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4 AGOSTO 2020: STRAGE DEL FOCARDO

 

A distanza di 76 anni si ricorda la Strage del Focardo, dove i nazisti trucidarono nella notte del 3 agosto 1944 la moglie e le due figlie di Robert Einstein, cugino dello scienziato. La comunità di Rignano sull’Arno, con l’Amministrazione comunale, si è ritrovata presso il Cimitero della Badiuzza per ricordare quella strage.


Hanno presenziato la Presidente del Consiglio comunale e il Sindaco di Rignano, la pastora Letizia Tomassone della Chiesa Valdese, David Liscia presidente Comunità Ebraica di Firenze, il presidente ANEI Orlando Materassi, Paolo Banci per ANPI Rignano-Reggello, la Presidente del Consiglio comunale di Pontassieve, la Città Metropolitana di Firenze nonché Don Gabriele Bandini e le associazioni del territorio.

Presente alla Cerimonia rappresentando l’ANEI il Presidente Nazionale Orlando Materassi, a ricordo delle vittime del nazifascismo e a conferma dell’impegno della Memoria.

BOLOGNA 2 AGOSTO 1980/2020 – PER NON DIMENTICARE

 

Domenica 2 agosto 2020 si è tenuta a Bologna la cerimonia per il quarantesimo anniversario della strage fascista alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 a cui era presente il Presidente Nazionale ANEI Orlando Materassi.

Sono passati 40 anni dalla bomba alla stazione di Bologna e per la prima volta, causa Covid-19, la cerimonia si è tenuta in piazza Maggiore, con collegamento streaming tramite megaschermo, alla stazione.

Importanti gli interventi del Presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strage alla Stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, quello del Sindaco di Bologna e della Città Metropolitana Virginio Merola, e della Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Nel ricordo di quel dolore, l’ANEI afferma il dovere della memoria e la necessità di piena verità e giustizia per difendere i valori di libertà e democrazia.

 

 

 

 

Pettenasco (Novara), 27 luglio 2020

Ci ha lasciati Gianrico Tedeschi

memoria storica del teatro italiano di cui è stato un attivo esponente per tanti anni.

La sua lunghissima carriera era iniziata in un Lager nazista dove era stato internato perché si era rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò.

È mancato Gianrico Tedeschi, 100 anni compiuti ad aprile, Internato Militare Italiano che nel Lager scoprì la sua passione per il teatro a cui si dedicò con successo tutta la vita.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne chiamato alle armi come ufficiale e partecipò alla campagna di Grecia; fatto prigioniero a Volos dopo l’armistizio, venne internato nei campi di Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf. Nella prigionia conobbe un altro internato destinato a diventare celebre, Giovannino Guareschi.

A Sandbostel recitò per la prima volta nella parte di Enrico IV nell’omonima opera di Pirandello e si innamorò del teatro.

Gianrico Tedeschi, come tutti gli IMI, ha portato con sé il ricordo della guerra, della deportazione, delle angherie naziste, della fame, del freddo e dell’isolamento dalla famiglia e dalla patria.

Fu allora che cominciammo a capire, ad aprire gli occhi, noi giovani cresciuti sotto il fascismo. Prima la guerra e poi l’internamento furono un brusco, drammatico ma salutare risveglio” disse in un’intervista qualche anno fa. “Noi rifiutammo, malgrado minacce e lusinghe, di aderire al fascismo ed al nazismo. Avevamo capito, provato sulla nostra pelle qual era la minaccia che rappresentavano per la pace e la libertà, per il futuro nostro e delle generazioni che sarebbero venute.

Un attore che ha fatto della sua vita un messaggio di libertà, di pace, di coerenza con l’invito a ricordare.

Buon viaggio Gianrico!

L’ANEI tutta si associa al dolore della famiglia.

 

 

 

 

 

 

Giù le mani dagli IMI

 

 

È proprio vero che gli Italiani non hanno ancora fatto i conti con il passato.

Con sdegno leggiamo in «Storia in rete» (n. 172, giugno 2020, pp. 52-55) un articolo a firma di Stefano Fabei ‘Davvero tutti gli IMI hanno fatto la resistenza? ’, che mette in discussione l’apporto dato dagli IMI alla Resistenza.

Secondo l’autore la cosiddetta «civilizzazione» degli Internati Militari Italiani dimostrerebbe che «i 500 mila IMI che accettarono di passare a “liberi lavoratori civili” compirono una scelta collaborativa, diretta o indiretta, se non proprio collaborazionista».

Incredibilmente, a distanza di tanto tempo, si ripete un assunto smentito fin dagli anni ’80 dagli storici… continua

 

Silvio Zaia, classe 1921, ci ha lasciati

Qui di seguito un breve riassunto della sua storia di soldato di Marina

ed internato militare, tratto dal volume “Storia dell’Associazione dei Marinai d’Italia”.

   
   

La copia di una lettera inviata dal marinaio Silvio Zaia ai propri genitori il 6 aprile 1944.

 

 

 

Genova, 14 giugno 1940

 

Genova, 14 giugno 1940. Al comando della torpediniera «Calatafimi» il tenente di vascello Giuseppe Brignole (1906-1992) affronta da solo un gruppo navale francese composto da due incrociatori e cinque cacciatorpediniere che puntano verso la costa ligure per bombardarla dal mare.

Sorpresi dall’azione coraggiosa della piccola nave, i francesi esitano temendo di trovarsi di fronte all’avanguardia della flotta italiana in arrivo e si ritirano dopo aver subito lievi danni anche dal tiro delle batterie costiere.

Decorato di medaglia d’oro al valore militare, l’Otto Settembre 1943 Brignole – che nel frattempo era stato decorato di altre due medaglie di bronzo al valor militare per il suo comportamento in Egeo – è catturato dai tedeschi ed internato in vari campi di concentramento, tra i quali Deblin, Sandbostel e Fallingbostel.

Nonostante le pressioni, mantenne fede al giuramento e non aderì alla repubblica di Salò.

(Per chi volesse approfondire: Pier Paolo Cervone, Comandavo la Calatafimi, Savona, Marco Sabatelli Editore, 1990 e Alessandro Ferioli, Giuseppe Brignole, l’eroe del mare e del lager, in «Il Nastro Azzurro», n. 4, Roma, Istituto del Nastro Azzurro, luglio-agosto 2011, pp. 26-27; inoltre, sul sito del Quirinale, nello spazio dedicato ai decorati di medaglia d’oro al valore militare, è possibile leggere la motivazione completa).

Giovanni Punzo

 

 

ROMA

4 giugno 1944

Il 4 giugno 1944, nel Lager di Sandbostel, gli Internati Militari Italiani apprendevano, attraverso «radio Caterina», la notizia della liberazione di Roma da parte degli Alleati, che lentamente risalivano la nostra penisola.

Nel Museo nazionale dell’Internamento di Padova, gestito dall’Anei, è conservato, ed esposto in ingrandimento, il foglietto di carta utilizzato per trascrivere la comunicazione.

La grande gioia suscitata dalla notizia sarà completata, due giorni dopo, da quella relativa allo sbarco alleato in Normandia, e il “laghetto” di Sandbostel si riempirà di barchette di carta… 

In seguito alla liberazione di Roma, il re Vittorio Emanuele III adempie all’impegno preso in seguito alla svolta di Salerno e cede la luogotenenza generale del Regno al figlio Umberto, in attesa che sia il popolo a decidere, a guerra finita, la forma istituzionale dello Stato.

Finisce anche il mandato del governo Badoglio e nasce un nuovo governo di unità nazionale, presieduto da Ivanoe Bonomi, diretta emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale che delegherà al Comitato di Liberazione Alta Italia (CLNAI) la guida politica del movimento resistenziale nei territori ancora occupati dai nazisti.

Il 19 giugno il CLNAI costituisce il Corpo Volontari della Libertà (CVL) con il compito di coordinare le varie iniziative delle formazioni partigiane sotto un unico comando affidato al generale Raffaele Cadorna, affiancato dai due vice Ferruccio Parri (Partito d’Azione) e Luigi Longo (Partito comunista italiano). Del comando facevano parte anche Sandro Pertini (Partito Socialista di Unità Proletaria), Enrico Mattei (Democrazia Cristiana) e Mario Argenton (Partito Liberale Italiano).

La completa liberazione dell’Italia avverrà solo nell’aprile del 1945, ma quella della capitale assume una grande importanza simbolica trasformando in certezza la speranza della sconfitta del nazifascismo.

