee del Carso, sull’altipiano di Asiago, sul Grappa e sul Piave con il sangue dei combattenti provenienti da ogni parte d’Italia. L’armistizio era stato firmato il 3 novembre a Villa Giusti alla Mandria, una località di Padova confinante con Abano dove si trovava il Comando Supremo Italiano, qui trasferito da Udine, dopo una breve permanenza a Padova, nei primi mesi del 1918, in seguito alla disfatta di Caporetto.

Con i Trattati di Pace, Trento e Trieste, rivendicate dall’irredentismo italiano, entravano a far parte dell’Italia, completando il disegno geo-politico nazionale; ma anche il Sud Tirolo, l’Istria, Zara e le isole di Cherso, Lussino e Lagosta diventavano italiani, rispettando, solo in parte, quanto promesso nel Patto di Londra dalle potenze dell’Intesa. Se da un lato il mancato rispetto degli accordi darà spazio alle rivendicazioni d’annunziane della «vittoria mutilata», dall’altro anche il principio wilsoniano dell’autodeterminazione dei popoli non otterrà piena considerazione.

Oggi nella data del 4 novembre vengono celebrate l’Unità Nazionale e le Forze Armate, ma se la memoria va alla conclusione del Primo Conflitto Mondiale, il ricordo assume, quest’anno, un significato particolare richiamandoci a quell’unità di intenti, a quel senso di identità nazionale che deve portarci ad un’altra vittoria, quella verso il virus che oggi affligge il nostro Paese.

Gastone Gal

Vicenza_Pojana Maggiore

 

CARLA NESPOLO CI HA LASCIATI

 

Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Carla Nespolo.

 

 

Nata a Novara il 4 marzo 1943, esponente per decenni della sinistra, deputata del Partito Comunista dal 1976 al 1983, poi senatrice dal 1983 al 1992, prima con lo stesso PCI, poi con il Partito Democratico della Sinistra. Ultimamente aveva concentrato il suo impegno per l’ANPI, che guidava dal 3 novembre 2017, prima donna e primo presidente non partigiano eletto a questa carica.

Lascia sicuramente, come si legge dal comunicato ANPI, un vuoto profondissimo per la Sua grande sapienza, per la passione e per l’intelligenza politica e culturale. Vorremmo ricordarla con una sua frase: “Essere antifascisti oggi significa essere contro il razzismo, contro chi approfitta anche della crisi sociale per far regredire politicamente, culturalmente e moralmente il nostro Paese”.  Per tutta la sua vita ha fatto della Memoria un insegnamento soprattutto per le nuove generazioni.

Un esempio per tutti noi, una donna che lascia un vuoto incolmabile, ma anche un ricordo indelebile.

 

Orlando Materassi

Presidente Nazionale ANEI

 

Tantissimi auguri a Basilio Pompei, ex Internato Militare Italiano,

che ha compiuto 103 anni

 

Basilio, residente nel Comune di Pontassieve, ha vissuto gli orrori della guerra e della deportazione. È stato uno dei tanti soldati che scelse di dire “NO” al nazifascismo e per questo ha subìto la prigionia, con vessazioni e torture. Partì militare nel 1938, fu inviato con il suo reggimento nell’Egeo, sull’isola di Coo allora possedimento italiano, e poi in Albania. Dopo l’8 settembre venne deportato in Polonia e in Germania.

Basilio ha raccontato la sua storia più volte nelle scuole e nelle tante occasioni pubbliche a cui ha partecipato. Alla sua vicenda sono dedicati un libro e un video-documentario, dove lo stesso Basilio in prima persona con coraggio si racconta perché la sua storia non vada perduta e sia d’insegnamento per tutte le generazioni di oggi e di domani.

Rinnovo ancora a nome mio personale e dell’ANEI tutta tantissimi auguri!

 

Presidente Nazionale

Orlando Materassi

 

Firenze, 21 Settembre 2020

Dino Vittori ci ha lasciati

 

 

Sottotenente nel Reggimento di Fanteria della Divisione Marche, fu catturato in Croazia dopo l’8 settembre 43 e internato nei Lager di Beniaminowo e Sandbostel.

Riservato e schivo, ha sempre parlato e scritto poco di sé ma proprio per questo e per la sua forza interiore, ha lasciato un ricordo indelebile.

Con profonda tristezza vi comunichiamo che un altro dei nostri IMI, un impareggiabile testimone dell’internamento ci ha lasciato a breve distanza dal veneto Pietro Piotto, il fiorentino Dino Vittori.

Entrambi avevano da poco varcato la soglia dei cento anni, un invidiabile traguardo soprattutto perché raggiunto senza il degrado che in genere si accompagna all’età quando è prolungata.

Dino è stato fino alla fine lucidissimo e pieno di affettività, che dispensava generosamente sui suoi cari più prossimi, ma anche sull’ANEI, sempre in cima ai suoi pensieri.

Gli auguri che aveva ricevuto dall’associazione, le pagine che il giornale “Noi dei Lager” gli aveva dedicato per il compleanno, lo avevano commosso, non faceva che ringraziare, gli sembrava di aver ricevuto un grande onore, lui che non era mai uscito dalla sua riservatezza e aveva lavorato per la memoria degli IMI in un silenzio operoso mai esibito.  Egli aveva valorosamente contribuito con la sezione di Firenze negli anni 80/90 del secolo scorso a quell’operazione grandiosa di costruzione storiografica del fenomeno dell’internamento che ha sottratto ai confini della memorialistica e della storia locale.

Una grande lezione ci ha lasciato Dino, quella dell’umiltà, della forza interiore e anche della tenerezza, perché la vita non gli ha risparmiato le sue durezze e lo ha colpito più volte nei suoi affetti più cari ma non è riuscita mai ad intaccarne la mente e il cuore.

Il nostro Dino, per usare un’espressione di una sua giovane nipote, è stato e rimane per noi una persona rara.

A tutti coloro che lo hanno conosciuto al congresso di Firenze il 14 aprile 2019 consegniamo questo ricordo. In quella occasione, con coraggio e grande apertura mentale, volle dare l’avvio al rinnovamento dell’ANEI, affidandola, anche se con perplessità, nelle mani dei figli e nipoti di sangue degli internati militari italiani. Cerchiamo di esserne degni.

L’ANEI tutta si stringe alla famiglia di Dino.

Anna Maria Casavola

IL RICORDO DEL PRESIDENTE ANEI

A DINO VITTORI

Esprimo il mio personale cordoglio e le mie più sentite condoglianze per la perdita del Nostro carissimo Dino Vittori. La sua testimonianza quotidiana come Internato Militare Italiano e Resistente nei Lager nazisti sarà per sempre Memoria per il futuro. Resterà il suo messaggio di pace e di libertà che ha sempre condiviso fino all’ultimo, in particolare con i giovani.

Travolto giovanissimo dalla guerra, sottotenente nel Reggimento di Fanteria della Divisione “Marche”, venne catturato in Croazia dopo l’8 settembre ‘43 e percorse nei vari Oflag della Polonia e Germania il calvario della deportazione e della prigionia, scegliendo senza esitazione il Lager alla vergogna dell’opzione.

 

Al rientro dopo il 1945, scelse di utilizzare il suo diploma magistrale, e capì che quella di maestro, di educatore era la professione giusta per lui, e saranno i ragazzi delle elementari di Montespertoli a fargli recuperare un po’ di quella spensieratezza e giovinezza che i cinque anni di guerra gli avevano rubato. Per loro cominciò, a scuola, a raccontare la sua esperienza di prigionia, insegnando in concreto cosa significhi Patria e cosa significhi scelta di Libertà. Lo stesso continuerà a praticare una volta raggiunta la pensione, continuando nei suoi interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, in qualità di socio, prima dell’associazione Combattenti e reduci, e poi dell’ANEI.

Qui all’interno della Federazione provinciale di Firenze, collaborerà attivamente con l’amico Nicola Della Santa e con il presidente generale Giovanni Rossi al progetto di istituzionalizzare lo scopo principale dell’Associazione, quella di raccogliere il più possibile documenti, diari, memoriali (di ufficiali e di soldati) mettendoli a disposizione della ricerca negli ambienti accademici italiani e internazionali. Idea che si è rivelata vincente dal momento che grazie anche al suo lavoro la vicenda degli internati è entrata finalmente nella memoria collettiva.

Al congresso di Firenze dello scorso anno, in cui si è rifondata l’ANEI, Dino ha voluto portare la sua testimonianza, ma anche la sua giusta riserva sulla possibilità di trasmettere un’esperienza in sé incomunicabile. Testualmente ha detto: “Auspichiamo che si vada più avanti di noi nella ricerca storica dell’episodio che abbiamo vissuto, anche se pensiamo che nessuno di coloro che studierà domani, potrà cogliere il senso della fame: la fame era solo un aspetto, ma la dignità dell’uomo, salvaguardata a prezzo della vita era la connotazione superiore, e questa Memoria ha il potere di commuoverci ancora e di illuminare il nostro tramonto”. Buon viaggio Dino!

Il presidente

Orlando Materassi

 

 

 

È venuto a mancare il 14  settembre 2020 Pietro Piotto, nato a Bassano del  Grappa il 31 dicembre 1919

EX IMI, Grande uff.le e Cav. della Repubblica, ex Internato Militare Italiano a Kassel (Medaglia d’Oro della città di Kassel).

L’8 settembre 1943 l’armistizio lo colse a Gap (Francia) da dove fu condotto come Internato Militare a Kassel (Germania) e vi rimase fino al 1 aprile del 1945 quando il campo fu liberato.

Fu testimone infaticabile della deportazione come schiavo di Hitler nei Lager del Terzo Reich. Il suo entusiasmo e la forza di trasmettere alle nuove generazioni il dramma vissuto con la prigionia, lo faceva andare ancora a 100’anni nelle scuole a parlare ai giovani della sua esperienza e del suo rifiuto, come altri 650 mila militari italiani: con energia spiegava il suo NO al nazifascismo e la sua lotta di Resistenza.

All’interno dell’ANEI è stato sempre molto presente, attivo con cariche sia a livello nazionale che territoriale,

A gennaio aveva ricevuto l’onorificenza dal Comune di Pescantina (Verona) con la seguente motivazione: “per il suo grande apporto ai valori morali e civili che ancora oggi fanno parte dell’identità nazionale

Un uomo straordinario che ha fatto della sua vita un messaggio di libertà, di pace, di coerenza con l’invito a ricordare. Buon viaggio Pietro!

L’ANEI tutta si associa al dolore della famiglia.

