Intervento del presidente nazionale dell’ANEI, Orlando Materassi, alla Cerimonia per il 76° anniversario dell’Internamento

 

Padova, 29 settembre 2019

 

 

Signor Sindaco del Comune di Padova Sergio Giordani, caro Presidente provinciale dell’ANEI di Padova Generale Maurizio Lenzi grazie per l’invito.

Signor Prefetto Renato Franceschelli, Autorità civili, militari e religiose, Rappresentanti di associazioni d’arma e combattentistiche, signore e signori.

A tutti voi il mio personale saluto e quello di tutta l’ANEI.

Un caro ed affettuoso saluto al Presidente Onorario dell’Associazione Avv. Raffaele Arcella, agli ex IMI presenti ed a quelli che non hanno potuto partecipare a questa cerimonia.

Un riverente ricordo a quanti persero la vita nei Lager ed a quanti ci hanno lasciato dalla liberazione ad oggi.

76 anni fa, con una arbitraria decisione e violando le norme della Convenzione di Ginevra del 1929, Hitler, con la complicità di Mussolini, cambiò lo status dei nostri militari, catturati dopo l’8 settembre del 1943, da prigionieri di guerra ad internati militari italiani negando loro la tutela e gli aiuti della Croce Rossa Internazionale.

Avrebbero, comunque, potuto riacquistare la libertà se solo avessero accettato di continuare la guerra accanto all’esercito tedesco o in quello della neonata Repubblica Sociale Italiana.

650.000 di loro risposero NO, un NO ripetuto più volte, e fecero della loro scelta, seppur con motivazioni diverse, il rifiuto di ogni tipo di collaborazione con nazisti e fascisti.

Dunque una scelta antifascista, di una generazione di uomini nati e vissuti sotto il regime, educati al «credere, obbedire e combattere», che ebbero il Coraggio di rifiutare la libertà e dare inizio ad una battaglia senza armi per venti lunghi mesi, nei Lager nazisti della Germania e della Polonia, dove sperimentarono sulla loro pelle il nuovo ordine nazi-fascista.

Scelsero di stare dalla parte della dignità e del rispetto della persona che quelle ideologie avevano negato.

La loro Resistenza li rese protagonisti di un secondo Risorgimento, quale fu la Lotta di Liberazione che portò alla sconfitta del nazifascismo.

Resistettero alle violenze, alle fatiche del lavoro coatto, alla fame, al freddo, fino al termine del secondo conflitto mondiale, rifiutando di proseguire una ingiusta guerra di aggressione.

50.000 di loro non fecero ritorno a casa.

Accanto ad essi è doveroso ricordare quei militari che dopo la proclamazione dell’armistizio, nei vari fronti di guerra, impugnarono le armi contro le armate tedesche, e coloro che continuarono la guerra accanto agli Alleati nel Corpo Italiano di Liberazione offrendo il loro contributo di sangue.

Emblematica fu la battaglia di Porta San Paolo a Roma, dove militari italiani e civili diedero vita ad una comune battaglia contro le truppe di invasione germaniche.

La prima battaglia di quella Lotta condotta da un popolo unito nella difesa della Patria, che portò alla Liberazione del Paese.

I nostri IMI, con la loro specifica Resistenza si schierarono dalla parte di quel popolo unito per rendere dignità ad un Paese offeso dal ventennio della dittatura fascista e distrutto dagli orrori di una guerra voluta dal regime col consenso della casa reale.

Dopo la conclusione della guerra, per troppi anni il valore della loro coraggiosa scelta è rimasto nell’oblio per tanti motivi.

Per ragioni di Stato, per colpe della politica di un Paese diviso ideologicamente: per la destra gli IMI erano stati dei traditori e per la sinistra, soldati di un esercito di regime.

Per il silenzio degli stessi IMI e per le colpe di noi figli che per tanti anni non abbiamo chiesto.

Ed anche perché fino a pochi anni fa, la festa della Liberazione del 25 aprile è stata una celebrazione soltanto di una parte del Paese.