 

Gastone Gal

 

 

2 Giugno 1946

 

2 Giugno 2020

  

Il 2 giugno 1946 nasce la Repubblica italiana. In quella data si realizzò il desiderio del popolo italiano di voltare pagina rispetto al triste passato di complicità della monarchia con il fascismo, suggellando con la scelta repubblicana la piena vittoria dell’antifascismo.

 

Gli Internati Militari Italiani avevano contribuito, con la loro volontaria prigionia, alla lotta antifascista. Anche se per diversi ufficiali il giuramento prestato al re aveva costituito il motivo più importante di opposizione al nazi-fascismo, non potevano non risultare evidenti le responsabilità della monarchia nel condividere ogni iniziativa del fascismo, dall’avvento al potere alla dittatura, dalle leggi razziali alla guerra.

 

Con il referendum del 2 giugno 1946, dopo più di vent’anni di dittatura, il popolo italiano, finalmente nella sua totalità grazie alla prima partecipazione delle donne al voto politico, poté esprimere liberamente la propria volontà.  Nello stesso giorno fu eletta anche l’Assemblea costituente che realizzando la Carta costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio 1948, diede inizio ad una nuova pagina di storia della nostra nazione, ora incamminata sul sentiero della Libertà e della Democrazia.

 

L’ANEI, sorta nell’autonomia concessa all’associazionismo dal nuovo ordinamento istituzionale, vuole sottolineare l’importanza che riveste la data del 2 giugno. Non è la celebrazione solo della nascita della Repubblica, ma anche di quella della Democrazia. Allora si riconobbe anche il contributo fornito dalle donne sia alla lotta resistenziale sia al loro impegno per l’affermazione dei diritti umani, chiamandole al voto e a far parte dell’Assemblea che diede vita alla Costituzione.

 

I padri e le madri costituenti raccolsero lo spirito di tutte le componenti dell’antifascismo, tra cui i nostri IMI, per enunciare i principi fondamentali della Repubblica che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, affermando la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge di ogni cittadino.

Il sacrificio degli Internati, come di tutti gli antifascisti, portò a sancire come imprescindibili questi principi che il nazi-fascismo aveva negato e che, al contrario, ispirano da sempre la nostra Associazione.

 

La Presidenza

 

Questo il link su cui seguire il video del Presidente Orlando Materassi a celebrazione di questa importante data.

 

http://www.youtube.com/watch?v=eNMZjCCT8P4

Congratulazioni alla socia Silvia Pascale

 

L’ editore con il quale la nostra Dirigente Nazionale e Presidente della sezione di Treviso Silvia Pascale ha pubblicato vari volumi facendo conoscere le testimonianze di tanti IMI, è stato contattato dal Ministero degli Esteri congiuntamente all’Ambasciata in Germania a Berlino affinché Silvia, tenga un corso di formazione per docenti nel prossimo autunno, ovviamente in Germania.

Ciò rende onore al suo quotidiano lavoro per mantenere viva la Memoria dei nostri Internati Militari Italiani ed è motivo di orgoglio per tutta la nostra associazione.

A nome mio personale e certo di interpretare il pensiero dei nostri Dirigenti e Soci tutti dell’ANEI, desidero formulare a Silvia vive felicitazioni e meritati complimenti.

 

Orlando Materassi – Presidente Nazionale

Licio Giglio

Un soldato italiano nelle prigioni di Hitler

 

Mio padre si chiama Licio Giglio è nato a Tricase (LE) il 19 maggio 1921 da genitori ostunesi e vive ad Ostuni (BR) insieme a mia madre Emilia Lucchi.

Quando Mussolini proclamò l’entrata in guerra dell’Italia mio padre Licio frequentava l’ultimo anno del Liceo Classico “Emanuele Duni” di Matera e dopo pochi giorni fu subito arruolato.

Dopo aver frequentato la scuola Allievi Ufficiali di Potenza fu spedito sul fronte russo come Ufficiale Sottotenente di artiglieria aggregato alla divisione alpina Tridentina che doveva raggiungere sul Don le altre due divisioni alpine.

Sopravvissuto alla battaglia di Nikolajewka incominciò la lunga ritirata di circa 20 giorni nel gelo delle sterminate steppe russe ed una volta raggiunte le retrovie fu inviato in Italia al Centro Mutilati di Milano per una ferita di granata al braccio.

Dopo aver trascorso a casa una breve licenza di convalescenza fu mandato in Jugoslavia in territorio di guerra e si trovava qui l’8 settembre 1943 quando fu proclamato l’armistizio.

Privato delle armi e dei mezzi di locomozione dovette raggiungere a piedi insieme al suo reparto una caserma italiana a Gradisca, dove trovò ad attenderli i tedeschi che lo deportarono nei campi di concentramento per non aver aderito alla Repubblica Fascista di Salò, per aver detto NO AL FASCISMO!

E’ stato quindi prima deportato nel lager di Biala Podlaska ed in seguito trasferito nel lager di Sandbostel dove è rimasto fino alla liberazione da parte delle forze armate inglesi.

Giovanni Pettinà ci ha lasciati alla soglia dei 107 anni

Malo (Vicenza) 12 maggio 2020


Uno degli IMI più anziani, avrebbe compiuto 107 anni il prossimo 5 agosto non è arrivato al traguardo: è morto nella notte, nel sonno, Giovanni Pettinà, l’alpino più vecchio d’Italia.

Classe 1913, figlio di un alpino, fu artigliere alpino del gruppo Conegliano a partire dal 1940. Scartato dalla leva, fu richiamato per partecipare alla campagna di Grecia: lo aspettavano cinque anni di guerra, quasi due in un campo di internamento lavorando in uno zuccherificio, dopo che era stato catturato dai tedeschi.

Qui, a sinistra, lo vedete con una sua foto in mano scattata quando era un giovane militare italiano in divisa coloniale. Durante la guerra, Pettinà partecipò alla campagna di Grecia fino al 1943.

 «Una sera – ha ricordato nell’estate del 2019, intervistato dal Corriere del Veneto – qualcuno iniziò a gridare: “L’armistizio, l’armistizio”.

Lo sapemmo così. Uno a uno, i tedeschi ci chiesero chi voleva andare in Germania a combattere con loro. Ma nessuno voleva». Fatto prigioniero con diversi compagni e costretto a lavorare in un campo di lavoro tedesco, patì la fame per mesi. Sul finire della guerra, i nazisti abbandonarono gli ex soldati italiani al loro destino. «Ci portarono di là del Reno e ci abbandonarono senza nulla. Ad un certo punto arrivarono gli americani. Ci offrirono le sigarette, ma noi non le volevamo: quello che ci serviva era del cibo», ha raccontato. Da lì, Pettinà riuscì, seppur faticosamente, a far la strada fino a casa, a Malo (Vicenza).

L’anno scorso, alle celebrazioni per il suo 106esimo compleanno, aveva detto: «Porto il cappello con orgoglio, feci quasi cinque anni da militare durante la guerra, di cui 22 mesi da internato in un campo in Germania, solo chi ha passato una simile esperienza può capire».

Per lui era già stata programmata una grande festa, restrizioni per il covid 19 permettendo, ma il 5 agosto  tutti lo ricorderemo ugualmente.

(Dal Corriere del Veneto, 12 maggio 2020)

1945

 

In questi giorni terminava ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale.

7 maggio 1945: a Reims, in Francia, viene firmata una prima resa dell’esercito tedesco con gli anglo-americani.

8 maggio 1945: a Berlino, in Germania, viene firmata una seconda resa dell’esercito tedesco con i russi (per volontà di Stalin che voleva rivendicare così il ruolo dell’Armata Rossa nella liberazione di Berlino).

La resa tedesca in Italia era diventata operativa dal 2 maggio.

9 maggio 1978 – 9 maggio 2020

 

L’uccisione dell’on.Aldo Moro avvenuta il 9 maggio 1978, rimane, pur a distanza di tanto tempo, una ferita  aperta nella memoria collettiva di noi italiani. La redazione di Noi dei Lager vuole ricordarlo ai soci ANEI con il presente articolo, uscito nel numero 1/2 del 2018, in occasione del quarantennale.