                                                                                          Orlando Materassi

                                                                                       (Presidente Nazionale)

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PERUGIA 29 Agosto 2020

Sabato 29 agosto a Perugia alla Domus Pauperum si è tenuta la prima presentazione del volume di Silvia Pascale “Guareschi e il Natale nel Lager”, un libro scritto a cento mani, con un saggio del Gen. Maurizio Lenzi di ANEI Padova, un saggio musicale di Gioele Gusberti, l’adattamento teatrale di Marco Crepet, e la collaborazione degli alunni di Silvia dell’IC4 Stefanini di Treviso.

Il saggio introduttivo è stato scritto dal Presidente Nazionale Orlando Materassi che ha sottolineato la peculiarità del lavoro e l’importanza del coinvolgimento della quarta generazione nello studio dell’internamento militare italiano e delle famiglie dei ragazzi.

Sicuramente di forte impatto emotivo sono stati i due incontri proprio con il Presidente ANEI tenutisi a scuola a inizio febbraio legati alla testimonianza familiare di internamento: ascoltare il racconto di deportazione e di vita nel campo, costretto al lavoro coatto, di Elio Materassi, attraverso le parole del figlio ha indubbiamente avuto una valenza educativa enorme. La storia è sicuramente anche storia di testimonianze, semplici come quella di Elio, ma con una forte connotazione educativa per gli ideali di libertà, di patria e di famiglia che i ragazzi sentono vicini.

Le testimonianze di IMI attraverso i documenti oppure ascoltando figli o nipoti di internati, sono uguali e diverse tra loro, perché tutte hanno una comune storia ed ognuna ha l’originalità personale, ma sono importantissime per comprendere il valore della scelta dei 650.000 militari italiani fatti prigionieri dall’esercito tedesco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Preferirono il volontario internamento pur di non schierarsi dalla parte dei nazifascisti.

Alla presentazione era presente anche Marco Terzetti Presidente ANEI Perugia e l’assessore Leonardo Varasano.

Il libro ha avuto anche il plauso della ministra Azzolina e di Alberto Guareschi – “Sono queste le azioni didattiche che fanno della nostra scuola una vera comunità”, è il messaggio che ha fatto arrivare a docente e studenti la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

 

 

CANTIANO 30 agosto 2020

 

Domenica 30 agosto il Presidente Nazionale Orlando Materassi insieme con il Consigliere Nazionale Silvia Pascale sono stati ospiti d’onore a Cantiano per la presentazione del volume “Pian di Luce” di Martino Panico.

 

Nella cornice dello splendido chiostro di Sant’Agostino si è tenuto un evento emozionante, attraverso le letture di questo romanzo di amore e storia.

Il romanzo tocca aspetti della vita che riguardano tutti: dai sentimenti al rispetto della parità di genere. Centrale è la conoscenza della storia e come sia indispensabile metabolizzarla per non venirne travolti.

 

 

PRATO 8 SETTEMBRE 2020

 

   

 

Su invito dell’Associazione culturale pratese “Il Castello” e di ANCR sezione di Prato il Presidente Nazionale Orlando Materassi insieme alla Dirigente Nazionale Silvia Pascale sono intervenuti alla presentazione del volume “Nessuno ardisca gettar del fango sul sangue sparso nella comune lotta”.

Un pomeriggio interessante proprio perchè nella data dell’8 settembre si presenta un volume sulla testimonianza di un IMI Pietro Radicchi, internato nel Lager di Slavonski Brod, in Croazia, dopo aver lottato nella Divisione Garibaldi. Una documentazione interessante proprio perchè su questi campi nei Balcani ci sono ancora pochissimi studi.

 

                                                                                           

 

 

 

AUGURI SENATRICE LILIANA SEGRE!

 

 

 
 
 

Gentilissima Senatrice Liliana Segre,
Le giungano i più cordiali auguri miei personali, della dirigenza e dei soci dell’ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager nazisti) in occasione del Suo 90° compleanno.

Con affetto.
Orlando Materassi, Presidente Nazionale ANEI

 
8 settembre  Nicolò Da Lio
Le Forze Armate Italiane e l’armistizio dell’8 settembre 1943
 
https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_xy0LgewEQBOkf8DW_f9HBw
 
15 settembre  Filippo Focardi
L’8 settembre e il conflitto delle memorie
 
https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_HY9bWD9kTc6Uor-zodAmYw
 
21 settembre  Monica Fioravanzo
25 luglio – 8 settembre 1943: il lungo viaggio verso l’armistizio
 
https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_s2g6BtB9R8GscUlmvXA2Pg
 
25 settembre  Silvia Pascale e Orlando
Gli Internati Militari Italiani come prima forma di Resistenza
 
https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_x9njP6LRROWRIivnZ6JlwQ

 

3 settembre 2020

 

L’8 Settembre 1943 è una data determinante per la sorte dell’Italia e dell’esercito italiano. È il giorno dell’annuncio, da parte del maresciallo Pietro Badoglio, dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato segretamente il 3 settembre a Cassibile (Siracusa).

L’8 settembre 1943, e gli eventi che ne susseguirono, rappresentarono, per molti italiani, la fine drammatica di una illusione. Con la dissoluzione dello Stato, i morti, i feriti, le gravissime sconfitte militari l’Italia era precipitata in una lenta e terribile agonia. Il Re era fuggito a Brindisi abbandonando Roma al suo destino, le truppe germaniche avevano invaso il territorio nazionale, seminando ovunque terrore e morte, a Salò si era insediato un governo fantoccio, totalmente nelle mani naziste.

Comincia per l’Italia la Resistenza al nazifascismo, una storia fatta di combattimenti, rappresaglie, repressioni, silenzi e grandi eroismi. Una storia fatta da uomini e donne ai e alle quali tutti noi dobbiamo molto.

Gli Internati Militari Italiani rappresentano la prima forma di Resistenza, decisiva per le sorti del Paese: catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre, rifiutarono l’onta di servire sotto la bandiera di Salò e dell’esercito occupante e preferirono l’internamento nei campi di prigionia nazisti. Seicentocinquantamila: un numero imponente che fa riflettere sulla decisa prevalenza del senso di onor di Patria rispetto al fascismo fra gli appartenenti alle Forze Armate. Quasi cinquantamila di questi morirono nei Lager in Germania, di stenti o per le violenze.

Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza degli Internati Militari Italiani, vive nella Costituzione, in quello spirito costituente che rappresentò il principale motore della rinascita dell’Italia e che seppe unire gli italiani, al di là delle appartenenze, nella convinzione che soltanto insieme si sarebbe potuta affrontare la condizione di estrema difficoltà nella quale il Paese era precipitato.

È dovere, morale e civile, fare Memoria di questi eventi, eventi decisivi della nostra storia , che compongono l’identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro.

In questo giorno, a 77 anni di distanza, noi figli, nipoti, cittadine e cittadini antifascisti, dobbiamo avere il quotidiano dovere di ricordare chi con il proprio sacrificio ci ha donato un Paese libero, ed occorre farlo soprattutto attraverso la formazione e l’educazione delle nuove generazioni sempre più distanti da quel contesto storico.

 

La Presidenza Nazionale

 

 

    Venerdì 14 agosto 2020 è venuto a mancare il nostro Socio IMI Santo Lunardon, classe 1919.

 

Nato a Bassano del Grappa (Vicenza) fu arruolato, nel marzo del 1940, nel Regio Esercito, 11° Reggimento Alpini di Bolzano.

Catturato dai tedeschi l’8 settembre mentre prestava servizio nella caserma di Trento, Lunardon venne trasferito nel campo di concentramento di Fürstenberg (STALAG III B), non lontano dall’attuale confine tra Germania, Polonia e Repubblica Ceca.

Era ormai il numero 303323, fino al 22 aprile 1945 quando fu liberato dai russi.

Amico sincero e mente lucidissima fino alla fine, Santo, ha svolto un ruolo molto importante per la diffusione della Memoria degli IMI, come riferisce il presidente della Federazione ANEI di Padova Gen. Maurizio Lenzi, accompagnando ogni anno, da Bassano, numerosi studenti ed insegnanti al Museo dell’Internamento di Padova, conquistando l’attenzione di tutti con i suoi racconti di storia vissuta.

Ha sempre riconosciuto la fondamentale importanza del nostro Museo come luogo per la conservazione della Memoria e la sua diffusione tra i più giovani. 

Ai suoi funerali, l’ANEI sarà presente con una Delegazione guidata dal Segretario della Federazione di Padova Giuseppe Panizzolo che, con il Labaro, onorerà quest’uomo che è sempre stato vicino, con dedizione e generosità, all’Associazione.

4 AGOSTO 2020: STRAGE DEL FOCARDO

 

A distanza di 76 anni si ricorda la Strage del Focardo, dove i nazisti trucidarono nella notte del 3 agosto 1944 la moglie e le due figlie di Robert Einstein, cugino dello scienziato. La comunità di Rignano sull’Arno, con l’Amministrazione comunale, si è ritrovata presso il Cimitero della Badiuzza per ricordare quella strage.


Hanno presenziato la Presidente del Consiglio comunale e il Sindaco di Rignano, la pastora Letizia Tomassone della Chiesa Valdese, David Liscia presidente Comunità Ebraica di Firenze, il presidente ANEI Orlando Materassi, Paolo Banci per ANPI Rignano-Reggello, la Presidente del Consiglio comunale di Pontassieve, la Città Metropolitana di Firenze nonché Don Gabriele Bandini e le associazioni del territorio.

Presente alla Cerimonia rappresentando l’ANEI il Presidente Nazionale Orlando Materassi, a ricordo delle vittime del nazifascismo e a conferma dell’impegno della Memoria.

BOLOGNA 2 AGOSTO 1980/2020 – PER NON DIMENTICARE

 

Domenica 2 agosto 2020 si è tenuta a Bologna la cerimonia per il quarantesimo anniversario della strage fascista alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 a cui era presente il Presidente Nazionale ANEI Orlando Materassi.

Sono passati 40 anni dalla bomba alla stazione di Bologna e per la prima volta, causa Covid-19, la cerimonia si è tenuta in piazza Maggiore, con collegamento streaming tramite megaschermo, alla stazione.

Importanti gli interventi del Presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strage alla Stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, quello del Sindaco di Bologna e della Città Metropolitana Virginio Merola, e della Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Nel ricordo di quel dolore, l’ANEI afferma il dovere della memoria e la necessità di piena verità e giustizia per difendere i valori di libertà e democrazia.

 

 

 

 

Pettenasco (Novara), 27 luglio 2020

Ci ha lasciati Gianrico Tedeschi

memoria storica del teatro italiano di cui è stato un attivo esponente per tanti anni.