NO… il 25 aprile appartiene anche ai nostri militari che attuarono senz’armi la Resistenza nei Lager.

Il loro sacrificio ci autorizza ad esigere che gli IMI abbiano il giusto rilievo durante le cerimonie rievocative del 27 gennaio, del 25 aprile e del 2 giugno al pari di altre esperienze di Lotta di Liberazione e di deportazione e ci impone di affermarlo nelle sedi istituzionali e nei rapporti associativi.

Grazie signor Presidente della Repubblica per ricordarlo in ogni occasione in cui si parla di Liberazione. Perché la loro battaglia senza armi li resi interpreti della Liberazione dal giogo nazifascista e protagonisti della nascita di una nuova Italia Repubblicana ed Antifascista.

Un’Italia che ripudia la guerra e che sarà sempre a difesa dei valori della libertà.

Per questo ritengo doveroso ricordare l’impegno e la dedizione delle nostre Forze Armate che da decenni sono impegnate in Missioni di pace nei luoghi di conflitti, per garantire la sicurezza dei cittadini di quei territori.

Credo sia un pensiero condiviso da tutti noi qui presenti, quello di rendere un riverente omaggio a quanti, dei nostri militari italiani, in questi anni, hanno perso la vita per garantire quella di altri.

Essi rappresentano la continuità degli ideali che spinsero i nostri IMI alla coraggiosa scelta di libertà.

Oggi celebriamo il Ricordo dei nostri Internati, ma non dobbiamo fermarci all’oggi.

Noi figli, nipoti, cittadine e cittadini antifascisti, dobbiamo avere il quotidiano dovere di ricordare chi con il proprio sacrificio ci ha donato un Paese libero, ed occorre farlo soprattutto attraverso la formazione e l’educazione delle nuove generazioni sempre più distanti da quel contesto storico.

Noi vogliamo che quella storia, la storia di un insieme di uomini che scelsero volontariamente il Lager pur di non stare dalla parte dei nazifascisti, inizi ad essere materia educativa.

Purtroppo ancor oggi assente nei testi scolastici, relegata a soli progetti integrativi e alla, inevitabile, sempre più esigua presenza di quegli IMI che si recano nelle scuole, invitati a testimoniare la loro tragica esperienza.

E’ fondamentale far conoscere cosa fu l’internamento dei nostri militari, perché il sacrificio degli IMI è parte di quella storia della nostra Patria che ha dato vita alla Costituzione i cui valori di pace, democrazia, libertà, solidarietà sono il frutto della lotta di quanti lottarono e donarono la propria vita per offrirci una prospettiva di un futuro migliore.

Ed infine un’ultima riflessione.

Qui a Terranegra c’è una pietra su cui è scolpita la parola: perdono.

Io credo che il perdono spetti esclusivamente a chi ha subito un’offesa.

Il perdono è una cosa interiore, personale.

E penso che non ci sia perdono se prima non c’è giustizia.

Ma l’ANEI non può ignorare il tema della Riconciliazione.

In questi anni ci sono stati riconoscimenti, anche da parte della Repubblica Federale di Germania, del valore dei nostri IMI. La stessa Commissione italo-tedesca ha ricordato come i nostri Internati siano stati vittime del nazifascismo ed ha riconosciuto l’importanza della loro scelta, sottolineando il contributo dato alla sconfitta di quei regimi dittatoriali.

Il tema della riconciliazione è già condiviso con le istituzioni della Germania attuale, che valorizzano l’importanza della Memoria, esempio ne è la fattiva disponibilità dell’Ambasciatore di Germania a Roma.

Occorre che ognuno di noi si adoperi per la Riconciliazione perché essa è un importante viatico per educare ai valori della fratellanza e della Pace, ispirandosi ai quali i nostri IMI diedero vita all’ANEI dopo l’esperienza vissuta nei Lager.

Quei valori che noi oggi conserviamo e che ci impegniamo a difendere con le armi della democrazia e del sentimento di umanità che non deve mai venire meno.

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