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In questo momento di dolore per la Nazione, ricorre l’anniversario della Liberazione dall’egemonia nazifascista e si è costretti a rinunciare alle consuete celebrazioni pubbliche. Tuttavia la segregazione che stiamo vivendo ci fa sentire più vicini alla condizione degli Internati Militari Italiani che vissero nei Lager tedeschi quei giorni dell’aprile 1945, trattenuti dagli Alleati dopo la liberazione. Ascoltarono alla radio le notizie di quell’evento tanto atteso, con entusiasmo per la liberazione delle città del Nord e ammirazione per i patrioti, ma anche con la sofferenza di non poter essere anch’essi protagonisti di quelle memorabili giornate.

 

Eppure anche gli IMI avevano condotto la loro lotta di Liberazione con il sacrificio di più di cinquantamila di loro e la loro Resistenza, attuata nei Lager, ebbe delle caratteristiche uniche.

Non con le armi, ma con il rifiuto di collaborare, scegliendo la prigionia, i militari italiani, catturati dopo l’8 settembre 1943, si opposero a fascisti e nazisti.  Con la passività, non con l’azione militare che era stata loro negata dalla vergognosa gestione dell’armistizio da parte degli alti comandi dell’esercito italiano.

 

Ma quella passività, costata ai più il lavoro coatto, non fu azione di poco conto. Il rifiuto sia di riprendere le armi da parte di più di seicentomila militari sia di impegnarsi nell’apparato lavorativo che sosteneva lo sforzo bellico tedesco, da parte degli ufficiali, contribuì in modo significativo a ridurre il prolungamento del conflitto, a delegittimare l’insediamento della Repubblica sociale italiana e a diminuire l’efficacia dell’azione repressiva anti-partigiana.

 

A buon diritto, quindi, possiamo parlare di Resistenza senz’armi da parte degli IMI e del loro notevole contributo alla Resistenza in generale, attuata dai partigiani e dalla popolazione che supportò l’impegno armato degli antifascisti che diedero il loro apporto alla vittoria delle truppe alleate e cobelligeranti.

In quei giorni anche gli IMI portarono a termine la loro dura e dolorosa lotta di liberazione contro lo stesso nemico perché, fino all’arrivo degli Alleati, per venti mesi, avevano saputo resistere alla fame, al freddo, alla fatica del lavoro coatto, ai soprusi, affermando la propria dignità di uomini in un contesto che cercava in tutti i modi di negarla.

 

La data del 25 aprile segna la conclusione vittoriosa delle varie forme di resistenza al nazi-fascismo e ci ricorda la matrice antifascista della nostra Costituzione e della nostra Repubblica. È una data sacra alla Patria perché ricorda il sacrificio di tanti e segna l’inizio della nostra storia attuale, richiamandoci, in questi giorni altrettanto tragici, a quella unità di intenti, a quella solidarietà, a quella forza di sopportazione della sofferenza, che allora tutti i resistenti seppero trovare per regalarci la Libertà e la Democrazia.

 

La Presidenza nazionale

 

 

 

Ritroviamo l’entusiasmo per ripartire

Continua questo tempo senza tempo. Le giornate non sono scandite da una sequenza di impegni o di appuntamenti, ma si prolungano in una successione di minuti trascorsi nello stesso luogo e quasi sempre svolgendo le medesime “attività”, se vogliamo così definirle con un eufemismo.

Impossibile non andare con la memoria, soprattutto per noi dell’Anei, al tempo trascorso in prigionia dai nostri IMI.

Certamente la nostra situazione è molto più simile a quella degli ufficiali, ancora non obbligati al lavoro, e costretti a languire nei Lager, che a quella dei soldati e dei sottufficiali stremati dal pesante lavoro quotidiano.

Tuttavia un’altra affinità possiamo riscontrare con la situazione degli IMI, quella della malattia polmonare che si prende ogni giorno il suo tributo di morti.

Non è lo stesso morbo che affliggeva i militari internati, denutriti e vessati, cioè la tubercolosi, ma sempre di un’affezione ai polmoni si tratta.

Non assistiamo da vicino al drammatico spettacolo del carretto dei morti condotti alla sepoltura (lo stesso carretto che trasportava il pane per i sopravvissuti), ma tutti, ammutoliti di fronte al televisore, abbiamo visto il mesto corteo degli autocarri dell’esercito che trasportavano le salme, da Bergamo in altre città, per la cremazione.

I numeri dei deceduti si avvicinano paurosamente, sempre più, a quelli di allora e il virus non ha voluto risparmiare neanche il nostro Carlo Elio Simoncini.

Anche allora si temeva il contagio e i malati venivano isolati e portati nelle infermerie (o meglio i lazzaretti) dove difficilmente sopravvivevano perché non ricevevano quelle cure con le quali si prodigano, invece, i nostri operatori sanitari.

Sono considerazioni drammatiche che sembrerebbero non lasciare spazio alla speranza, ma, al contrario, credo si debba trarre insegnamento da questa situazione per trovare nuovi stimoli al nostro agire associativo.

Abbiamo provato e stiamo sperimentando la realtà di una condizione di segregazione, sia pure con tutte le comodità che lo sviluppo della tecnologia e del progresso in generale ci mette a disposizione.

Quando torneremo a parlare degli IMI, soprattutto ai giovani, sarà più facile farli entrare nella dimensione della prigionia e sarà meno astratto il riferimento ad una realtà che era soltanto lontanamente ipotizzabile. Verrà spontaneo il confronto, sia pure rimarcando le differenze, e sarà maggiore l’interesse per quelle vicende perché più concreto il riferimento ad una dimensione di costrizione.

Adesso attendiamo fiduciosi la fine di questo, tanto tremendo quanto inaspettato, periodo di quarantena, osservando le disposizioni prescritte e preparandoci a riprendere con nuova energia le nostre iniziative, forti di un nuovo sentire che ci ha maggiormente avvicinato al ricordo dei nostri cari.

La Presidenza nazionale

 

 

 

25 APRILE 2020

 

 

 

75 anni dalla Liberazione, dal riscatto e riconquista della propria identità.

75 anni che noi italiani conserviamo un regalo cui non tutti abbiamo dato il giusto rilievo.

Ora dobbiamo ricordarlo e considerarne il profondo valore.

 

Di seguito l’indirizzo della pagina con il video del presidente della nostra Associazione, Orlando Materassi, trasmesso attraverso il canale YouTube, registrato in occasione del prossimo 25 aprile.

https://youtu.be/_bwRqIAckaI

 

 

Opponendosi alla guerra gli Internati Militari hanno scelto la Pace;

Opponendosi al fascismo hanno scelto la Democrazia;

Scegliendo la prigionia hanno scelto la

 Dignità;

Assieme ai Partigiani hanno costruito i pilastri della nostra

Costituzione.

 

 

 

 

24 aprile 2020

Auguri a Dino Vittori

Il nostro caro Dino Vittori di Firenze è dopo Raffaele Arcella il secondo centenario dell’anno 2020. L’imperante epidemia di corona virus ci impedisce di festeggiarlo da vicino come avremmo voluto, lo vogliamo però far conoscere con queste brevi note ai neo iscritti ANEI e a lui dirgli che riputiamo un onore e una singolare fortuna averlo incontrato e conosciuto.

Travolto giovanissimo dalla guerra, sottotenente nel Reggimento di Fanteria della Divisione Marche, venne catturato in Croazia dopo l’8 settembre ‘43 e percorse nei vari Offlag della Polonia e Germania quel calvario che ormai conosciamo, avendo senza esitazione preferito il Lager alla vergogna dell’opzione.

Al rientro dopo il 1945, scelse di utilizzare il suo diploma magistrale, e capì che quella di maestro, di educatore era la professione giusta per lui, e saranno i ragazzi delle elementari di Montespertoli a fargli recuperare un po’ di quella spensieratezza e giovinezza che i cinque anni di guerra gli avevano rubato.  Per loro cominciò, a scuola, a raccontare la sua esperienza di prigionia, insegnando in concreto cosa significhi Patria e cosa significhi scelta di libertà. 

La stessa cosa poi, andato in pensione, continuerà a fare nei suoi interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, in qualità di socio, prima dell’associazione Combattenti e reduci, e poi dell’ANEI.

Qui all’interno della Federazione provinciale di Firenze, collaborerà attivamente con l’amico Nicola Della Santa e con il presidente generale Giovanni Rossi al progetto di istituzionalizzare lo scopo principale dell’associazione, quella di raccogliere il più possibile documenti, diari, memoriali (di ufficiali ma anche di soldati) e farli studiare negli ambienti accademici italiani e internazionali.     