La sua lunghissima carriera era iniziata in un Lager nazista dove era stato internato perché si era rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò.

È mancato Gianrico Tedeschi, 100 anni compiuti ad aprile, Internato Militare Italiano che nel Lager scoprì la sua passione per il teatro a cui si dedicò con successo tutta la vita.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne chiamato alle armi come ufficiale e partecipò alla campagna di Grecia; fatto prigioniero a Volos dopo l’armistizio, venne internato nei campi di Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf. Nella prigionia conobbe un altro internato destinato a diventare celebre, Giovannino Guareschi.

A Sandbostel recitò per la prima volta nella parte di Enrico IV nell’omonima opera di Pirandello e si innamorò del teatro.

Gianrico Tedeschi, come tutti gli IMI, ha portato con sé il ricordo della guerra, della deportazione, delle angherie naziste, della fame, del freddo e dell’isolamento dalla famiglia e dalla patria.

Fu allora che cominciammo a capire, ad aprire gli occhi, noi giovani cresciuti sotto il fascismo. Prima la guerra e poi l’internamento furono un brusco, drammatico ma salutare risveglio” disse in un’intervista qualche anno fa. “Noi rifiutammo, malgrado minacce e lusinghe, di aderire al fascismo ed al nazismo. Avevamo capito, provato sulla nostra pelle qual era la minaccia che rappresentavano per la pace e la libertà, per il futuro nostro e delle generazioni che sarebbero venute.

Un attore che ha fatto della sua vita un messaggio di libertà, di pace, di coerenza con l’invito a ricordare.

Buon viaggio Gianrico!

L’ANEI tutta si associa al dolore della famiglia.

 

 

 

 

 

 

Giù le mani dagli IMI

 

 

È proprio vero che gli Italiani non hanno ancora fatto i conti con il passato.

Con sdegno leggiamo in «Storia in rete» (n. 172, giugno 2020, pp. 52-55) un articolo a firma di Stefano Fabei ‘Davvero tutti gli IMI hanno fatto la resistenza? ’, che mette in discussione l’apporto dato dagli IMI alla Resistenza.

Secondo l’autore la cosiddetta «civilizzazione» degli Internati Militari Italiani dimostrerebbe che «i 500 mila IMI che accettarono di passare a “liberi lavoratori civili” compirono una scelta collaborativa, diretta o indiretta, se non proprio collaborazionista».

Incredibilmente, a distanza di tanto tempo, si ripete un assunto smentito fin dagli anni ’80 dagli storici… continua

 

Silvio Zaia, classe 1921, ci ha lasciati

Qui di seguito un breve riassunto della sua storia di soldato di Marina

ed internato militare, tratto dal volume “Storia dell’Associazione dei Marinai d’Italia”.

   
   

La copia di una lettera inviata dal marinaio Silvio Zaia ai propri genitori il 6 aprile 1944.

 

 

 

Genova, 14 giugno 1940

 

Genova, 14 giugno 1940. Al comando della torpediniera «Calatafimi» il tenente di vascello Giuseppe Brignole (1906-1992) affronta da solo un gruppo navale francese composto da due incrociatori e cinque cacciatorpediniere che puntano verso la costa ligure per bombardarla dal mare.

Sorpresi dall’azione coraggiosa della piccola nave, i francesi esitano temendo di trovarsi di fronte all’avanguardia della flotta italiana in arrivo e si ritirano dopo aver subito lievi danni anche dal tiro delle batterie costiere.

Decorato di medaglia d’oro al valore militare, l’Otto Settembre 1943 Brignole – che nel frattempo era stato decorato di altre due medaglie di bronzo al valor militare per il suo comportamento in Egeo – è catturato dai tedeschi ed internato in vari campi di concentramento, tra i quali Deblin, Sandbostel e Fallingbostel.

Nonostante le pressioni, mantenne fede al giuramento e non aderì alla repubblica di Salò.

(Per chi volesse approfondire: Pier Paolo Cervone, Comandavo la Calatafimi, Savona, Marco Sabatelli Editore, 1990 e Alessandro Ferioli, Giuseppe Brignole, l’eroe del mare e del lager, in «Il Nastro Azzurro», n. 4, Roma, Istituto del Nastro Azzurro, luglio-agosto 2011, pp. 26-27; inoltre, sul sito del Quirinale, nello spazio dedicato ai decorati di medaglia d’oro al valore militare, è possibile leggere la motivazione completa).

Giovanni Punzo

 

 

ROMA

4 giugno 1944

Il 4 giugno 1944, nel Lager di Sandbostel, gli Internati Militari Italiani apprendevano, attraverso «radio Caterina», la notizia della liberazione di Roma da parte degli Alleati, che lentamente risalivano la nostra penisola.

Nel Museo nazionale dell’Internamento di Padova, gestito dall’Anei, è conservato, ed esposto in ingrandimento, il foglietto di carta utilizzato per trascrivere la comunicazione.

La grande gioia suscitata dalla notizia sarà completata, due giorni dopo, da quella relativa allo sbarco alleato in Normandia, e il “laghetto” di Sandbostel si riempirà di barchette di carta… 

In seguito alla liberazione di Roma, il re Vittorio Emanuele III adempie all’impegno preso in seguito alla svolta di Salerno e cede la luogotenenza generale del Regno al figlio Umberto, in attesa che sia il popolo a decidere, a guerra finita, la forma istituzionale dello Stato.

Finisce anche il mandato del governo Badoglio e nasce un nuovo governo di unità nazionale, presieduto da Ivanoe Bonomi, diretta emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale che delegherà al Comitato di Liberazione Alta Italia (CLNAI) la guida politica del movimento resistenziale nei territori ancora occupati dai nazisti.

Il 19 giugno il CLNAI costituisce il Corpo Volontari della Libertà (CVL) con il compito di coordinare le varie iniziative delle formazioni partigiane sotto un unico comando affidato al generale Raffaele Cadorna, affiancato dai due vice Ferruccio Parri (Partito d’Azione) e Luigi Longo (Partito comunista italiano). Del comando facevano parte anche Sandro Pertini (Partito Socialista di Unità Proletaria), Enrico Mattei (Democrazia Cristiana) e Mario Argenton (Partito Liberale Italiano).

La completa liberazione dell’Italia avverrà solo nell’aprile del 1945, ma quella della capitale assume una grande importanza simbolica trasformando in certezza la speranza della sconfitta del nazifascismo.

 

Gastone Gal

 

 

2 Giugno 1946

 

2 Giugno 2020

  

Il 2 giugno 1946 nasce la Repubblica italiana. In quella data si realizzò il desiderio del popolo italiano di voltare pagina rispetto al triste passato di complicità della monarchia con il fascismo, suggellando con la scelta repubblicana la piena vittoria dell’antifascismo.

 

Gli Internati Militari Italiani avevano contribuito, con la loro volontaria prigionia, alla lotta antifascista. Anche se per diversi ufficiali il giuramento prestato al re aveva costituito il motivo più importante di opposizione al nazi-fascismo, non potevano non risultare evidenti le responsabilità della monarchia nel condividere ogni iniziativa del fascismo, dall’avvento al potere alla dittatura, dalle leggi razziali alla guerra.

 

Con il referendum del 2 giugno 1946, dopo più di vent’anni di dittatura, il popolo italiano, finalmente nella sua totalità grazie alla prima partecipazione delle donne al voto politico, poté esprimere liberamente la propria volontà.  Nello stesso giorno fu eletta anche l’Assemblea costituente che realizzando la Carta costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio 1948, diede inizio ad una nuova pagina di storia della nostra nazione, ora incamminata sul sentiero della Libertà e della Democrazia.

 

L’ANEI, sorta nell’autonomia concessa all’associazionismo dal nuovo ordinamento istituzionale, vuole sottolineare l’importanza che riveste la data del 2 giugno. Non è la celebrazione solo della nascita della Repubblica, ma anche di quella della Democrazia. Allora si riconobbe anche il contributo fornito dalle donne sia alla lotta resistenziale sia al loro impegno per l’affermazione dei diritti umani, chiamandole al voto e a far parte dell’Assemblea che diede vita alla Costituzione.

 

I padri e le madri costituenti raccolsero lo spirito di tutte le componenti dell’antifascismo, tra cui i nostri IMI, per enunciare i principi fondamentali della Repubblica che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, affermando la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge di ogni cittadino.

Il sacrificio degli Internati, come di tutti gli antifascisti, portò a sancire come imprescindibili questi principi che il nazi-fascismo aveva negato e che, al contrario, ispirano da sempre la nostra Associazione.

 

La Presidenza

 

Questo il link su cui seguire il video del Presidente Orlando Materassi a celebrazione di questa importante data.

 

http://www.youtube.com/watch?v=eNMZjCCT8P4

Congratulazioni alla socia Silvia Pascale

 

L’ editore con il quale la nostra Dirigente Nazionale e Presidente della sezione di Treviso Silvia Pascale ha pubblicato vari volumi facendo conoscere le testimonianze di tanti IMI, è stato contattato dal Ministero degli Esteri congiuntamente all’Ambasciata in Germania a Berlino affinché Silvia, tenga un corso di formazione per docenti nel prossimo autunno, ovviamente in Germania.

Ciò rende onore al suo quotidiano lavoro per mantenere viva la Memoria dei nostri Internati Militari Italiani ed è motivo di orgoglio per tutta la nostra associazione.

A nome mio personale e certo di interpretare il pensiero dei nostri Dirigenti e Soci tutti dell’ANEI, desidero formulare a Silvia vive felicitazioni e meritati complimenti.

 

Orlando Materassi – Presidente Nazionale

Licio Giglio

Un soldato italiano nelle prigioni di Hitler

 

Mio padre si chiama Licio Giglio è nato a Tricase (LE) il 19 maggio 1921 da genitori ostunesi e vive ad Ostuni (BR) insieme a mia madre Emilia Lucchi.

Quando Mussolini proclamò l’entrata in guerra dell’Italia mio padre Licio frequentava l’ultimo anno del Liceo Classico “Emanuele Duni” di Matera e dopo pochi giorni fu subito arruolato.

Dopo aver frequentato la scuola Allievi Ufficiali di Potenza fu spedito sul fronte russo come Ufficiale Sottotenente di artiglieria aggregato alla divisione alpina Tridentina che doveva raggiungere sul Don le altre due divisioni alpine.

Sopravvissuto alla battaglia di Nikolajewka incominciò la lunga ritirata di circa 20 giorni nel gelo delle sterminate steppe russe ed una volta raggiunte le retrovie fu inviato in Italia al Centro Mutilati di Milano per una ferita di granata al braccio.