Idea che è stata vincente se oggi la vicenda degli internati è entrata finalmente nella memoria collettiva.

Al congresso di Firenze dello scorso anno, in cui si è rifondata l’ANEI, Dino ha voluto portare la sua testimonianza, ma anche la sua giusta riserva sulla possibilità di trasmettere un’esperienza in sé incomunicabile.

Testualmente ha detto:

Auspichiamo che si vada più avanti di noi nella ricerca storica dell’episodio che abbiamo vissuto, anche se pensiamo che nessuno di coloro che studieranno domani, potranno cogliere il senso di “quel si fa presto a dire fame “della quale la fame era solo un aspetto, ma la dignità dell’uomo, salvaguardata a prezzo della vita era la connotazione superiore, e questa memoria ha il potere di commuoverci ancora e di illuminare il nostro tramonto “…  

 

 

E noi, oggi, 24 aprile 2020, per i tuoi 100 anni, ancora questo possiamo dirti, caro Dino, che in questo momento difficile che sta attraversando il nostro paese, tu ci aiuti a essere forti e di nuovo a resistere.

 

20 aprile 2020

AUGURI a Gianrico Tedeschi

oggi compie

100 anni

 

L’ANEI manda gli auguri virtuali a Gianrico Tedeschi che oggi compie 100 anni.

Dopo l’8 settembre ’43 viene catturato in Grecia a Volos e come moltissimi militari italiani, circa 700.000, per aver rifiutato di aderire al nazifascismo, viene deportato a Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf.

Così dice in un’intervista:

 “Fu allora che cominciammo a capire, ad aprire gli occhi, noi giovani cresciuti sotto il fascismo.

Prima la guerra e poi l’internamento furono un brusco, drammatico ma salutare risveglio. Noi rifiutammo, malgrado minacce e lusinghe, di aderire al fascismo ed al nazismo. Avevamo capito, provato sulla nostra pelle quale minaccia rappresentavano per la pace e la libertà, per il futuro nostro e delle generazioni che sarebbero venute.

Una decisione condivisa dagli Internati Militari Italiani

Massimo Recalcati

La nuova fratellanza

La Repubblica, sabato 14 marzo 2020

I nazisti ci hanno insegnato la libertà, ha scritto una volta Jean Paul Sartre all’indomani della liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Per apprezzare davvero qualcosa come la libertà, bisognerebbe dunque perderla e poi riconquistarla? Ma non sta forse accadendo qualcosa di simile con la tremenda pandemia del coronavirus? La sua spietata lezione smantella in modo altamente traumatico la più banale e condivisa concezione della libertà. La libertà non è, diversamente dalla nostra credenza illusoria, una sorta di “proprietà”, un attributo
della nostra individualità, del nostro Ego, non coincide affatto con la volubilità dei nostri capricci. Se così fosse, noi saremmo oggi tutti spogliati della nostra libertà. Vedremmo nelle nostre città deserte la stessa agonia a cui essa è consegnata. Ma se, invece, la diffusione del virus ci obbligasse a modificare il nostro sguardo provando a cogliere tutti i limiti di questa concezione “proprietaria” della libertà? È proprio su questo punto che il Covid-19 insegna qualcosa di tremendamente vero.

Questo virus è una figura sistemica della globalizzazione; non conosce confini, Stati, lingue, sovranità, infetta senza rispetto per ruoli o gerarchie. La sua diffusione è senza frontiere, pandemica appunto. Da qui nasce la necessità di edificare confini e barriere protettive. Non però quelle a cui ci ha abituati il sovranismo identitario, ma come un gesto di solidarietà e di fratellanza. Se i nazisti ci hanno insegnato ad essere liberi sottraendoci la libertà e obbligandoci a riconquistarla, il virus ci insegna invece che la libertà non può essere vissuta senza il
senso della solidarietà, che la libertà scissa dalla solidarietà è puro arbitrio. Lo insegna, paradossalmente, consegnandoci alle nostre case, costringendoci a barricarci, a non toccarci, ad isolarci, confinandoci in spazi chiusi. In questo modo ci obbliga a ribaltare la nostra idea superficiale di libertà mostrandoci che essa non è una proprietà dell’Ego, non esclude affatto il vincolo ma lo suppone. La libertà non è una manifestazione del potere dell’Ego, non è liberazione dall’Altro, ma è sempre iscritta in un legame. Non è forse questa la tremendissima lezione del Covid-19? Nessuno si salva da solo; la mia salvezza non dipende solo dai miei atti, ma anche da quelli dell’Altro.

 

Ma non è forse sempre così? Ci voleva davvero questa lezione traumatica a ricordarcelo? Se i nazisti ci hanno insegnato la libertà privandocene, il coronavirus ci insegna il valore della solidarietà esponendoci all’impotenza inerme della nostra esistenza individuale; nessuno può esistere come un Ego chiuso su se stesso perché la mia libertà senza l’Altro sarebbe vana. Il paradosso è che questo insegnamento avviene proprio attraverso l’atto necessario del nostro ritiro dal mondo e dalle relazioni, del nostro rinchiuderci in casa. Si tratta però di valorizzare la natura altamente civile e profondamente sociale, dunque assolutamente solidale, di questo apparente “isolamento” che, a ben guardare, tale non è. Non solo perché l’Altro è sempre presente anche nella forma della mancanza o dell’assenza, ma perché questa auto-reclusione necessaria è, per chi la compie, un atto di profonda solidarietà e non un semplice ritiro fobico-egoistico dal mondo. In primo piano non è qui tanto il sacrificio della nostra libertà, ma l’esercizio pieno della libertà nella sua forma più alta.
Essere liberi nell’assoluta responsabilità che ogni libertà comporta significa infatti non dimenticare mai le conseguenze dei nostri atti. L’atto che non tiene conto delle sue conseguenze è un atto che non contempla la responsabilità, dunque non è un atto profondamente libero.

L’atto radicalmente libero è l’atto che sa assumere responsabilmente tutte le sue conseguenze. In questo caso le conseguenze dei nostri atti investono la nostra vita, quella degli altri e quella del nostro intero Paese. In questo modo il nostro bizzarro isolamento ci mette in rapporto non solo alle persone con le quali lo condividiamo materialmente, ma con altri, altri sconosciuti e fratelli al tempo stesso. La lezione tremendissima del virus ci introduce forzatamente nella porta stretta della fratellanza senza la quale libertà e uguaglianza sarebbero parole monche. In questo strano e surreale isolamento noi stabiliamo una inedita connessione con la vita del fratello sconosciuto e con quella più ampia della polis . In questo modo siamo davvero pienamente sociali, siamo davvero pienamente liberi.

29 marzo 2020

A Treviso, una delle aree più colpite dal covid19 , Silvia Pascale, presidente della sezione ANEI di Treviso e consigliera nazionale, nel suo ruolo di insegnante di scuola media, non arrendendosi alla difficoltà del momento assieme ai suoi allievi, ha dato vita ad un bellissimo esperimento come potete leggere in questo articolo riportato a seguire. Molti sono gli insegnanti che tengono lezioni on line, a tutti i livelli scolastici, ma queste lezioni che ripercorrono la storia di chi, più di 70 anni orsono, stava combattendo una guerra di resistenza che solo ora possiamo (anche se solo lontanamente) capire, come Associazione ANEI ci emozionano particolarmente.

Domenica 20 marzo 2020

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Giragallo Ives, classe 1922, si è spento nella mattina di domenica 20 marzo 2020.

Bersagliere orgoglioso, è stato un Internato Militare Italiano, socio della Federazione ANEI di Padova.

Col suo bel cappello piumato, religiosamente conservato, nei locali del Museo Nazionale dell’Internato Ignoto in Padova, Ives è qui ritratto assieme al vicepresidente ANEI Gastone Gal ed alla consigliera della Federazione di Padova Lucia Rampazzo.

Riflessioni nel periodo del COVID-19

In questi giorni di pandemia, chiusi nelle nostre case, siamo invasi da messaggi e filmati che si, e ci, richiamano al sentimento di solidarietà e di identità nazionale. Sentimento indiscutibile in questi momenti di lutto in cui tutti siamo coinvolti, come ci ha ricordato Papa Francesco, e ora, posti di fronte alla nostra debolezza, ci rifugiamo nella fratellanza e ritroviamo il senso dell’appartenenza.   Ma se sacrosanto è l’appello all’unità della nazione, ribadito anche dal Presidente Mattarella, non altrettanto corretta appare la strisciante accentuazione dei toni nazionalistici contrapposti alla storia di altri popoli di cui vengono generalizzati aspetti negativi. Ultimamente tocca ai tedeschi colpevoli di non aver accettato la prima proposta italiana di emettere gli Eurobond.    Quella degli Eurobond, o più precisamente di un sistema solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo, è una discussione ancora in corso, non è una trattativa conclusa, le riserve della Germania e di altri Paesi devono essere esaminate dall’Eurogruppo e c’è da credere che anche la Germania non voglia mettere in discussione la Comunità europea.

Una cauta attesa sarebbe d’obbligo, invece ecco dilagare video e messaggi che si scagliano contro la Germania rinfacciandole la responsabilità di aver scatenato due guerre mondiali e di aver sterminato sei milioni di Ebrei o di aver ricevuto la concessione di non ripagare totalmente i debiti di guerra.    Dati storici ineccepibili, ma ricordati con livore e rissosità ricalcando il vecchio schema delle colpe dei padri che ricadono sui figli, come se la Germania di adesso fosse quella del Terzo Reich, ma soprattutto come se anche noi non avessimo alcuna responsabilità nell’ultimo evento bellico mondiale. Come se non avessimo, anche noi, condotto una guerra di aggressione, come se il fascismo non avesse soppresso la democrazia eliminando anche fisicamente gli avversari politici e non avesse perseguitato gli Ebrei, come se non avesse voluto trascinare in guerra e alla distruzione l’Italia. Insomma, come se noi potessimo dare lezione agli altri.    Ma soprattutto come se tutti coloro che si sono sacrificati combattendo con o senza armi nazismo e fascismo per ridare al mondo la Pace, ricostruendo l’Europa sulle basi della democrazia e della solidarietà, si fossero immolati invano.  

Proprio dai nostri IMI abbiamo imparato che bisogna superare i rancori e che è indispensabile riconciliarsi con chi ha riconosciuto gli errori del passato e ne ha fatto un monito per le nuove generazioni al fine di guidarle al consolidamento di quei valori che riconoscono come imprescindibili i diritti e i doveri di ogni essere umano. I nostri Internati ci hanno indicato il cammino da seguire che non può essere che quello di attenuare i contrasti e trovare una soluzione comune che si proporrà da sola in questa situazione di coinvolgimento di tutti.  

  Ora comprendiamo quanto sia importante la solidarietà che stiamo sperimentando concretamente con gli aiuti che ci arrivano da altri Paesi, comprese la Banca Centrale Europea che ha acquistato 220 miliardi di titoli di Stato italiani e la Germania che accoglie i nostri malati.  

Facciamo nostra la lezione che ci viene da coloro che hanno sofferto la crudeltà del nazismo, che ci invitano a ricordare il passato perché non possa ripetersi, non per risvegliare rancori e odio.    La Germania è risorta perché ha fatto i conti con il passato e ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno della Germania. Anche l’Italia è risorta e mai come in questo momento ha bisogno dell’Europa, ma siamo sicuri di aver fatto i conti con il passato?

 

La presidenza

Cari Soci dell’A.N.E.I.

In questo momento di emergenza mondiale che stiamo vivendo tutti, ricordiamo l’insegnamento etico dei nostri IMI: resistere uniti, solidali, avere una fede che dia forza; per noi una fede nelle nostre istituzioni, nei nostri medici e scienziati, non ultima, per alcuni, anche la fede religiosa.

 

Aiutiamo come possiamo l’Italia tutta. Stiamo a casa.

 

Questo virus ci ha portato ad una guerra mondiale in cui il nemico non umano, è determinato ma non invincibile. Combattiamo questa guerra unendo le forze di tutti.

Dobbiamo sopportare limitazioni personali ma abbiamo tanti modi per comunicare tra di noi. A volte basta un saluto anche breve, un cenno di amicizia e vicinanza capaci di riempire il vuoto che ci fa paura. Pensiamo che la nostra solitudine non ha confronto con quella dei nostri genitori, nonni o zii prigionieri nei Lager.

 

Ringraziamo tutti gli operatori sanitari e i medici ricercatori italiani e stranieri che stanno lavorando con grande generosità e che ci auguriamo arrivino presto a darci un’arma fondamentale per la vittoria: il vaccino.

Ricordiamo coloro che hanno perso la vita e siamo vicini ai loro cari.

Proprio per questo – rimaniamo ancora a casa.

 

Con un forte senso di amicizia un caro saluto a tutti i soci ANEI.

La presidenza

 

 

In memoria di

Giuseppe Capuzzo

 

 

 

 

 

L’1 marzo 2020 ci ha lasciati l’IMI Giuseppe Capuzzo nato a Bovolenta (PD) il 5-4-1924, socio onorario della delegazione di Maserà, sezione dell’ANEI di Padova. Pochi mesi fa aveva potuto rilasciare la sua ultima testimonianza di internato militare ai ricercatori dell’Università di Padova nell’ambito di un progetto italo-tedesco coordinato dal prof. Filippo Focardi, a cui collabora anche la nostra Associazione. Per diversi anni è stato protagonista di numerosi incontri sul tema della Memoria degli IMI narrando la sua sofferta esperienza di lavoratore coatto nell’industria tedesca. Deportato, dopo l’8 settembre 1943, nello Stalag III A di Luckenwalde, presso Berlino, lavorò all’AEG come internato militare e, in seguito agli accordi Mussolini-Hitler del 20-7-1944, venne dichiarato lavoratore civile dal 21 agosto 1944. Il suo impegno nel documentare senza rancore la propria esperienza, ha fornito una preziosa testimonianza del calvario dei seicentomila militari italiani che, rifiutando la collaborazione col nazifascismo, furono brutalmente sfruttati come lavoratori nell’apparato bellico tedesco a causa dell’arbitrario status di IMI, per essere ulteriormente beffati con il successivo e forzato passaggio a lavoratori civili. Quell’ulteriore cambiamento di status, togliendo loro anche la dignità di militari, li fece sembrare collaborazionisti della Germania.

L’ANEI, raccogliendo il Suo messaggio di riconciliazione e di pace, esprime alla famiglia le più sentite condoglianze

 

 

 

Mi accingevo a scrivere alcune considerazioni sulla nostra situazione di reclusi che ci avvicina, con le dovute proporzioni, alla condizione degli IMI, quando mi è giunto l’annuncio della scomparsa del nostro socio Carlo Elio Simoncini, presidente della sezione “Valle Camonica”.

La notizia mi ha colpito con la stessa fulmineità con cui è sopraggiunta la morte del nostro caro socio perché improvvisamente tutta l’Anei si è ritrovata immersa in questa micidiale epidemia delle cui più tragiche conseguenze siamo a conoscenza, ma non le avevamo ancora toccate in prima persona. Sì, ora abbiamo anche la nostra tragedia, perché questa morte è di tutta l’Associazione e quelle considerazioni che volevo fare sulla condizione di reclusi in pantofole, assumono un altro aspetto, un’altra valenza, ci avvicinano realmente al sacrificio degli IMI, e diventano dolore.

 

Gastone Gal

Vice-presidente ANEI

Facciamo pervenire le condoglianze della redazione della rivista Noi dei Lager alla famiglia del nostro socio Carlo Elio Simoncini, la cui scomparsa ci addolora profondamente e ci fa toccare con mano la tragedia che si sta abbattendo sul nostro paese. Ricordiamo il suo attivismo, nella nostra ANEI e nella sua  sezione della Valcamonica (BS).

Anna Maria  Casavola

Direttore responsabile della rivista Noi dei Lager

Cari soci,

l’emergenza dettata dal Coronavirus e le conseguenti disposizioni ministeriali ci costringono alla forzata inattività, per ora fino al 3 aprile. Ci sentiamo particolarmente vicini alle regioni e alle province maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria, pensiamo in particolar modo alla chiusura del nostro Museo di Padova, luogo di incontro, in questo periodo, di numerose classi di studenti che, grazie all’opera dei volontari e alle testimonianze lì presenti, vengono a conoscenza delle drammatiche vicende degli IMI. Ma ricordiamo anche il blocco dei viaggi della memoria, organizzati dalle nostre sezioni, delle conferenze, degli incontri istituzionali, delle presentazioni di nuovi volumi, insomma di tutte le attività che la nostra Associazione organizza e attua grazie all’opera dei volontari che sono il pilastro portante dell’ANEI e ai quali va la nostra grande riconoscenza. Il Consiglio direttivo che doveva essere indetto questo mese viene necessariamente aggiornato più avanti, in attesa di nuove disposizioni e nella speranza di un deciso miglioramento dell’attuale situazione.