Dopo aver trascorso a casa una breve licenza di convalescenza fu mandato in Jugoslavia in territorio di guerra e si trovava qui l’8 settembre 1943 quando fu proclamato l’armistizio.

Privato delle armi e dei mezzi di locomozione dovette raggiungere a piedi insieme al suo reparto una caserma italiana a Gradisca, dove trovò ad attenderli i tedeschi che lo deportarono nei campi di concentramento per non aver aderito alla Repubblica Fascista di Salò, per aver detto NO AL FASCISMO!

E’ stato quindi prima deportato nel lager di Biala Podlaska ed in seguito trasferito nel lager di Sandbostel dove è rimasto fino alla liberazione da parte delle forze armate inglesi.

Giovanni Pettinà ci ha lasciati alla soglia dei 107 anni

Malo (Vicenza) 12 maggio 2020


Uno degli IMI più anziani, avrebbe compiuto 107 anni il prossimo 5 agosto non è arrivato al traguardo: è morto nella notte, nel sonno, Giovanni Pettinà, l’alpino più vecchio d’Italia.

Classe 1913, figlio di un alpino, fu artigliere alpino del gruppo Conegliano a partire dal 1940. Scartato dalla leva, fu richiamato per partecipare alla campagna di Grecia: lo aspettavano cinque anni di guerra, quasi due in un campo di internamento lavorando in uno zuccherificio, dopo che era stato catturato dai tedeschi.

Qui, a sinistra, lo vedete con una sua foto in mano scattata quando era un giovane militare italiano in divisa coloniale. Durante la guerra, Pettinà partecipò alla campagna di Grecia fino al 1943.

 «Una sera – ha ricordato nell’estate del 2019, intervistato dal Corriere del Veneto – qualcuno iniziò a gridare: “L’armistizio, l’armistizio”.

Lo sapemmo così. Uno a uno, i tedeschi ci chiesero chi voleva andare in Germania a combattere con loro. Ma nessuno voleva». Fatto prigioniero con diversi compagni e costretto a lavorare in un campo di lavoro tedesco, patì la fame per mesi. Sul finire della guerra, i nazisti abbandonarono gli ex soldati italiani al loro destino. «Ci portarono di là del Reno e ci abbandonarono senza nulla. Ad un certo punto arrivarono gli americani. Ci offrirono le sigarette, ma noi non le volevamo: quello che ci serviva era del cibo», ha raccontato. Da lì, Pettinà riuscì, seppur faticosamente, a far la strada fino a casa, a Malo (Vicenza).

L’anno scorso, alle celebrazioni per il suo 106esimo compleanno, aveva detto: «Porto il cappello con orgoglio, feci quasi cinque anni da militare durante la guerra, di cui 22 mesi da internato in un campo in Germania, solo chi ha passato una simile esperienza può capire».

Per lui era già stata programmata una grande festa, restrizioni per il covid 19 permettendo, ma il 5 agosto  tutti lo ricorderemo ugualmente.

(Dal Corriere del Veneto, 12 maggio 2020)

1945

 

In questi giorni terminava ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale.

7 maggio 1945: a Reims, in Francia, viene firmata una prima resa dell’esercito tedesco con gli anglo-americani.

8 maggio 1945: a Berlino, in Germania, viene firmata una seconda resa dell’esercito tedesco con i russi (per volontà di Stalin che voleva rivendicare così il ruolo dell’Armata Rossa nella liberazione di Berlino).

La resa tedesca in Italia era diventata operativa dal 2 maggio.

9 maggio 1978 – 9 maggio 2020

 

L’uccisione dell’on.Aldo Moro avvenuta il 9 maggio 1978, rimane, pur a distanza di tanto tempo, una ferita  aperta nella memoria collettiva di noi italiani. La redazione di Noi dei Lager vuole ricordarlo ai soci ANEI con il presente articolo, uscito nel numero 1/2 del 2018, in occasione del quarantennale.

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In questo momento di dolore per la Nazione, ricorre l’anniversario della Liberazione dall’egemonia nazifascista e si è costretti a rinunciare alle consuete celebrazioni pubbliche. Tuttavia la segregazione che stiamo vivendo ci fa sentire più vicini alla condizione degli Internati Militari Italiani che vissero nei Lager tedeschi quei giorni dell’aprile 1945, trattenuti dagli Alleati dopo la liberazione. Ascoltarono alla radio le notizie di quell’evento tanto atteso, con entusiasmo per la liberazione delle città del Nord e ammirazione per i patrioti, ma anche con la sofferenza di non poter essere anch’essi protagonisti di quelle memorabili giornate.

 

Eppure anche gli IMI avevano condotto la loro lotta di Liberazione con il sacrificio di più di cinquantamila di loro e la loro Resistenza, attuata nei Lager, ebbe delle caratteristiche uniche.

Non con le armi, ma con il rifiuto di collaborare, scegliendo la prigionia, i militari italiani, catturati dopo l’8 settembre 1943, si opposero a fascisti e nazisti.  Con la passività, non con l’azione militare che era stata loro negata dalla vergognosa gestione dell’armistizio da parte degli alti comandi dell’esercito italiano.

 

Ma quella passività, costata ai più il lavoro coatto, non fu azione di poco conto. Il rifiuto sia di riprendere le armi da parte di più di seicentomila militari sia di impegnarsi nell’apparato lavorativo che sosteneva lo sforzo bellico tedesco, da parte degli ufficiali, contribuì in modo significativo a ridurre il prolungamento del conflitto, a delegittimare l’insediamento della Repubblica sociale italiana e a diminuire l’efficacia dell’azione repressiva anti-partigiana.

 

A buon diritto, quindi, possiamo parlare di Resistenza senz’armi da parte degli IMI e del loro notevole contributo alla Resistenza in generale, attuata dai partigiani e dalla popolazione che supportò l’impegno armato degli antifascisti che diedero il loro apporto alla vittoria delle truppe alleate e cobelligeranti.

In quei giorni anche gli IMI portarono a termine la loro dura e dolorosa lotta di liberazione contro lo stesso nemico perché, fino all’arrivo degli Alleati, per venti mesi, avevano saputo resistere alla fame, al freddo, alla fatica del lavoro coatto, ai soprusi, affermando la propria dignità di uomini in un contesto che cercava in tutti i modi di negarla.

 

La data del 25 aprile segna la conclusione vittoriosa delle varie forme di resistenza al nazi-fascismo e ci ricorda la matrice antifascista della nostra Costituzione e della nostra Repubblica. È una data sacra alla Patria perché ricorda il sacrificio di tanti e segna l’inizio della nostra storia attuale, richiamandoci, in questi giorni altrettanto tragici, a quella unità di intenti, a quella solidarietà, a quella forza di sopportazione della sofferenza, che allora tutti i resistenti seppero trovare per regalarci la Libertà e la Democrazia.

 

La Presidenza nazionale

 

 

 

Ritroviamo l’entusiasmo per ripartire

Continua questo tempo senza tempo. Le giornate non sono scandite da una sequenza di impegni o di appuntamenti, ma si prolungano in una successione di minuti trascorsi nello stesso luogo e quasi sempre svolgendo le medesime “attività”, se vogliamo così definirle con un eufemismo.

Impossibile non andare con la memoria, soprattutto per noi dell’Anei, al tempo trascorso in prigionia dai nostri IMI.

Certamente la nostra situazione è molto più simile a quella degli ufficiali, ancora non obbligati al lavoro, e costretti a languire nei Lager, che a quella dei soldati e dei sottufficiali stremati dal pesante lavoro quotidiano.

Tuttavia un’altra affinità possiamo riscontrare con la situazione degli IMI, quella della malattia polmonare che si prende ogni giorno il suo tributo di morti.

Non è lo stesso morbo che affliggeva i militari internati, denutriti e vessati, cioè la tubercolosi, ma sempre di un’affezione ai polmoni si tratta.

Non assistiamo da vicino al drammatico spettacolo del carretto dei morti condotti alla sepoltura (lo stesso carretto che trasportava il pane per i sopravvissuti), ma tutti, ammutoliti di fronte al televisore, abbiamo visto il mesto corteo degli autocarri dell’esercito che trasportavano le salme, da Bergamo in altre città, per la cremazione.

I numeri dei deceduti si avvicinano paurosamente, sempre più, a quelli di allora e il virus non ha voluto risparmiare neanche il nostro Carlo Elio Simoncini.

Anche allora si temeva il contagio e i malati venivano isolati e portati nelle infermerie (o meglio i lazzaretti) dove difficilmente sopravvivevano perché non ricevevano quelle cure con le quali si prodigano, invece, i nostri operatori sanitari.

Sono considerazioni drammatiche che sembrerebbero non lasciare spazio alla speranza, ma, al contrario, credo si debba trarre insegnamento da questa situazione per trovare nuovi stimoli al nostro agire associativo.

Abbiamo provato e stiamo sperimentando la realtà di una condizione di segregazione, sia pure con tutte le comodità che lo sviluppo della tecnologia e del progresso in generale ci mette a disposizione.

Quando torneremo a parlare degli IMI, soprattutto ai giovani, sarà più facile farli entrare nella dimensione della prigionia e sarà meno astratto il riferimento ad una realtà che era soltanto lontanamente ipotizzabile. Verrà spontaneo il confronto, sia pure rimarcando le differenze, e sarà maggiore l’interesse per quelle vicende perché più concreto il riferimento ad una dimensione di costrizione.

Adesso attendiamo fiduciosi la fine di questo, tanto tremendo quanto inaspettato, periodo di quarantena, osservando le disposizioni prescritte e preparandoci a riprendere con nuova energia le nostre iniziative, forti di un nuovo sentire che ci ha maggiormente avvicinato al ricordo dei nostri cari.

La Presidenza nazionale

 

 

 

25 APRILE 2020

 

 

 

75 anni dalla Liberazione, dal riscatto e riconquista della propria identità.

75 anni che noi italiani conserviamo un regalo cui non tutti abbiamo dato il giusto rilievo.

Ora dobbiamo ricordarlo e considerarne il profondo valore.

 

Di seguito l’indirizzo della pagina con il video del presidente della nostra Associazione, Orlando Materassi, trasmesso attraverso il canale YouTube, registrato in occasione del prossimo 25 aprile.

https://youtu.be/_bwRqIAckaI

 

 

Opponendosi alla guerra gli Internati Militari hanno scelto la Pace;

Opponendosi al fascismo hanno scelto la Democrazia;

Scegliendo la prigionia hanno scelto la

 Dignità;

Assieme ai Partigiani hanno costruito i pilastri della nostra

Costituzione.

 

 

 

 

24 aprile 2020

Auguri a Dino Vittori

Il nostro caro Dino Vittori di Firenze è dopo Raffaele Arcella il secondo centenario dell’anno 2020. L’imperante epidemia di corona virus ci impedisce di festeggiarlo da vicino come avremmo voluto, lo vogliamo però far conoscere con queste brevi note ai neo iscritti ANEI e a lui dirgli che riputiamo un onore e una singolare fortuna averlo incontrato e conosciuto.

Travolto giovanissimo dalla guerra, sottotenente nel Reggimento di Fanteria della Divisione Marche, venne catturato in Croazia dopo l’8 settembre ‘43 e percorse nei vari Offlag della Polonia e Germania quel calvario che ormai conosciamo, avendo senza esitazione preferito il Lager alla vergogna dell’opzione.

Al rientro dopo il 1945, scelse di utilizzare il suo diploma magistrale, e capì che quella di maestro, di educatore era la professione giusta per lui, e saranno i ragazzi delle elementari di Montespertoli a fargli recuperare un po’ di quella spensieratezza e giovinezza che i cinque anni di guerra gli avevano rubato.  Per loro cominciò, a scuola, a raccontare la sua esperienza di prigionia, insegnando in concreto cosa significhi Patria e cosa significhi scelta di libertà. 

La stessa cosa poi, andato in pensione, continuerà a fare nei suoi interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, in qualità di socio, prima dell’associazione Combattenti e reduci, e poi dell’ANEI.

Qui all’interno della Federazione provinciale di Firenze, collaborerà attivamente con l’amico Nicola Della Santa e con il presidente generale Giovanni Rossi al progetto di istituzionalizzare lo scopo principale dell’associazione, quella di raccogliere il più possibile documenti, diari, memoriali (di ufficiali ma anche di soldati) e farli studiare negli ambienti accademici italiani e internazionali.     

Idea che è stata vincente se oggi la vicenda degli internati è entrata finalmente nella memoria collettiva.

Al congresso di Firenze dello scorso anno, in cui si è rifondata l’ANEI, Dino ha voluto portare la sua testimonianza, ma anche la sua giusta riserva sulla possibilità di trasmettere un’esperienza in sé incomunicabile.

Testualmente ha detto:

Auspichiamo che si vada più avanti di noi nella ricerca storica dell’episodio che abbiamo vissuto, anche se pensiamo che nessuno di coloro che studieranno domani, potranno cogliere il senso di “quel si fa presto a dire fame “della quale la fame era solo un aspetto, ma la dignità dell’uomo, salvaguardata a prezzo della vita era la connotazione superiore, e questa memoria ha il potere di commuoverci ancora e di illuminare il nostro tramonto “…  

 

 

E noi, oggi, 24 aprile 2020, per i tuoi 100 anni, ancora questo possiamo dirti, caro Dino, che in questo momento difficile che sta attraversando il nostro paese, tu ci aiuti a essere forti e di nuovo a resistere.

 

20 aprile 2020

AUGURI a Gianrico Tedeschi

oggi compie

100 anni

 

L’ANEI manda gli auguri virtuali a Gianrico Tedeschi che oggi compie 100 anni.

Dopo l’8 settembre ’43 viene catturato in Grecia a Volos e come moltissimi militari italiani, circa 700.000, per aver rifiutato di aderire al nazifascismo, viene deportato a Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf.

Così dice in un’intervista:

 “Fu allora che cominciammo a capire, ad aprire gli occhi, noi giovani cresciuti sotto il fascismo.

Prima la guerra e poi l’internamento furono un brusco, drammatico ma salutare risveglio. Noi rifiutammo, malgrado minacce e lusinghe, di aderire al fascismo ed al nazismo. Avevamo capito, provato sulla nostra pelle quale minaccia rappresentavano per la pace e la libertà, per il futuro nostro e delle generazioni che sarebbero venute.

Una decisione condivisa dagli Internati Militari Italiani

Massimo Recalcati

La nuova fratellanza

La Repubblica, sabato 14 marzo 2020

I nazisti ci hanno insegnato la libertà, ha scritto una volta Jean Paul Sartre all’indomani della liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Per apprezzare davvero qualcosa come la libertà, bisognerebbe dunque perderla e poi riconquistarla? Ma non sta forse accadendo qualcosa di simile con la tremenda pandemia del coronavirus? La sua spietata lezione smantella in modo altamente traumatico la più banale e condivisa concezione della libertà. La libertà non è, diversamente dalla nostra credenza illusoria, una sorta di “proprietà”, un attributo
della nostra individualità, del nostro Ego, non coincide affatto con la volubilità dei nostri capricci. Se così fosse, noi saremmo oggi tutti spogliati della nostra libertà. Vedremmo nelle nostre città deserte la stessa agonia a cui essa è consegnata. Ma se, invece, la diffusione del virus ci obbligasse a modificare il nostro sguardo provando a cogliere tutti i limiti di questa concezione “proprietaria” della libertà? È proprio su questo punto che il Covid-19 insegna qualcosa di tremendamente vero.

Questo virus è una figura sistemica della globalizzazione; non conosce confini, Stati, lingue, sovranità, infetta senza rispetto per ruoli o gerarchie. La sua diffusione è senza frontiere, pandemica appunto. Da qui nasce la necessità di edificare confini e barriere protettive. Non però quelle a cui ci ha abituati il sovranismo identitario, ma come un gesto di solidarietà e di fratellanza. Se i nazisti ci hanno insegnato ad essere liberi sottraendoci la libertà e obbligandoci a riconquistarla, il virus ci insegna invece che la libertà non può essere vissuta senza il
senso della solidarietà, che la libertà scissa dalla solidarietà è puro arbitrio. Lo insegna, paradossalmente, consegnandoci alle nostre case, costringendoci a barricarci, a non toccarci, ad isolarci, confinandoci in spazi chiusi. In questo modo ci obbliga a ribaltare la nostra idea superficiale di libertà mostrandoci che essa non è una proprietà dell’Ego, non esclude affatto il vincolo ma lo suppone. La libertà non è una manifestazione del potere dell’Ego, non è liberazione dall’Altro, ma è sempre iscritta in un legame. Non è forse questa la tremendissima lezione del Covid-19? Nessuno si salva da solo; la mia salvezza non dipende solo dai miei atti, ma anche da quelli dell’Altro.

 

Ma non è forse sempre così? Ci voleva davvero questa lezione traumatica a ricordarcelo? Se i nazisti ci hanno insegnato la libertà privandocene, il coronavirus ci insegna il valore della solidarietà esponendoci all’impotenza inerme della nostra esistenza individuale; nessuno può esistere come un Ego chiuso su se stesso perché la mia libertà senza l’Altro sarebbe vana. Il paradosso è che questo insegnamento avviene proprio attraverso l’atto necessario del nostro ritiro dal mondo e dalle relazioni, del nostro rinchiuderci in casa. Si tratta però di valorizzare la natura altamente civile e profondamente sociale, dunque assolutamente solidale, di questo apparente “isolamento” che, a ben guardare, tale non è. Non solo perché l’Altro è sempre presente anche nella forma della mancanza o dell’assenza, ma perché questa auto-reclusione necessaria è, per chi la compie, un atto di profonda solidarietà e non un semplice ritiro fobico-egoistico dal mondo. In primo piano non è qui tanto il sacrificio della nostra libertà, ma l’esercizio pieno della libertà nella sua forma più alta.
Essere liberi nell’assoluta responsabilità che ogni libertà comporta significa infatti non dimenticare mai le conseguenze dei nostri atti. L’atto che non tiene conto delle sue conseguenze è un atto che non contempla la responsabilità, dunque non è un atto profondamente libero.

L’atto radicalmente libero è l’atto che sa assumere responsabilmente tutte le sue conseguenze. In questo caso le conseguenze dei nostri atti investono la nostra vita, quella degli altri e quella del nostro intero Paese. In questo modo il nostro bizzarro isolamento ci mette in rapporto non solo alle persone con le quali lo condividiamo materialmente, ma con altri, altri sconosciuti e fratelli al tempo stesso. La lezione tremendissima del virus ci introduce forzatamente nella porta stretta della fratellanza senza la quale libertà e uguaglianza sarebbero parole monche. In questo strano e surreale isolamento noi stabiliamo una inedita connessione con la vita del fratello sconosciuto e con quella più ampia della polis . In questo modo siamo davvero pienamente sociali, siamo davvero pienamente liberi.

29 marzo 2020

A Treviso, una delle aree più colpite dal covid19 , Silvia Pascale, presidente della sezione ANEI di Treviso e consigliera nazionale, nel suo ruolo di insegnante di scuola media, non arrendendosi alla difficoltà del momento assieme ai suoi allievi, ha dato vita ad un bellissimo esperimento come potete leggere in questo articolo riportato a seguire. Molti sono gli insegnanti che tengono lezioni on line, a tutti i livelli scolastici, ma queste lezioni che ripercorrono la storia di chi, più di 70 anni orsono, stava combattendo una guerra di resistenza che solo ora possiamo (anche se solo lontanamente) capire, come Associazione ANEI ci emozionano particolarmente.

Domenica 20 marzo 2020

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Giragallo Ives, classe 1922, si è spento nella mattina di domenica 20 marzo 2020.

Bersagliere orgoglioso, è stato un Internato Militare Italiano, socio della Federazione ANEI di Padova.

Col suo bel cappello piumato, religiosamente conservato, nei locali del Museo Nazionale dell’Internato Ignoto in Padova, Ives è qui ritratto assieme al vicepresidente ANEI Gastone Gal ed alla consigliera della Federazione di Padova Lucia Rampazzo.

Riflessioni nel periodo del COVID-19

In questi giorni di pandemia, chiusi nelle nostre case, siamo invasi da messaggi e filmati che si, e ci, richiamano al sentimento di solidarietà e di identità nazionale. Sentimento indiscutibile in questi momenti di lutto in cui tutti siamo coinvolti, come ci ha ricordato Papa Francesco, e ora, posti di fronte alla nostra debolezza, ci rifugiamo nella fratellanza e ritroviamo il senso dell’appartenenza.   Ma se sacrosanto è l’appello all’unità della nazione, ribadito anche dal Presidente Mattarella, non altrettanto corretta appare la strisciante accentuazione dei toni nazionalistici contrapposti alla storia di altri popoli di cui vengono generalizzati aspetti negativi. Ultimamente tocca ai tedeschi colpevoli di non aver accettato la prima proposta italiana di emettere gli Eurobond.    Quella degli Eurobond, o più precisamente di un sistema solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo, è una discussione ancora in corso, non è una trattativa conclusa, le riserve della Germania e di altri Paesi devono essere esaminate dall’Eurogruppo e c’è da credere che anche la Germania non voglia mettere in discussione la Comunità europea.