Cordiali saluti a tutti.

                                                                                                                                                          La Presidenza

In Liguria, a Genova e a Cicagna,

due appuntamenti dedicati agli IMI

 

Venerdì 21 febbraio nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova si è tenuto il Convegno “Gli schiavi di Hitler. Internati Militari Italiani nella Seconda Guerra Mondiale”, organizzato da ANPI, ILSREC e Comune di Genova con la partecipazione di studenti di cinque Istituti del territorio, al quale è intervenuto il presidente nazionale ANEI Orlando Materassi.

 

 

Sabato 22 febbraio presso il Palazzetto Multiuso del Comune di Cicagna (Genova) si è tenuto l’evento “Fiori del lager – Antologia di internati Militari Italiani – Una difficile memoria”. L’organizzazione è stata curata dall’Associazione Marinai Italiani Gruppo di Cicagna e Fontanabuona, Gruppo Alpini di Cicagna e Fiap Genova con il patrocinio del Comune e dell’Associazione Nazionale ex Internati.

Il promotore della giornata è Riccardo Pagliettini, un attento cultore di storia locale e soprattutto di quanto accaduto durante l’ultimo conflitto bellico.

L’incontro è stato moderato dal giornalista Massimo Lagomarsino e sono intervenuti il presidente Nazionale ANEI Orlando Materassi e l’autrice del volume, prof.ssa Silvia Pascale.

Orlando Materassi ha sottolineato la correttezza del sottotitolo: una difficile memoria.

Dopo l’8 settembre 1943, con un’arbitraria decisione e violando le norme della Convenzione di Ginevra del 1929, Hitler, con la complicità di Mussolini, cambiò lo status dei nostri militari catturati: da prigionieri di guerra diventarono internati militari italiani negando loro la tutela e gli aiuti della Croce Rossa Internazionale.

Avrebbero, comunque, potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica Sociale Italiana.

Circa 650.000 di loro risposero NO, un NO ripetuto più volte, e fecero della loro scelta, seppur con motivazioni diverse, il rifiuto di ogni tipo di collaborazione con nazisti e fascisti.

Continua Materassi: “Una scelta antifascista, di ragazzi e uomini che rifiutarono con coraggio la libertà e accettarono la prigionia per venti lunghi mesi nei Lager nazisti del Terzo Reich. La loro Resistenza li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo. Cercarono di resistere alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, e circa 50.000 di loro non fecero ritorno a casa.”

Il pomeriggio è proseguito con la presentazione dell’Antologia di Silvia Pascale “Fiori dal Lager”. L’autrice ha spiegato che il è una raccolta di lettere, di racconti, di diari e di interviste, per dare voce a cinquantatre Internati Militari Italiani. Le loro storie vivono ancora grazie agli scritti, alle memorie dei familiari, ai documenti e alle immagini inedite che costellano queste pagine.

Chi erano questi giovani uomini capaci di una scelta così drammatica?

Ragazzi poco più che ventenni, giovani padri di famiglia che hanno sacrificato un periodo della loro vita e che una volta rientrati hanno raccontato poco, ma la loro esperienza è rimasta impressa nell’animo ed è stata raccolta dalle proprie famiglie. In quest’opera hanno trovato voce anche alcuni di quelli che non sono tornati. Le loro storie sono state recuperate dai figli, dai nipoti o dai pronipoti, che hanno cercato per anni i documenti o anche solo una tomba, spesso senza neppure trovarla.

 

 

Presentato il 10 febbraio a Treviso il libro

“Coltivare memoria, praticare cittadinanza”

 

 

Il giorno 10 febbraio presso l’Istituto Comprensivo “Stefanini” di Treviso si sono tenuti due incontri nell’ambito del progetto di formazione “Ripensare la Memoria” coordinato dalla prof.ssa Silvia Pascale:

  • Alla mattina per le classi terze
  • Al pomeriggio per la cittadinanza, in particolare per i docenti.

L’incontro patrocinato da ANEI nazionale e dalla sezione ANEI di Treviso, ha visto la presentazione del volume della dott.ssa Luana Collacchioni “Coltivare memoria, praticare cittadinanza” che si colloca all’interno di un percorso di ricerca biennale dell’Università di Firenze, “La Memoria Resistente”, un progetto europeo presentato da ANEI Firenze e finanziato dalla Germania con i Fondi per il Futuro.

Gli incontri hanno visto la partecipazione dell’autrice del libro e del presidente nazionale ANEI Orlando Materassi, responsabile anche del progetto sopra citato, con il coordinamento di Silvia Pascale.

Alla mattina alla presenza di circa 180 studenti estremamente attenti, Materassi ha parlato dell’esperienza di suo padre Elio come internato militare italiano e di lui come figlio che ne tramanda la memoria, affidando alla carta il suo diario di guerra e prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Luana Collacchioni ha ricostruito il quadro storico del nazifascismo e delle deportazioni, spiegando l’importanza dello studio delle testimonianze e l’importanza di non essere indifferenti.

 

 

Il volume offre un resoconto dei molteplici percorsi svolti con docenti, alunni delle scuole primarie e secondarie e studenti universitari con la precisa finalità di valorizzare la memoria, potenziare il pensiero critico–riflessivo ed educare alla cittadinanza e alla partecipazione attiva promuovendo valori come la responsabilità, l’impegno, la solidarietà.

Al pomeriggio si è avuto l’incontro con il pubblico, in particolare con docenti del territorio frequentanti il corso di formazione sulla Memoria.

A Perugia, appello alla memoria e commozione alla presentazione del libro «Fiori dal Lager». Antologia di Internati Militari Italiani

 

 

Sabato 8 febbraio a Perugia si è svolta la presentazione del volume di Silvia Pascale «Fiori dal Lager. Antologia di Internati Militari Italiani», iniziativa patrocinata da Comune e ANEI Nazionale, fortemente voluta dalla famiglia Roscini.

Ha aperto la mattinata l’Assessore Leonardo Varasano con un pertinente discorso su questa pagina di storia poco conosciuta soprattutto nelle scuole.

Ha proseguito Orlando Materassi presidente nazionale ANEI che ha sottolineato la scelta del NO degli IMI: no al nazifascismo che ha determinato 20 mesi nei Lager del Terzo Reich sopportando fame, freddo e paura. È doveroso ribadire l’importanza del ‘fare memoria’, comunicando alle nuove generazioni in maniera diretta il drammatico ricordo del passato, di una delle pagine più orribili della nostra storia recente. Come non dimenticare quanto è accaduto ai nostri connazionali internati solo per non aver acconsentito a combattere per l’esercito del Duce e per Hitler.

Successivamente è intervenuta la dott.ssa Luana Collacchioni dell’Università di Firenze che ha ribadito l’importanza della ricerca storica in chiave pedagogica.

Centrale la presentazione voluta dall’autrice della storia di Alberto Roscini, padre di Franco e presente al tavolo con la ricercatrice.

Alberto Roscini viene catturato a Ragusa, attuale Dubrovnik, il 12 settembre 1943 e internato in diversi campi di concentramento: in Polonia nello Stalag II D a Stargard, poi allo Stalag XII A di Limburg, infine al VI C di Bathorn e VI J di Fichtenhain. Verrà impiegato verso la fine della prigionia in un Arbeitskommando a Bensberg, vicino a Colonia e alloggiato con altri italiani nella sala di un cinema dismesso

Qui il 12 aprile 1945 Alberto Roscini morirà sotto bombardamento alleato. Soltanto in anni recenti però Franco è riuscito a sapere dove fosse sepolto il padre e solo nel 2015 è riuscito attraverso un lungo lavoro di ricerca a riportare i resti del padre in Italia, riesumati dal Cimitero Monumentale di Amburgo.

La giornata si è conclusa proprio con la commovente testimonianza di Franco Roscini che ha ricordato le difficoltà della ricerca, le speranze e poi la gioia del ritorno del padre vicino alla tomba della mamma.

L’Anei esprime solidarietà e vicinanza al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e ai famigliari dei feriti per l’attentato subito in Iraq dai militari italiani.