Una cauta attesa sarebbe d’obbligo, invece ecco dilagare video e messaggi che si scagliano contro la Germania rinfacciandole la responsabilità di aver scatenato due guerre mondiali e di aver sterminato sei milioni di Ebrei o di aver ricevuto la concessione di non ripagare totalmente i debiti di guerra.    Dati storici ineccepibili, ma ricordati con livore e rissosità ricalcando il vecchio schema delle colpe dei padri che ricadono sui figli, come se la Germania di adesso fosse quella del Terzo Reich, ma soprattutto come se anche noi non avessimo alcuna responsabilità nell’ultimo evento bellico mondiale. Come se non avessimo, anche noi, condotto una guerra di aggressione, come se il fascismo non avesse soppresso la democrazia eliminando anche fisicamente gli avversari politici e non avesse perseguitato gli Ebrei, come se non avesse voluto trascinare in guerra e alla distruzione l’Italia. Insomma, come se noi potessimo dare lezione agli altri.    Ma soprattutto come se tutti coloro che si sono sacrificati combattendo con o senza armi nazismo e fascismo per ridare al mondo la Pace, ricostruendo l’Europa sulle basi della democrazia e della solidarietà, si fossero immolati invano.  

Proprio dai nostri IMI abbiamo imparato che bisogna superare i rancori e che è indispensabile riconciliarsi con chi ha riconosciuto gli errori del passato e ne ha fatto un monito per le nuove generazioni al fine di guidarle al consolidamento di quei valori che riconoscono come imprescindibili i diritti e i doveri di ogni essere umano. I nostri Internati ci hanno indicato il cammino da seguire che non può essere che quello di attenuare i contrasti e trovare una soluzione comune che si proporrà da sola in questa situazione di coinvolgimento di tutti.  

  Ora comprendiamo quanto sia importante la solidarietà che stiamo sperimentando concretamente con gli aiuti che ci arrivano da altri Paesi, comprese la Banca Centrale Europea che ha acquistato 220 miliardi di titoli di Stato italiani e la Germania che accoglie i nostri malati.  

Facciamo nostra la lezione che ci viene da coloro che hanno sofferto la crudeltà del nazismo, che ci invitano a ricordare il passato perché non possa ripetersi, non per risvegliare rancori e odio.    La Germania è risorta perché ha fatto i conti con il passato e ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno della Germania. Anche l’Italia è risorta e mai come in questo momento ha bisogno dell’Europa, ma siamo sicuri di aver fatto i conti con il passato?

 

La presidenza

Cari Soci dell’A.N.E.I.

In questo momento di emergenza mondiale che stiamo vivendo tutti, ricordiamo l’insegnamento etico dei nostri IMI: resistere uniti, solidali, avere una fede che dia forza; per noi una fede nelle nostre istituzioni, nei nostri medici e scienziati, non ultima, per alcuni, anche la fede religiosa.

 

Aiutiamo come possiamo l’Italia tutta. Stiamo a casa.

 

Questo virus ci ha portato ad una guerra mondiale in cui il nemico non umano, è determinato ma non invincibile. Combattiamo questa guerra unendo le forze di tutti.

Dobbiamo sopportare limitazioni personali ma abbiamo tanti modi per comunicare tra di noi. A volte basta un saluto anche breve, un cenno di amicizia e vicinanza capaci di riempire il vuoto che ci fa paura. Pensiamo che la nostra solitudine non ha confronto con quella dei nostri genitori, nonni o zii prigionieri nei Lager.

 

Ringraziamo tutti gli operatori sanitari e i medici ricercatori italiani e stranieri che stanno lavorando con grande generosità e che ci auguriamo arrivino presto a darci un’arma fondamentale per la vittoria: il vaccino.

Ricordiamo coloro che hanno perso la vita e siamo vicini ai loro cari.

Proprio per questo – rimaniamo ancora a casa.

 

Con un forte senso di amicizia un caro saluto a tutti i soci ANEI.

La presidenza

 

 

In memoria di

Giuseppe Capuzzo

 

 

 

 

 

L’1 marzo 2020 ci ha lasciati l’IMI Giuseppe Capuzzo nato a Bovolenta (PD) il 5-4-1924, socio onorario della delegazione di Maserà, sezione dell’ANEI di Padova. Pochi mesi fa aveva potuto rilasciare la sua ultima testimonianza di internato militare ai ricercatori dell’Università di Padova nell’ambito di un progetto italo-tedesco coordinato dal prof. Filippo Focardi, a cui collabora anche la nostra Associazione. Per diversi anni è stato protagonista di numerosi incontri sul tema della Memoria degli IMI narrando la sua sofferta esperienza di lavoratore coatto nell’industria tedesca. Deportato, dopo l’8 settembre 1943, nello Stalag III A di Luckenwalde, presso Berlino, lavorò all’AEG come internato militare e, in seguito agli accordi Mussolini-Hitler del 20-7-1944, venne dichiarato lavoratore civile dal 21 agosto 1944. Il suo impegno nel documentare senza rancore la propria esperienza, ha fornito una preziosa testimonianza del calvario dei seicentomila militari italiani che, rifiutando la collaborazione col nazifascismo, furono brutalmente sfruttati come lavoratori nell’apparato bellico tedesco a causa dell’arbitrario status di IMI, per essere ulteriormente beffati con il successivo e forzato passaggio a lavoratori civili. Quell’ulteriore cambiamento di status, togliendo loro anche la dignità di militari, li fece sembrare collaborazionisti della Germania.

L’ANEI, raccogliendo il Suo messaggio di riconciliazione e di pace, esprime alla famiglia le più sentite condoglianze

 

 

 

Mi accingevo a scrivere alcune considerazioni sulla nostra situazione di reclusi che ci avvicina, con le dovute proporzioni, alla condizione degli IMI, quando mi è giunto l’annuncio della scomparsa del nostro socio Carlo Elio Simoncini, presidente della sezione “Valle Camonica”.

La notizia mi ha colpito con la stessa fulmineità con cui è sopraggiunta la morte del nostro caro socio perché improvvisamente tutta l’Anei si è ritrovata immersa in questa micidiale epidemia delle cui più tragiche conseguenze siamo a conoscenza, ma non le avevamo ancora toccate in prima persona. Sì, ora abbiamo anche la nostra tragedia, perché questa morte è di tutta l’Associazione e quelle considerazioni che volevo fare sulla condizione di reclusi in pantofole, assumono un altro aspetto, un’altra valenza, ci avvicinano realmente al sacrificio degli IMI, e diventano dolore.

 

Gastone Gal

Vice-presidente ANEI

Facciamo pervenire le condoglianze della redazione della rivista Noi dei Lager alla famiglia del nostro socio Carlo Elio Simoncini, la cui scomparsa ci addolora profondamente e ci fa toccare con mano la tragedia che si sta abbattendo sul nostro paese. Ricordiamo il suo attivismo, nella nostra ANEI e nella sua  sezione della Valcamonica (BS).

Anna Maria  Casavola

Direttore responsabile della rivista Noi dei Lager

Cari soci,

l’emergenza dettata dal Coronavirus e le conseguenti disposizioni ministeriali ci costringono alla forzata inattività, per ora fino al 3 aprile. Ci sentiamo particolarmente vicini alle regioni e alle province maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria, pensiamo in particolar modo alla chiusura del nostro Museo di Padova, luogo di incontro, in questo periodo, di numerose classi di studenti che, grazie all’opera dei volontari e alle testimonianze lì presenti, vengono a conoscenza delle drammatiche vicende degli IMI. Ma ricordiamo anche il blocco dei viaggi della memoria, organizzati dalle nostre sezioni, delle conferenze, degli incontri istituzionali, delle presentazioni di nuovi volumi, insomma di tutte le attività che la nostra Associazione organizza e attua grazie all’opera dei volontari che sono il pilastro portante dell’ANEI e ai quali va la nostra grande riconoscenza. Il Consiglio direttivo che doveva essere indetto questo mese viene necessariamente aggiornato più avanti, in attesa di nuove disposizioni e nella speranza di un deciso miglioramento dell’attuale situazione.

Cordiali saluti a tutti.

                                                                                                                                                          La Presidenza

In Liguria, a Genova e a Cicagna,

due appuntamenti dedicati agli IMI

 

Venerdì 21 febbraio nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova si è tenuto il Convegno “Gli schiavi di Hitler. Internati Militari Italiani nella Seconda Guerra Mondiale”, organizzato da ANPI, ILSREC e Comune di Genova con la partecipazione di studenti di cinque Istituti del territorio, al quale è intervenuto il presidente nazionale ANEI Orlando Materassi.

 

 

Sabato 22 febbraio presso il Palazzetto Multiuso del Comune di Cicagna (Genova) si è tenuto l’evento “Fiori del lager – Antologia di internati Militari Italiani – Una difficile memoria”. L’organizzazione è stata curata dall’Associazione Marinai Italiani Gruppo di Cicagna e Fontanabuona, Gruppo Alpini di Cicagna e Fiap Genova con il patrocinio del Comune e dell’Associazione Nazionale ex Internati.

Il promotore della giornata è Riccardo Pagliettini, un attento cultore di storia locale e soprattutto di quanto accaduto durante l’ultimo conflitto bellico.

L’incontro è stato moderato dal giornalista Massimo Lagomarsino e sono intervenuti il presidente Nazionale ANEI Orlando Materassi e l’autrice del volume, prof.ssa Silvia Pascale.

Orlando Materassi ha sottolineato la correttezza del sottotitolo: una difficile memoria.

Dopo l’8 settembre 1943, con un’arbitraria decisione e violando le norme della Convenzione di Ginevra del 1929, Hitler, con la complicità di Mussolini, cambiò lo status dei nostri militari catturati: da prigionieri di guerra diventarono internati militari italiani negando loro la tutela e gli aiuti della Croce Rossa Internazionale.

Avrebbero, comunque, potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica Sociale Italiana.

Circa 650.000 di loro risposero NO, un NO ripetuto più volte, e fecero della loro scelta, seppur con motivazioni diverse, il rifiuto di ogni tipo di collaborazione con nazisti e fascisti.

Continua Materassi: “Una scelta antifascista, di ragazzi e uomini che rifiutarono con coraggio la libertà e accettarono la prigionia per venti lunghi mesi nei Lager nazisti del Terzo Reich. La loro Resistenza li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo. Cercarono di resistere alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, e circa 50.000 di loro non fecero ritorno a casa.”

Il pomeriggio è proseguito con la presentazione dell’Antologia di Silvia Pascale “Fiori dal Lager”. L’autrice ha spiegato che il è una raccolta di lettere, di racconti, di diari e di interviste, per dare voce a cinquantatre Internati Militari Italiani. Le loro storie vivono ancora grazie agli scritti, alle memorie dei familiari, ai documenti e alle immagini inedite che costellano queste pagine.

Chi erano questi giovani uomini capaci di una scelta così drammatica?

Ragazzi poco più che ventenni, giovani padri di famiglia che hanno sacrificato un periodo della loro vita e che una volta rientrati hanno raccontato poco, ma la loro esperienza è rimasta impressa nell’animo ed è stata raccolta dalle proprie famiglie. In quest’opera hanno trovato voce anche alcuni di quelli che non sono tornati. Le loro storie sono state recuperate dai figli, dai nipoti o dai pronipoti, che hanno cercato per anni i documenti o anche solo una tomba, spesso senza neppure trovarla.

 

 

Presentato il 10 febbraio a Treviso il libro

“Coltivare memoria, praticare cittadinanza”

 

 

Il giorno 10 febbraio presso l’Istituto Comprensivo “Stefanini” di Treviso si sono tenuti due incontri nell’ambito del progetto di formazione “Ripensare la Memoria” coordinato dalla prof.ssa Silvia Pascale:

  • Alla mattina per le classi terze
  • Al pomeriggio per la cittadinanza, in particolare per i docenti.

L’incontro patrocinato da ANEI nazionale e dalla sezione ANEI di Treviso, ha visto la presentazione del volume della dott.ssa Luana Collacchioni “Coltivare memoria, praticare cittadinanza” che si colloca all’interno di un percorso di ricerca biennale dell’Università di Firenze, “La Memoria Resistente”, un progetto europeo presentato da ANEI Firenze e finanziato dalla Germania con i Fondi per il Futuro.

Gli incontri hanno visto la partecipazione dell’autrice del libro e del presidente nazionale ANEI Orlando Materassi, responsabile anche del progetto sopra citato, con il coordinamento di Silvia Pascale.

Alla mattina alla presenza di circa 180 studenti estremamente attenti, Materassi ha parlato dell’esperienza di suo padre Elio come internato militare italiano e di lui come figlio che ne tramanda la memoria, affidando alla carta il suo diario di guerra e prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Luana Collacchioni ha ricostruito il quadro storico del nazifascismo e delle deportazioni, spiegando l’importanza dello studio delle testimonianze e l’importanza di non essere indifferenti.

 

 

Il volume offre un resoconto dei molteplici percorsi svolti con docenti, alunni delle scuole primarie e secondarie e studenti universitari con la precisa finalità di valorizzare la memoria, potenziare il pensiero critico–riflessivo ed educare alla cittadinanza e alla partecipazione attiva promuovendo valori come la responsabilità, l’impegno, la solidarietà.

Al pomeriggio si è avuto l’incontro con il pubblico, in particolare con docenti del territorio frequentanti il corso di formazione sulla Memoria.

A Perugia, appello alla memoria e commozione alla presentazione del libro «Fiori dal Lager». Antologia di Internati Militari Italiani

 

 

Sabato 8 febbraio a Perugia si è svolta la presentazione del volume di Silvia Pascale «Fiori dal Lager. Antologia di Internati Militari Italiani», iniziativa patrocinata da Comune e ANEI Nazionale, fortemente voluta dalla famiglia Roscini.

Ha aperto la mattinata l’Assessore Leonardo Varasano con un pertinente discorso su questa pagina di storia poco conosciuta soprattutto nelle scuole.

Ha proseguito Orlando Materassi presidente nazionale ANEI che ha sottolineato la scelta del NO degli IMI: no al nazifascismo che ha determinato 20 mesi nei Lager del Terzo Reich sopportando fame, freddo e paura. È doveroso ribadire l’importanza del ‘fare memoria’, comunicando alle nuove generazioni in maniera diretta il drammatico ricordo del passato, di una delle pagine più orribili della nostra storia recente. Come non dimenticare quanto è accaduto ai nostri connazionali internati solo per non aver acconsentito a combattere per l’esercito del Duce e per Hitler.

Successivamente è intervenuta la dott.ssa Luana Collacchioni dell’Università di Firenze che ha ribadito l’importanza della ricerca storica in chiave pedagogica.

Centrale la presentazione voluta dall’autrice della storia di Alberto Roscini, padre di Franco e presente al tavolo con la ricercatrice.

Alberto Roscini viene catturato a Ragusa, attuale Dubrovnik, il 12 settembre 1943 e internato in diversi campi di concentramento: in Polonia nello Stalag II D a Stargard, poi allo Stalag XII A di Limburg, infine al VI C di Bathorn e VI J di Fichtenhain. Verrà impiegato verso la fine della prigionia in un Arbeitskommando a Bensberg, vicino a Colonia e alloggiato con altri italiani nella sala di un cinema dismesso

Qui il 12 aprile 1945 Alberto Roscini morirà sotto bombardamento alleato. Soltanto in anni recenti però Franco è riuscito a sapere dove fosse sepolto il padre e solo nel 2015 è riuscito attraverso un lungo lavoro di ricerca a riportare i resti del padre in Italia, riesumati dal Cimitero Monumentale di Amburgo.

La giornata si è conclusa proprio con la commovente testimonianza di Franco Roscini che ha ricordato le difficoltà della ricerca, le speranze e poi la gioia del ritorno del padre vicino alla tomba della mamma.

L’Anei esprime solidarietà e vicinanza al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e ai famigliari dei feriti per l’attentato subito in Iraq dai militari italiani.

Giovedì 7 novembre u.s., primo giorno sotto tutela di Liliana Segre, il vicepresidente dell’ANEI Gastone Gal ha incontrato la senatrice in Galleria a Milano, esprimendole tutta la solidarietà della nostra Associazione. Se si è costretti a ricorrere a simili provvedimenti per tutelare una illustre vittima della Shoah, mai come ora la nostra Associazione è chiamata all’attuazione del nostro mandato in difesa dei diritti umani e in opposizione ad ogni forma di sopraffazione.

28 ottobre 2019

La senatrice Liliana Segre

La Presidenza nazionale dell’ANEI esprime la propria vicinanza e solidarietà alla senatrice Liliana Segre vittima di quotidiani insulti antisemiti e di genere, come riferisce il Centro di documentazione ebraica di Milano e pubblicato ieri da Repubblica.
Le offese a lei dirette, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove morì suo padre, ci riempiono di indignazione e riteniamo che non si possa e non si debba restare indifferenti né sottovalutarle, sono un segnale che ci    fa ricordare l’ammonimento di Primo Levi “Meditate che questo è stato”. Nel ricordo dei nostri Internati Militari, della Shoah e di tutte le vittime delle deportazioni, questo possiamo dire: non mancherà mai il nostro quotidiano impegno culturale ed educativo per combattere ogni forma di odio, di razzismo e di antisemitismo.

14 ottobre 2019

L’Anei, fedele al proprio mandato in difesa dei diritti umani, non può non esprimere la propria riprovazione per l’aggravarsi della situazione internazionale che vede prevalere ancora una volta le “ragioni” della forza a danno di popolazioni inermi che ne subiscono tragicamente le conseguenze. La Siria, travagliata da diversi anni da un conflitto, che oltre ad aver provocato numerose vittime ha costretto all’esodo una gran parte dei suoi abitanti, subisce ora i raid turchi contro le popolazioni curde. Si assiste al triste fenomeno della pulizia etnica che tanti drammi ha creato in diverse parti del mondo recando offesa all’imprescindibile rispetto dei diritti umani, per i quali si batteva Hevrin Kholaf, segretaria generale dl Partito futuro siriano, vittima di un orribile assassinio. L’Anei esprime fin d’ora il proprio pieno sostegno alle iniziative del nostro governo volte a por termine a questo ennesimo oltraggio all’Umanità che sembra non riuscire a riconoscere la via della Pace.

L’ IMI COMBERLATO ALESSANDRO HA COMPIUTO 100 ANNI

 

12 ottobre 2019

Alessandro a 18 anni

Nasce a Caldogno il 12 Agosto 1919, ultimo di 4  figli e nel marzo del 1940 viene chiamato alle armi presso l’XI Genio a Udine Compagnia Trasmissioni per essere poi effettivo al XXI settore  GAF (Guardia alla Frontiera) di Tolmino. Con l’armistizio dell’8 settembre del 1943 le truppe tedesche circondarono la caserma di Tolmino e in poche ore i militari furono disarmati e caricati nei carri bestiame verso direzione ignota. Durante il viaggio che durò circa 4 giorni, Alessandro e i suoi compagni transitarono per Monaco, Stoccarda  ed infine il 12 settembre Alessandro arrivò a Kassel.

Destinazione finale: campo di Internamento  IX di Ziegenhain (Germania),  matricola 77754, il suo nuovo “nome”.

Costretto ai lavori forzati per più di 19 mesi, gli fu più volte chiesto di collaborare con Hitler ma lui, come la maggior parte degli Internati, ha sempre risposto di No.

Durante il suo internamento ha patito fame, punizioni, malattia ma fortunatamente è sempre riuscito a cavarsela. Durante la sua prigionia il lavoro coatto prevalente è stato quello della costruzione di nuove baracche per un lager destinato ad altri prigionieri e del recupero della polvere da sparo presso il lager di Steinbach.
Il 2 aprile 1945 il campo  IX di Ziegenhain è stato liberato dagli americani.

Alessandro Comberlato insignito con la medaglia d’Onore dal Prefetto di Vicenza Melchiorre Fallica e dal Sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro

Il suo viaggio di rientro è iniziato in maggio a piedi con gli amici  Aldo Gozza e Adelio Scotton.
Arrivato a piedi a Bolzano, grazie ai carri  della Pontificia commissione è rientrato a Caldogno il 5 giugno 1945.

Alessandro è uno dei 105 IMI di Caldogno, oggi è uno dei pochi IMI ancora vivente. Alessandro ha raggiunto il compimento del suo 100° anno di vita il 12 agosto 2019 e grazie alla sua famiglia  è impegnato ancora a testimoniare nelle scuole e presso le istituzioni la sua terribile esperienza e collabora con le più alte cariche dello Stato per far sì che atrocità così non si ripetano.Ha il distintivo di Volontario per la Libertà, ha la croce al merito di Guerra, è da sempre socio dell’ANEI e dell’ANCR; è Insignito della Medaglia d’Onore da parte del Prefetto di Vicenza, collabora attivamente  alla mostra Internazionale “Tra più fuochi, la storia degli internati militari italiani” presso il centro di Schoneweide di Berlino.