Giovedì 7 novembre u.s., primo giorno sotto tutela di Liliana Segre, il vicepresidente dell’ANEI Gastone Gal ha incontrato la senatrice in Galleria a Milano, esprimendole tutta la solidarietà della nostra Associazione. Se si è costretti a ricorrere a simili provvedimenti per tutelare una illustre vittima della Shoah, mai come ora la nostra Associazione è chiamata all’attuazione del nostro mandato in difesa dei diritti umani e in opposizione ad ogni forma di sopraffazione.

28 ottobre 2019

La senatrice Liliana Segre

La Presidenza nazionale dell’ANEI esprime la propria vicinanza e solidarietà alla senatrice Liliana Segre vittima di quotidiani insulti antisemiti e di genere, come riferisce il Centro di documentazione ebraica di Milano e pubblicato ieri da Repubblica.
Le offese a lei dirette, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove morì suo padre, ci riempiono di indignazione e riteniamo che non si possa e non si debba restare indifferenti né sottovalutarle, sono un segnale che ci    fa ricordare l’ammonimento di Primo Levi “Meditate che questo è stato”. Nel ricordo dei nostri Internati Militari, della Shoah e di tutte le vittime delle deportazioni, questo possiamo dire: non mancherà mai il nostro quotidiano impegno culturale ed educativo per combattere ogni forma di odio, di razzismo e di antisemitismo.

14 ottobre 2019

L’Anei, fedele al proprio mandato in difesa dei diritti umani, non può non esprimere la propria riprovazione per l’aggravarsi della situazione internazionale che vede prevalere ancora una volta le “ragioni” della forza a danno di popolazioni inermi che ne subiscono tragicamente le conseguenze. La Siria, travagliata da diversi anni da un conflitto, che oltre ad aver provocato numerose vittime ha costretto all’esodo una gran parte dei suoi abitanti, subisce ora i raid turchi contro le popolazioni curde. Si assiste al triste fenomeno della pulizia etnica che tanti drammi ha creato in diverse parti del mondo recando offesa all’imprescindibile rispetto dei diritti umani, per i quali si batteva Hevrin Kholaf, segretaria generale dl Partito futuro siriano, vittima di un orribile assassinio. L’Anei esprime fin d’ora il proprio pieno sostegno alle iniziative del nostro governo volte a por termine a questo ennesimo oltraggio all’Umanità che sembra non riuscire a riconoscere la via della Pace.

L’ IMI COMBERLATO ALESSANDRO HA COMPIUTO 100 ANNI

 

12 ottobre 2019

Alessandro a 18 anni

Nasce a Caldogno il 12 Agosto 1919, ultimo di 4  figli e nel marzo del 1940 viene chiamato alle armi presso l’XI Genio a Udine Compagnia Trasmissioni per essere poi effettivo al XXI settore  GAF (Guardia alla Frontiera) di Tolmino. Con l’armistizio dell’8 settembre del 1943 le truppe tedesche circondarono la caserma di Tolmino e in poche ore i militari furono disarmati e caricati nei carri bestiame verso direzione ignota. Durante il viaggio che durò circa 4 giorni, Alessandro e i suoi compagni transitarono per Monaco, Stoccarda  ed infine il 12 settembre Alessandro arrivò a Kassel.

Destinazione finale: campo di Internamento  IX di Ziegenhain (Germania),  matricola 77754, il suo nuovo “nome”.

Costretto ai lavori forzati per più di 19 mesi, gli fu più volte chiesto di collaborare con Hitler ma lui, come la maggior parte degli Internati, ha sempre risposto di No.

Durante il suo internamento ha patito fame, punizioni, malattia ma fortunatamente è sempre riuscito a cavarsela. Durante la sua prigionia il lavoro coatto prevalente è stato quello della costruzione di nuove baracche per un lager destinato ad altri prigionieri e del recupero della polvere da sparo presso il lager di Steinbach.
Il 2 aprile 1945 il campo  IX di Ziegenhain è stato liberato dagli americani.

Alessandro Comberlato insignito con la medaglia d’Onore dal Prefetto di Vicenza Melchiorre Fallica e dal Sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro

Il suo viaggio di rientro è iniziato in maggio a piedi con gli amici  Aldo Gozza e Adelio Scotton.
Arrivato a piedi a Bolzano, grazie ai carri  della Pontificia commissione è rientrato a Caldogno il 5 giugno 1945.

Alessandro è uno dei 105 IMI di Caldogno, oggi è uno dei pochi IMI ancora vivente. Alessandro ha raggiunto il compimento del suo 100° anno di vita il 12 agosto 2019 e grazie alla sua famiglia  è impegnato ancora a testimoniare nelle scuole e presso le istituzioni la sua terribile esperienza e collabora con le più alte cariche dello Stato per far sì che atrocità così non si ripetano.Ha il distintivo di Volontario per la Libertà, ha la croce al merito di Guerra, è da sempre socio dell’ANEI e dell’ANCR; è Insignito della Medaglia d’Onore da parte del Prefetto di Vicenza, collabora attivamente  alla mostra Internazionale “Tra più fuochi, la storia degli internati militari italiani” presso il centro di Schoneweide di Berlino.

Grazie alla federazione ANEI di Vicenza e a suo figlio Virgilio, si sta organizzando un progetto con l’istituto comprensivo di Caldogno, l’amministrazione comunale e le autorità tedesche per valorizzare la sua storia e quella di tutti gli IMI.

 

5 ottobre 2019

CORDOGLIO PER I POLIZIOTTI PIERLUIGI ROTTA E MATTEO DEMENEGO

La Presidenza dell’Associazione Nazionale Ex Internati, A.N.E.I.,

nell’apprendere con sgomento e dolore la notizia dell’uccisione dei due giovani agenti

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego,

rivolge sentite condoglianze ai familiari

ed esprime cordoglio al Capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli,

e a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine.

 

A Padova ribadito lo spirito antifascista degli IMI e dell’ANEI

 

30 settembre 2019

Il 76° anniversario dell’Internamento, è stata l’occasione per il presidente nazionale dell’ANEI, Orlando Materassi, per riaffermare che gli Internati Militari Italiani, una generazione di uomini nati e vissuti sotto il regime, che avrebbero potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica di Salò, con il loro NO fecero una scelta antifascista, decidendo di stare dalla parte della dignità e del rispetto della persona, che fascismo e nazismo avevano negato.

Nel suo intervento durante la cerimonia che si è svolta il 29 settembre presso il tempio dell’Internato Ignoto a Terranegra di Padova – organizzata dal Comune di Padova e dalla Federazione provinciale di Padova dell’ANEI, con la collaborazione del Comando Forze Operative Nord – Materassi ha ricordato che gli IMI “resistettero alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, fino al termine del secondo conflitto mondiale, rifiutandosi proseguire un’ingiusta guerra di aggressione. La loro Resistenza – ha affermato – li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo”.

Per il presidente dell’ANEI, il sacrificio degli IMI “autorizza ad esigere che abbiano il giusto rilievo durante le cerimonie rievocative del 27 gennaio, del 25 aprile e del 2 giugno, al pari di altre esperienze di Lotta di Liberazione e di deportazione” ed impone all’ANEI “di affermarlo nelle sedi istituzionali e nei rapporti associativi”.

Ma il doveroso ricordo del sacrificio degli IMI non basta. “Noi vogliamo che quella storia, oggi ancora assente nei testi scolastici, relegata a soli progetti integrativi, inizi ad essere materia educativa”, perché i valori di pace, democrazia, libertà e solidarietà che ispirano la Costituzione italiana, “sono il frutto della lotta di quanti lottarono e donarono la propria vita per offrirci una prospettiva di un futuro migliore”: e quindi anche degli IMI.

“La loro battaglia senza armi – ha affermato Materassi – li ha resi interpreti della Liberazione dal giogo nazifascista e protagonisti  della nascita di una nuova Italia Repubblicana ed Antifascista, che ripudia la guerra e che sarà sempre a difesa dei valori della libertà”.

Ricordando che proprio a Terranegra è scolpita su pietra la parola “perdonare”, Materassi ha poi dichiarato che “l’ANEI non può ignorare il tema della Riconciliazione”, già condiviso con le istituzioni della Repubblica Federale di Germania. A questo proposito “occorre che ognuno si adoperi per la Riconcilazione, perché essa è un importante viatico per educare ai valori della fratellanza e della Pace, ispirandosi ai quali i nostri IMI diedero vita all’ANEI dopo l’esperienza vissuta nei Lager”.

 

6 settembre 2019

 

Noi tutti sappiamo quanto l’8 Settembre 1943 sia una data determinante per la sorte della Patria e dell’esercito italiano. È il giorno dell’annuncio, da parte del maresciallo Pietro Badoglio, dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato segretamente il 3 settembre a Cassibile (Siracusa). Alla cessazione delle ostilità verso gli Alleati non corrispose un’adeguata e coordinata organizzazione dei nostri reparti militari per resistere all’aggressione tedesca, cosicché solo l’iniziativa di alcuni singoli comandi diede vita ad un’opposizione armata alla cattura, reazione destinata inevitabilmente al sacrificio. È doveroso ricordare i combattimenti nel Dodecaneso, a Cefalonia, Lero, Coo, Rodi, ma anche quelli in Albania e in Jugoslavia e altri in Italia, come quello di militari e civili a Porta San Paolo a Roma e altri in diversi luoghi della nostra penisola, tutti conclusisi con un alto numero di vittime anche a causa della rappresaglia tedesca. Al mancato ordine attuativo delle vaghe disposizioni delle Memorie n. 44 e 45 e dei contraddittori Promemoria 1 e 2 del Comando supremo italiano, comunque subordinati all’iniziativa tedesca, risposero eroicamente il valore e la dignità di diversi reparti del nostro esercito. Lo stesso valore e la stessa dignità che ebbero quei più di seicentomila Internati Militari che rifiutarono la liberazione scegliendo la fatica, la fame e in cinquantamila la morte, pur di non dare la loro adesione al fascismo e al nazismo. Fu la prima libera scelta dopo vent’anni di dittatura e fu una scelta coraggiosa di uomini e di militari, ispirati da valori di umanità, di pace, di lealtà. Una decisione che col tempo fu sempre più un consapevole democratico rifiuto di quelle ideologie che in nome di una presunta superiorità avevano portato la violenza e la sopraffazione nel mondo, e che gli IMI stessi ora subivano. Se l’8 Settembre segnò l’inizio dell’occupazione tedesca di gran parte dell’Italia e la divisione della nostra penisola tra la futura Repubblica sociale e il cosiddetto Regno del Sud, dopo la fuga dello stato maggiore dell’esercito e del re a Brindisi, sancì di fatto l’inizio della Resistenza armata contro il nazi-fascismo, attuata anche con il determinante contributo dei militari sfuggiti alla cattura. Fu importante quella lotta di popolo che attraverso azioni di sabotaggio contribuì a fiaccare l’opposizione, degli occupanti tedeschi e dei fascisti loro alleati, all’avanzata delle truppe alleate. Ma soprattutto dimostrò al mondo che gli Italiani volevano cancellare la dittatura e redimersi dalla guerra di aggressione scatenata dal fascismo. Quella Resistenza in armi si accompagnò a quella senz’armi attuata nei Lager dagli IMI, che ebbe ancora più vittime e non fu certo meno importante. È da questa data che inizia il cammino democratico del nostro Paese, quel cammino che, attraverso tanti sacrifici, ci ha riportati alla libertà e soprattutto ha dato origine alla nostra Costituzione, nata dalla lotta al fascismo, la cui matrice è quindi, in nome della democrazia, profondamente antifascista. In questo giorno, a 76 anni di distanza, non deve affievolirsi il ricordo del sacrificio di tutti i combattenti per la libertà, con o senza armi, che seppero reagire con determinazione ad un periodo buio della nostra storia richiamandosi ai valori fondanti dell’Umanità, la pace, la giustizia, la solidarietà che la nostra Associazione ha fatto propri raccogliendo il testimone lasciatoci dagli Internati Militari Italiani.

La Presidenza Nazionale

 

6 agosto 2019

 

Un contributo ANEI al tema dei diritti umani in relazione al decreto “Sicurezza bis” recentemente approvato al Senato

L’ANEI, ricordando le sofferenze patite dagli internati nei campi di concentramento nazisti, non può non essere in prima linea nella difesa di chi si vede oggi privato della propria dignità di essere umano nei campi di internamento in Libia, e di chi si avventura sul mare per sfuggire alla guerra, alla fame e agli aguzzini. Il decreto, approvato dal Senato, nei suoi primi articoli contiene norme moralmente inaccettabili riguardanti enormi sanzioni economiche previste per coloro che, ubbidendo alla coscienza e alle leggi del mare, soccorrono chi è in pericolo di vita. Queste norme si propongono di contrastare l’immigrazione clandestina, ma chi ne pagherà le conseguenze saranno proprio i bisognosi di aiuto, liberi di affogare, non certo i trafficanti di esseri umani. L’altro aspetto, che è doveroso sottolineare, è il pericolo di eventuali ricadute sul corpo sociale in quanto si rischia di perdere di vista l’importanza del valore della dignità della persona, alimentando così ulteriori episodi di intolleranza e di razzismo. Non possiamo non rilevare, infine, che il decreto è in palese contrasto sia con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sia con l’articolo 10 della nostra Costituzione che, ricordiamo, è nata proprio sulle macerie di uno Stato che aveva negato la democrazia, e per questo i padri costituzionali avevano ben presente l’intento di tutelare i diritti umani e l’effettivo esercizio delle libertà democratiche offerte anche allo straniero a cui sia impedito di esercitarle nel proprio paese. Per tutto ciò l’ANEI non può non esprimere il proprio sconcerto di fronte a provvedimenti che sembrano smarrire non solo il riferimento alla carta costituzionale, ma anche quello ai più elementari principi di umanità. 

La Presidenza dell’Associazione Nazionale Ex Internati,

partecipa al dolore della famiglia del

Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega

ed esprime la propria vicinanza

all’Arma dei Carabinieri

 

Incontro presso l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania

Il giorno 9 luglio 2019, il Presidente Orlando Materassi e la Dott.ssa Luana Collacchioni, titolare di un assegno di ricerca biennale per il progetto “La Memoria resistente” finanziato del “Fondo italo-tedesco per il futuro” sono stati ricevuti presso l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Nell’incontro avuto con l’Ambasciatore Viktor Elbling è stato condiviso il comune impegno per mantenere viva la Memoria degli IMI.

Il progetto in essere è stato ritenuto valido per una maggiore conoscenza della scelta fatta dagli IMI e del loro internamento, così come importante è stato coinvolgere le nuove generazioni al fine di una completa riconciliazione tra i Popoli e per dare certezza ad un futuro di pace.

Nell’occasione l’Ambasciatore ha fatto proprie le considerazioni del Presidente Orlando Materassi per dar vita al rilancio associativo dell’Anei, così come è emerso dall’ultimo congresso nazionale.

Al termine dell’incontro, l’Ambasciatore Viktor Elbling, il Presidente Orlando Materassi e la Dott.ssa Luana Collacchioni hanno rilasciato brevi video interviste.

In merito all’incontro, il Presidente Orlando Materassi, nell’esprimere il suo giudizio positivo sui temi affrontati e sulla manifestata volontà di collaborazione dimostrata dall’Ambasciatore, ha invitato lo stesso ad essere presente al convegno previsto nell’ambito del progetto “La Memoria resistente” che sarà organizzato a Firenze nel prossimo autunno.

 

 

Elezione di David Maria Sassoli alla Presidenza del Parlamento Europeo.

 

 

L' A.N.E.I. - Associazione Nazionale Ex Internati nei lager  Nazisti - saluta l'elezione di   David Maria Sassoli alla Presidenza del Parlamento Europeo.

Apprezza le sue parole in occasione del discorso di insediamento nel ricordare

…Non siamo un incidente della storia, ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l'antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia…

Un chiaro e condiviso riferimento alle origini di un Europa unita i cui germogli nacquero all'interno dei campi della deportazione e dell'internamento. Lì, uomini e donne dei tanti diversi Paesi educati a culture diverse diedero vita ai primi atti di solidarietà e di riappacificazione mossi da ideali di pace, giustizia e libertà. L’impegno espresso dal neo presidente in difesa e promozione della libertà, della democrazia e del valore della persona e della sua dignità coincide appieno con quello della nostra Associazione.

Nell'augurare buon lavoro al Presidente David Sassoli e a tutti i membri del Parlamento europeo, l'A.N.E.I. nel ricordo dei suoi IMI, conferma il proprio impegno di Memoria e formazione per garantire un futuro di amicizia tra tutti i cittadini del mondo.