Grazie alla federazione ANEI di Vicenza e a suo figlio Virgilio, si sta organizzando un progetto con l’istituto comprensivo di Caldogno, l’amministrazione comunale e le autorità tedesche per valorizzare la sua storia e quella di tutti gli IMI.

 

5 ottobre 2019

CORDOGLIO PER I POLIZIOTTI PIERLUIGI ROTTA E MATTEO DEMENEGO

La Presidenza dell’Associazione Nazionale Ex Internati, A.N.E.I.,

nell’apprendere con sgomento e dolore la notizia dell’uccisione dei due giovani agenti

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego,

rivolge sentite condoglianze ai familiari

ed esprime cordoglio al Capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli,

e a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine.

 

A Padova ribadito lo spirito antifascista degli IMI e dell’ANEI

 

30 settembre 2019

Il 76° anniversario dell’Internamento, è stata l’occasione per il presidente nazionale dell’ANEI, Orlando Materassi, per riaffermare che gli Internati Militari Italiani, una generazione di uomini nati e vissuti sotto il regime, che avrebbero potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica di Salò, con il loro NO fecero una scelta antifascista, decidendo di stare dalla parte della dignità e del rispetto della persona, che fascismo e nazismo avevano negato.

Nel suo intervento durante la cerimonia che si è svolta il 29 settembre presso il tempio dell’Internato Ignoto a Terranegra di Padova – organizzata dal Comune di Padova e dalla Federazione provinciale di Padova dell’ANEI, con la collaborazione del Comando Forze Operative Nord – Materassi ha ricordato che gli IMI “resistettero alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, fino al termine del secondo conflitto mondiale, rifiutandosi proseguire un’ingiusta guerra di aggressione. La loro Resistenza – ha affermato – li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo”.

Per il presidente dell’ANEI, il sacrificio degli IMI “autorizza ad esigere che abbiano il giusto rilievo durante le cerimonie rievocative del 27 gennaio, del 25 aprile e del 2 giugno, al pari di altre esperienze di Lotta di Liberazione e di deportazione” ed impone all’ANEI “di affermarlo nelle sedi istituzionali e nei rapporti associativi”.

Ma il doveroso ricordo del sacrificio degli IMI non basta. “Noi vogliamo che quella storia, oggi ancora assente nei testi scolastici, relegata a soli progetti integrativi, inizi ad essere materia educativa”, perché i valori di pace, democrazia, libertà e solidarietà che ispirano la Costituzione italiana, “sono il frutto della lotta di quanti lottarono e donarono la propria vita per offrirci una prospettiva di un futuro migliore”: e quindi anche degli IMI.

“La loro battaglia senza armi – ha affermato Materassi – li ha resi interpreti della Liberazione dal giogo nazifascista e protagonisti  della nascita di una nuova Italia Repubblicana ed Antifascista, che ripudia la guerra e che sarà sempre a difesa dei valori della libertà”.

Ricordando che proprio a Terranegra è scolpita su pietra la parola “perdonare”, Materassi ha poi dichiarato che “l’ANEI non può ignorare il tema della Riconciliazione”, già condiviso con le istituzioni della Repubblica Federale di Germania. A questo proposito “occorre che ognuno si adoperi per la Riconcilazione, perché essa è un importante viatico per educare ai valori della fratellanza e della Pace, ispirandosi ai quali i nostri IMI diedero vita all’ANEI dopo l’esperienza vissuta nei Lager”.

 

6 settembre 2019

 

Noi tutti sappiamo quanto l’8 Settembre 1943 sia una data determinante per la sorte della Patria e dell’esercito italiano. È il giorno dell’annuncio, da parte del maresciallo Pietro Badoglio, dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato segretamente il 3 settembre a Cassibile (Siracusa). Alla cessazione delle ostilità verso gli Alleati non corrispose un’adeguata e coordinata organizzazione dei nostri reparti militari per resistere all’aggressione tedesca, cosicché solo l’iniziativa di alcuni singoli comandi diede vita ad un’opposizione armata alla cattura, reazione destinata inevitabilmente al sacrificio. È doveroso ricordare i combattimenti nel Dodecaneso, a Cefalonia, Lero, Coo, Rodi, ma anche quelli in Albania e in Jugoslavia e altri in Italia, come quello di militari e civili a Porta San Paolo a Roma e altri in diversi luoghi della nostra penisola, tutti conclusisi con un alto numero di vittime anche a causa della rappresaglia tedesca. Al mancato ordine attuativo delle vaghe disposizioni delle Memorie n. 44 e 45 e dei contraddittori Promemoria 1 e 2 del Comando supremo italiano, comunque subordinati all’iniziativa tedesca, risposero eroicamente il valore e la dignità di diversi reparti del nostro esercito. Lo stesso valore e la stessa dignità che ebbero quei più di seicentomila Internati Militari che rifiutarono la liberazione scegliendo la fatica, la fame e in cinquantamila la morte, pur di non dare la loro adesione al fascismo e al nazismo. Fu la prima libera scelta dopo vent’anni di dittatura e fu una scelta coraggiosa di uomini e di militari, ispirati da valori di umanità, di pace, di lealtà. Una decisione che col tempo fu sempre più un consapevole democratico rifiuto di quelle ideologie che in nome di una presunta superiorità avevano portato la violenza e la sopraffazione nel mondo, e che gli IMI stessi ora subivano. Se l’8 Settembre segnò l’inizio dell’occupazione tedesca di gran parte dell’Italia e la divisione della nostra penisola tra la futura Repubblica sociale e il cosiddetto Regno del Sud, dopo la fuga dello stato maggiore dell’esercito e del re a Brindisi, sancì di fatto l’inizio della Resistenza armata contro il nazi-fascismo, attuata anche con il determinante contributo dei militari sfuggiti alla cattura. Fu importante quella lotta di popolo che attraverso azioni di sabotaggio contribuì a fiaccare l’opposizione, degli occupanti tedeschi e dei fascisti loro alleati, all’avanzata delle truppe alleate. Ma soprattutto dimostrò al mondo che gli Italiani volevano cancellare la dittatura e redimersi dalla guerra di aggressione scatenata dal fascismo. Quella Resistenza in armi si accompagnò a quella senz’armi attuata nei Lager dagli IMI, che ebbe ancora più vittime e non fu certo meno importante. È da questa data che inizia il cammino democratico del nostro Paese, quel cammino che, attraverso tanti sacrifici, ci ha riportati alla libertà e soprattutto ha dato origine alla nostra Costituzione, nata dalla lotta al fascismo, la cui matrice è quindi, in nome della democrazia, profondamente antifascista. In questo giorno, a 76 anni di distanza, non deve affievolirsi il ricordo del sacrificio di tutti i combattenti per la libertà, con o senza armi, che seppero reagire con determinazione ad un periodo buio della nostra storia richiamandosi ai valori fondanti dell’Umanità, la pace, la giustizia, la solidarietà che la nostra Associazione ha fatto propri raccogliendo il testimone lasciatoci dagli Internati Militari Italiani.

La Presidenza Nazionale

 

6 agosto 2019

 

Un contributo ANEI al tema dei diritti umani in relazione al decreto “Sicurezza bis” recentemente approvato al Senato

L’ANEI, ricordando le sofferenze patite dagli internati nei campi di concentramento nazisti, non può non essere in prima linea nella difesa di chi si vede oggi privato della propria dignità di essere umano nei campi di internamento in Libia, e di chi si avventura sul mare per sfuggire alla guerra, alla fame e agli aguzzini. Il decreto, approvato dal Senato, nei suoi primi articoli contiene norme moralmente inaccettabili riguardanti enormi sanzioni economiche previste per coloro che, ubbidendo alla coscienza e alle leggi del mare, soccorrono chi è in pericolo di vita. Queste norme si propongono di contrastare l’immigrazione clandestina, ma chi ne pagherà le conseguenze saranno proprio i bisognosi di aiuto, liberi di affogare, non certo i trafficanti di esseri umani. L’altro aspetto, che è doveroso sottolineare, è il pericolo di eventuali ricadute sul corpo sociale in quanto si rischia di perdere di vista l’importanza del valore della dignità della persona, alimentando così ulteriori episodi di intolleranza e di razzismo. Non possiamo non rilevare, infine, che il decreto è in palese contrasto sia con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sia con l’articolo 10 della nostra Costituzione che, ricordiamo, è nata proprio sulle macerie di uno Stato che aveva negato la democrazia, e per questo i padri costituzionali avevano ben presente l’intento di tutelare i diritti umani e l’effettivo esercizio delle libertà democratiche offerte anche allo straniero a cui sia impedito di esercitarle nel proprio paese. Per tutto ciò l’ANEI non può non esprimere il proprio sconcerto di fronte a provvedimenti che sembrano smarrire non solo il riferimento alla carta costituzionale, ma anche quello ai più elementari principi di umanità. 

La Presidenza dell’Associazione Nazionale Ex Internati,

partecipa al dolore della famiglia del

Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega

ed esprime la propria vicinanza

all’Arma dei Carabinieri

 

Incontro presso l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania

Il giorno 9 luglio 2019, il Presidente Orlando Materassi e la Dott.ssa Luana Collacchioni, titolare di un assegno di ricerca biennale per il progetto “La Memoria resistente” finanziato del “Fondo italo-tedesco per il futuro” sono stati ricevuti presso l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Nell’incontro avuto con l’Ambasciatore Viktor Elbling è stato condiviso il comune impegno per mantenere viva la Memoria degli IMI.

Il progetto in essere è stato ritenuto valido per una maggiore conoscenza della scelta fatta dagli IMI e del loro internamento, così come importante è stato coinvolgere le nuove generazioni al fine di una completa riconciliazione tra i Popoli e per dare certezza ad un futuro di pace.

Nell’occasione l’Ambasciatore ha fatto proprie le considerazioni del Presidente Orlando Materassi per dar vita al rilancio associativo dell’Anei, così come è emerso dall’ultimo congresso nazionale.

Al termine dell’incontro, l’Ambasciatore Viktor Elbling, il Presidente Orlando Materassi e la Dott.ssa Luana Collacchioni hanno rilasciato brevi video interviste.

In merito all’incontro, il Presidente Orlando Materassi, nell’esprimere il suo giudizio positivo sui temi affrontati e sulla manifestata volontà di collaborazione dimostrata dall’Ambasciatore, ha invitato lo stesso ad essere presente al convegno previsto nell’ambito del progetto “La Memoria resistente” che sarà organizzato a Firenze nel prossimo autunno.